Barack Obama e John Kerry (Afp)
Barack Obama e John Kerry (Afp)

New York, 24 settembre 2014 - ''Il gruppo terroristico conosciuto come l'Isis deve essere distrutto'', già ''40 paesi si sono offerti di unirsi alla nostra coalizione: ''chiedo al mondo di unirsi al nostro sforzo". Con questo messaggio il presidente americano, Barack Obama, ha aperto il suo intervento all'assemblea dell'Onu. "Gli Stati Uniti non saranno mai in guerra contro l'Islam - ha spiegato l'inquilino della Casa Bianca -. L'Islam insegna la pace e milioni di musulmani-americani fanno parte del nostro Paese. Non è uno scontro di civiltà". Quindi ha aggiunto: "Nessun Dio perdona questo terrore. Non si può ragionare, non si può negoziare con questo marchio del male". "L'unico linguaggio - ha proseguito - che questi terroristi capiscono è il linguaggio della forza. Gli Usa lavoreranno con una coalizione allargata per smantellare questa rete della morte".

''Non intendiamo inviare truppe americane a occupare terre straniere'', ha detto ancora Obama, sottolineando che gli Stati Uniti ''lavoreranno con un'ampia coalizione per smantellare questa rete della morte'', ovvero l'Isis. Quindi ha lanciato un appello al mondo e alle comunità musulmane affinché respingano con forza l'ideologia di Al Qaeda e dell'Isis e rispettino e onorino la tradizione dell'islam, ovvero l'istruzione, l'innovazione e la dignità della vita. "Siamo a un crocevia, e la mia promessa è che gli Stati Uniti non si tireranno indietro su ciò che va fatto. E siamo pronti a fare tutto ciò che è necessario per dare alle nuove generazioni un futuro di libertà. Unitevi a noi in questa comune missione, per i bambini di oggi e per quelli di domani". Più tardi Obama ha rivelato che "quindicimila jihadisti stranieri da oltre 80 Paesi sono andati in Siria negli ultimi anni". 

RENZI - "Ho molto apprezzato, dell'intervento di Obama, il suo insistere che non è una guerra all'Islam, uno scontro di religioni. Si stanno violando i diritti umani e bisogna intervenire, ma in questo scenario è giusto sottolineare che non è una guerra di religione ma il tentativo di bloccare un genocidio", ha commentato il premier italiano Matteo Renzi. "Ci sono due paletti che spiegano l'intervento italiano - ha aggiunto -. Facciamo parte di una coalizione internazionale e quindi le modalità di partecipazione hanno come riferimento le indicazioni del Parlamento, come avviene anche negli Stati Uniti, e la Carta dell'Onu".

RISOLUZIONE ONU - E, in serata, il Consiglio di Sicurezza Onu ha approvato all'unanimità una risoluzione che chiede agli Stati membri di "prevenire e reprimere" il reclutamento e il flusso dei combattenti terroristi stranieri. Il documento - adottato nel corso di una riunione presieduta da Obama e a cui ha preso parte anche il ministro degli esteri italiano Federica Mogherini - chiede che gli Stati membri rendano illegale recarsi all'estero o facilitare il viaggio di altri individui per "pianificare, preparare, perpetrare o partecipare ad atti terroristici". La risoluzione è sotto l'ombrello del capitolo 7 della Carta Onu, che fornisce al Consiglio di Sicurezza l'autorità di comminare sanzioni e prevedere l'uso della forza. L'invito è a rafforzare la cooperazione regionale e internazionale e a intensificare ed accelerare lo scambio di informazioni riguardanti le azioni o i movimenti dei terroristi. Nella risoluzione si ribadisce come gli Stati devono "esigere che le compagnie aeree sotto la loro giurisdizione forniscano in anticipo informazioni sui passeggeri alle autorità nazionali competenti, al fine di rilevare la partenza dal loro territorio, o il tentativo di ingresso o il transito nel loro territorio" delle persone soggette a sanzioni Onu. 

NUOVI RAID IN SIRIA - Le parole di Obama e la risoluzione dell'Onu sono arrivate a poche ore dalla seconda notte di bombardamenti americani sulle postazioni dell'Isis in Siria vicino al confine con la Turchia. I raid hanno preso di mira una zona a ovest di Kobani, conosciuta anche come Ayn al-Arab, una delle principali enclave curde nel Paese, dove è in corso una offensiva degli jihadisti, che stanno cercando di riconquistare la città. "Prima e dopo la mezzanotte aerei venuti dalla Turchia hanno lanciato diversi attacchi su postazioni e vie di rifornimento dell' Isis", ha riferito l'Osservatorio siriano per i diritti umani. Tra gli obiettivi dei bombardamenti, Washington ha inserito un gruppo denominato Khorasan: una cellula di veterani di Al Qaeda poco conosciuta, che preparava un attacco "imminente" contro gli interessi occidentali ed era "vicino alla fase esecutiva" di un attentato negli Usa o in Europa. Il loro capo Mohsin al-Fadhli, già collaboratore di Osama bin Laden, sarebbe rimasto ucciso. "Crediamo che sia morto", ha spiegato un funzionario dell'amministrazione Usa. Nella giornata di oggi altri attacchi aerei nell'est del Paese, contro i depositi petroliferi e raffinerie, fonte di risorse per lo Stato Islamico. Sono stati colpiti 12 obiettivi. Hanno partecipato aerei da guerra Usa, di Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti, ha riferito un portavoce del Pentagono alla Cnn, sottolineando che non ci sono stati problemi "e tutti i piloti sono tornati alle basi sani e salvi".

KERRY DIFENDE I RAID - E il segretario di Stato americano, John Kerry, ha difeso i raid e respinto le critiche, spiegando che questa azione ha "fermato l'offensiva" dei jihadisti. "I bombardamenti sono stati efficaci - ha detto alla Cnn -. Li abbiamo fermati". Il segretario di Stato americano ha ribadito che la campagna contro l'Isis andrà avanti "per un certo periodo di tempo e in diverse forme" e che la strategia prevede anche il taglio dei finanziamenti ai terroristi. "La fase degli Stati-sponsor è finita. Ci sono ancora dei finanziatori individuali e ci concentreremo su queste mele marce", ha aggiunto.

BELGIO, OLANDA E GB: PRONTI AI RAID - Olanda e Belgio sono pronti a mettere a disposizione i loro F-16 per la lotta all'Isis. Il Belgio ha dato il suo primo via libera dopo una riunione straordinaria del Consiglio dei ministri ristretto, per rispondere all'appello Onu di estendere la partecipazione all'azione in Iraq. Anche il governo olandese si è riunito in via straordinaria, per dare il suo parere che sembra essere scontato. Entrambi i Paesi avrebbero però autorizzato le operazioni al solo territorio iracheno, e non in Siria. Anche il premier britannico David Cameron ha riconvocato il Parlamento di Westminster per discutere dell'intervento militare di Londra contro l'Isis.

FBI: ALLERTA TERRORISMO - Intanto le agenzie di sicurezza degli Usa sono state poste in stato di allerta a causa del rischio di attacchi da parte di "lupi solitari" dopo l'inizio dei bombardamenti. La notizia è stata riferita dai media locali, facendo riferimento ad una circolare diffusa dall'Fbi. "Crediamo che attacchi possano causare attentati sul suolo nazionale", avverte il testo inviato martedì a tutti i corpi di sicurezza del Paese. Secondo il Pentagono, il gruppo Khorasan, cellula di veterani di al Qaeda poco conosciuta, e obiettivo, insieme all'Isis, dei bombardamenti americani sulla Siria, preparava un attacco "imminente" contro gli interessi occidentali ed era "vicino alla fase esecutiva" di un attentato negli Usa o in Europa. L'Fbi e il Dipartimento di sicurezza nazionale avevano inviato una simile circolare già un mese fa, dopo l'inizio dei raid aerei contro l'Isis sul nord dell'Iraq.

GIORDANIA, ASSOLTO BRACCIO DESTRO BIN LADEN - Il tribunale militare giordano ha assolto il predicatore islamico radicale Abu Qatada, considerato dai servizi britannici il braccio destro di Bin Laden, dall'accusa di terrorismo per aver avuto un ruolo negli attacchi contro gli americani e gli israeliani. La sentenza è stata emessa questa mattina da una corte presieduta da giudici civili nella capitale Amman. Secondo il tribunale non vi erano prove sufficienti contro Abu Qatada. Abu Qatada, di 53 anni, era stato accusato di coinvolgimento nei piani per colpire i turisti israeliani e americani e i diplomatici occidentali in Giordania nel 2000, nella cosiddetta "trama del Millennio". Il predicatore era stato assolto a giugno dalle accuse di aver tramato un piano per attaccare una scuola americana ad Amman, nel 1999, poi sventato. Qatada si era dichiarato non colpevole di tutte le accuse. Abu Qatada, è uscito dal carcere dopo il suo proscioglimento dalle accuse di terrorismo. Abu Qatada, vero nome Omar Mahmud Otman, ha lasciato il penitenziario di al Muaqqar, 45 chilometri a sud est di Amman, dove all'uscita lo attendevano numerosi membri della sua famiglia.