Vittorio Nicola Rangeloni con i ribeli del Donbass, lui è a destra nella foto (da qn)
Vittorio Nicola Rangeloni con i ribeli del Donbass, lui è a destra nella foto (da qn)

Roma, 19 aprile 2018 - Torna a riemergere il tema degli italiani che combattono nella guerra civile ucraina. Alcuni con Kiev, altri con i separatisti filorussi del Donbass. Un deputato del partito del presidente ucraino Petro Poroshenko, Andrei Antonishak, ha denunciato ieri in Parlamento che "ci sono 25 cittadini italiani che partecipano o hanno partecipato al conflitto nel Donbass militando fra i ribelli filorussi". "Secondo le nostre informazioni – ha detto Antonishak – questi italiani possono essere coinvolti nella morte di civili e militari ucraini: abbiamo dunque consegnato tutti i documenti e fatto appello alla Procura generale, al ministero degli Interni e al Servizio di sicurezza ucraino per dare il via a indagini preliminari". 

"I documenti – ha aggiunto – sono stati consegnati all’ambasciata d’Italia in Ucraina, senza ottenere alcuna reazione". L’attacco agli italiani in Donbass va probabilmente inquadrato anche nel quadro della disputa fra Kiev e Roma sulla sorte di Andy Rocchelli, il fotoreporter italiano rimasto ucciso vicino a Slavyansk, nella regione di Donetsk, nel maggio del 2014. Le indagini della procura di Pavia hanno portato all’arresto dell’italo-ucraino Vitaly Markiv, che in virtù della doppia cittadinanza combatteva con la Guardia Nazionale ucraina. Secondo le indagini, era lui a comandare il plotone appostato, in difesa della torre della televisione, sulla collina di Karachun, da cui sono piovuti i colpi di mortaio che hanno massacrato Rocchelli e il suo interprete Andrey Mironov. Ma gli ucraini sostengono che la colpa sia dei separatisti del Donbass. E per questo ritirano fuori la carta degli italiani che combattono o sono schierati con le autoproclamate repubbliche separatiste di Lugansk e Donetsk, nel Donbass. 

Nel Donbass il conflitto continua, oggi a relativamente bassa intensità, ma con morti e feriti continui. Sono oltre 10.300 i morti dall’aprile 2014, di cui oltre 2800 civili, nonostante gli accordi di Minsk – mai davvero applicati – e una decina di cessate il fuoco, tutti falliti. Nell’incapacità dell’Ue di assumere un ruolo da arbitro, il conflitto infinito fa comodo a molti. Alla Russia innanzitutto, perché riafferma il suo ruolo di potenza e impedisce che l’Ucraina possa entrare nella Nato. All’Ucraina perché così, da vittima, riceve cospicui aiuti dall’Occidente. Agli Stati Uniti perché mantengono sotto pressione la Russia e giustificano la permanenza delle sanzioni. E così la gente da tre anni continua a morire per una guerra nel cuore dell’Europa. 

L'INTERVISTA / "NON VENGONO PER SOLDI"