L'Isis ha giustiziato 21 copti rapiti a Sirte (Ansa)
L'Isis ha giustiziato 21 copti rapiti a Sirte (Ansa)

Tripoli, 14 febbraio 2015 - Il governo italiano entra ufficialmente nella lista dei nemici dello Stato islamico (Isis), che ha oggi definito il ministro degli esteri Paolo Gentiloni "ministro dell'Italia crociata". L'edizione mattutina del giornale-radio di al Bayan, l'emittente che trasmette dalla capitale dell'Isis in Iraq, afferma che Gentiloni, "ministro degli esteri dell'Italia crociata", "dopo l'avanzata dei mujahidin in Libia ha detto che l'Italia è pronta a unirsi alla forza guidata dalle Nazioni atee per combattere lo Stato islamico". L'espressione 'Nazioni atee' in arabo è un riferimento implicito alle Nazioni Unite: le due espressioni in arabo sono molto simili. Gentiloni ha inoltre ribadito che l'Italia nella lotta al terrorismo "è in prima linea". Il terrorismo, ha continuato il ministro, "è una minaccia globale da non sottovalutare".

LA SITUAZIONE IN LIBIA - Intanto continua l'avanzata dell'Isis in Libia. Un gruppo di miliziani dello Stato islamico ha dato fuoco a una stazione petrolifera a Dohra, a ovest di Sirte. Secondo quanto hanno reso noto alcuni testimoni che lavorano nel giacimento di petrolio di al Ruquba al sito web libico "al Wasat", i civili residenti nell'area si sono trovati nel mezzo di uno scontro a fuoco fra le milizie locali e i jihadisti dello Stato islamico. Una "colonna" dello Stato islamico, che si dirigeva verso il giacimento petrolifero di Al Zahram a sud-est di Sirte, è stata bombardata da aerei dell'aviazione libica tra ieri sera e stamattina. Gruppi armati però sono riusciti ad incendiare una "stazione di servizio" nei pressi del giacimento. I dipendenti dell'impianto di estrazione sono stati evacuati. E a Sirte l'Isis ha distribuito volantini annunciando l'intenzione di prednere anche Misurata, terza maggiore città della Libia.

Ieri i miliziani libici legati all'Isis hanno preso il controllo della stazione radio di Stato nella città di Sirte, 500 chilometri a est di Tripoli, stabilendo il loro quartier generale nel centro della città costiera. Il timore è che possano proclamare l'emirato islamico di Sirte, sulla scia di quanto già fatto a Derna. L'ambasciata italiana a Tripoli ha rinnovato l'invito ai connazionali in libia a lasciare temporaneamente il Paese e il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha avvertito che l'Italia è pronta è pronta a combattere, naturalmente nel quadro della legalità internazionale", ossia in caso di intervento sotto l'ombrello Onu.  Un'esplosione inoltre ha colpito un oleodotto in Libia bloccando la fornitura tra il giacimento petrolifero di El Sarir e il porto di Hariga. Non è chiara la causa dell'incidente. 

LIBIA, CONFERMA MORTE 21 COPTI RAPITI - Il parlamento libico ha confermato la morte dei 21 egiziani copti rapiti dall'Isis a Sirte i primi di gennaio. Nei giorni scorsi i media egiziani avevano riferito che l'Isis aveva sgozzato i 21 copti, ma il Cairo non aveva confermato. 

IRAQ, ESERCITO LIBERA 500 FAMIGLIE  - L'esercito iracheno ha liberato le 500 famiglie che erano rimaste sotto assedio dopo la recente offensiva dello Stato islamico nella zona di Jiba, alla periferia di al Baghdadi. La località, situata a ovest di Ramadi, è situata nella provincia di al Anbar. I jihadisti avevano posto sotto assedio un grande complesso residenziale. L'esercito iracheno ha ripreso il controllo della zona occupando anche l'unico ponte che lo collega alla zona di Jiba. Resta comunque forte preoccupazione, soprattutto a Washington, data la vicinanza fra al Baghadi e la base militare Ain al Asad, dove sono di stanza 300 militari statunitensi impegnati ad addestrare le truppe irachene. Il Consiglio provinciale di Salahuddin ha invece denunciato il rapimento da parte del gruppo jihadista di 30 giovani della tribù degli al Obeidi che vivevano vicino alla base di Ain al Asad e che stavano scappando per sfuggire agli uomini dello Stato islamico.

HACKER DELL'ISIS CONTRO SITI EMIRATI ARABI UNITI  - Sospetti militanti dello Stato islamico hanno attaccato nelle ultime ore i siti web di due giornali degli Emirati Arabi Uniti e hanno pubblicato sui portali messaggi e immagini relative al gruppo estremista. I siti attaccati nella notte sono quelli del periodico Al Itihad e quello della televisione della capitale. Alcune ore dopo l'attacco hacker, entrambe le pagine hanno smesso di funzionare e hanno iniziato a mostrare un messaggio di errore. Al Itihad ha confermato sul proprio account Twitter di essere stato vittima dell'attacco informatico. Gli Emirati Arabi Uniti sono parte della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti che sta lanciando raid aerei contro i militanti dell'Isis, capaci di prendere il controllo di vasti territori tra Iraq e Siria. Negli ultimi giorni gli Emirati hanno ripreso a bombardare le postazioni dell'Isis e hanno stazionato una squadra di F-16 in Giordania per appoggiare la lotta contro gli estremisti. Martedì scorso anche l'account Twitter di Newsweek era stato attaccato da sospetti jihadisti che hanno fatto allusioni alla cyber-jihad contro gli Usa, hanno pubblicato dati del Pentagono e hanno augurato alla first lady Michelle Obama "un San Valentino di sangue". A gennaio, erano stati colpiti gli account del Comando centrale del Pentagono. 
 
KHAMENEI RISPONDE A OBAMA, MA NON PRENDE IMPEGNI  - L'ayatollah Ali Khamenei, massima autorità dell'Iran e più alto esponente nazionale del clero sciita, ha inviato di recente una lettera segreta al presidente americano, Barack Obama, rispondendo alle sue aperture sul nucleare iraniano. Lo ha rivelato il Wall Street Journal, citando come fonte un diplomatico iraniano. La missiva è la risposta alla lettera del presidente Obama all'ayatollah Khameni inviata il 6 novembre scorso, che suggeriva la possibilità di una collaborazione Usa-Iran nella lotta contro i jihadisti sunniti dello Stato Islamico in nome di un comune interesse e qualora fosse stato raggiunto l'accordo sul nucleare. "La lettera della Guida Suprema è stata rispettosa ma non ha preso nessun impegno", ha riferito il diplomatico iraniano. Nessuno dei due governi ha confermato ufficialmente lo scambio epistolare tra i due leader.