Israele e il nuovo fronte. La minaccia degli Houthi alle navi nel Mar Rosso: "Attacchi ogni 12 ore"

I guerriglieri yemeniti finanziati dall’Iran prendono di mira le rotte mercantili. Rappresaglia per Gaza: cargo e petroliere occidentali sotto tiro da settimane. Task force internazionale per la sicurezza, la fregata italiana arriverà entro Natale

Gli attacchi dei ribelli Houthi nel Mar Rosso tra novembre e dicembre
Gli attacchi dei ribelli Houthi nel Mar Rosso tra novembre e dicembre

Roma, 20 dicembre 2023 – Gli Houthi non mollano. Nonostante l’annuncio ufficiale della coalizione guidata dagli Stati Uniti, che schiererà le sue navi per bloccare gli attacchi alle navi mercantili condotti dal gruppo yemenita (legato all’Iran) per ritorsione contro l’azione israeliana a Gaza, gli Houthi confermano che continueranno ad attaccare le navi dirette o legate a Israele e quelle "di qualunque Paese che si muoverà contro di noi".

"Effettueremo operazioni e attacchi ogni 12 ore – ha detto Mohamed Abdul Salam, uno dei loro portavoce – alle navi che transitano nel mar Rosso, ma esclusivamente contro le navi destinate ad Israele".

Attacco di ribelli Houthi su nave cargo Galaxy Leader nel Mar Rosso (Ansa)
Attacco di ribelli Houthi su nave cargo Galaxy Leader nel Mar Rosso (Ansa)

"L’alleanza navale guidata dagli Stati Uniti – ha rincarato la dose il portavoce Muhanmad Abdel Salam – è essenzialmente inutile e non impedirà allo Yemen di continuare le sue legittime operazioni a sostegno di Gaza. Chiunque cercherà di espandere il conflitto dovrà assumersene le responsabilità". "Gli Houthi sono indipendenti per quanto riguarda i loro attacchi nel mar Rosso" ha chiarito il viceministro degli esteri iraniano Ali Bagheri Kani, cercando di prendere in qualche modo le distanze da quello che è di fatto un suo stretto alleato, al quale fornisce tutta la tecnologia missilistica usata nel Mar Rosso.

"Il mar Rosso – ha detto il segretario alla Difesa americano, Lloyd Austin – è una via d’acqua fondamentale, essenziale per la libertà di navigazione, e un importante corridoio commerciale che facilita il commercio internazionale. Questa è una sfida internazionale che richiede un’azione collettiva. Pertanto, oggi (ieri, ndr) annuncio l’istituzione dell’Operazione Prosperity Guardian, una nuova iniziativa multinazionale di sicurezza sotto l’egida della Task Force 153".

Fonti del Pentagono hanno parlato dell’adesione alla coalizione di 10 Paesi, compresa l’Italia, ma non è esattamente così. Una nostra fregata Fremm, la Virginio Fasan, che da febbraio sarebbe dovuta comunque andare nell’area nell’ambito della missione antimateria “Atalanta“, entrerà il 25 dicembre nel Mar Rosso "a tutela della navigazione in quell’area", anche se formalmente non sarà parte dell’operazione Prosperity Guardian. Da notare che una seconda unità potrebbe seguirla nelle prossime settimane.

"La Difesa – precisa il Ministero di via XX settembre – rispondendo a una precisa richiesta di tutela degli interessi nazionali pervenuta dagli armatori italiani, ha deciso di spostare nel Mar Rosso una delle sue unità navali già in Medio Oriente. Ciò, tuttavia, avverrà nell’ambito di un’operazione già esistente e autorizzata dal Parlamento e non dell’operazione Prosperity Guardian".

"Il problema del mar Rosso – ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto a Rainews24 – è fondamentale. Noi siamo una nazione che affida al trasporto navale gran parte della sua ricchezza. Il blocco del canale di Suez significa un aumento immediato di qualsiasi cosa venga trasportata su mare, pensiamo al petrolio, al gas liquido e a qualsiasi merce. Rischiamo di trasformare i nostri porti in deserti se il problema rappresentato dagli Houthi non verrà fermato. Comunque, ci si muove solo e sempre all’interno del perimetro approvato dalle Camere e soprattutto non esiste una missione contro gli Houthi, ma solo la necessità di consentire un transito sicuro dei mercantili".

Il discrimine è sottile perché è da vedere cosa accadrà se e quando i missili della Fasan (Aster 15 e 30) abbatteranno – per proteggersi o proteggere navi italiane – droni o missili da crociera houthi, rischiando di innescare altro fuoco diretto che potrebbe richiedere una ritorsione sui siti di lancio in Yemen. Il che significherebbe un atto di guerra.