Staffan de Mistura mostra all'Onu la mappa di Kobane assediata (Reuters)
Staffan de Mistura mostra all'Onu la mappa di Kobane assediata (Reuters)

Beirut, 11 ottobre 2014  - I combattenti curdi hanno fermato la scorsa notte l'avanzata dei jihadisti dello Stato islamico verso il centro della città siriana di Kobane, al confine della Turchia. Lo ha riferito oggi l'Osservatorio siriano per i diritti umani. "C'è stato un assalto dell'Isis dalla parte meridionale della città, con l'obiettivo di raggiungere il centro, ma è stato respinto dai combattenti curdi dopo violenti combattimenti", ha detto alla France presse Rami Abdel-Rahman, il direttore dell'Osservatorio. 

Dal loro ingresso in città, lunedì scorso, i jihadisti hanno conquistato il 40% di Kobane; ieri hanno preso il controllo del quartier generale delle forze curde, portando la linea del fronte a solo 1,3 chilometri della Turchia. Scontri sporadici sono in corso questa mattina nella zona meridionale, sud-occidentale e orientale della città, e all'alba la coalizione internazionale guidata dagli Usa ha lanciato due nuovi raid aerei nel sud e nell'est di Kobane. Sempre secondo l'ong, i combattenti curdi stanno anche lanciando "operazioni speciali" nell'est della città, penetrando nelle zone controllate dall'Isis per uccidere membri dell'organizzazione jihadista e ritirarsi poi nelle loro postazioni. 

VITTIME, UN TRAGICO BILANCIO - Sono almeno 554 le persone morte nella città dal 16 settembre, giorno in cui iniziò l'offensiva jihadista. Lo riferisce l'Osservatorio siriano per i diritti umani, aggiungendo che almeno 20 delle vittime sono civili, 17 dei quali sono stati giustiziati dagli jihadisti e 4 di essi sono stati decapitati. L'Isis conta 298 perdite: combattenti morti in scontri, imboscate dei miliziani curdi e bombardamenti della coalizione internazionale a guida Usa. Sono invece 236 i combattenti curdi morti. L'Osservatorio non ha escluso che il numero delle vittime possa essere superiore alle cifre accertate.

ANBAR POTREBBE CADERE NEI PROSSIMI GIORNI  - Le autorità irachene di Anbar hanno sollecitato maggior sostegno militare da parte di Baghdad per scongiurare che la provincia occidentale cadi in mano ai jihadisti dello Stato islamico "nell'arco di 10 giorni", mettendo così a rischio la stessa capitale. E una fonte della Difesa Usa ha confermato alla France presse che le forze irachene presenti nella provincia si trovano in una situazione di "fragilità", anche se al momento sono riuscite a contenere l'Isis. Nei giorni scorsi, il vicepresidente del consiglio provinciale di Anbar, Falih Al Essawi, aveva denunciato al Wall Street Journal "la situazione veramente critica" della regione, dopo la conquista da parte dei miliziani dell'Isis di Hit, località strategica lungo la strada che collega la capitale di Anbar, Ramadi, ad Haditha, dove si trova la seconda diga del paese. Oggi, Al Eassawi ha dichiarato al britannico Times che Anbar potrebbe "cadere nell'arco di 10 giorni". Per questo il consiglio provinciale di Anbar ha presentato una richiesta al governo di Baghdad per sollecitare l'invio di truppe di terra americane a sostegno della lotta contro l'Isis, sebbene il premier iracheno abbia più volte escluso il ricorso a truppe straniere. 

ALLARME PER KIRKUK, L'ISIS PUNTA A CONQUISTARLA - Dopo Kobane, Kirkuk: è l'allarme lanciato da fonti curdo-irachene citate stamani dal quotidiano panarabo al Hayat, secondo cui i jihadisti dello Stato islamico (Isis) si stanno addensando a sud e a nord della importante città irachena, ricca di giacimenti di petrolio e per ora controllata dalle milizie curde. Le fonti affermano che l'Isis ha arruolato numerosi nuovi combattenti arabi e stranieri provenienti da varie regioni del mondo, in particolare dalla vicina Siria. Da metà settembre, lo Stato islamico è impegnato nella conquista della cittadina curdo-siriana di Kobane, a ridosso della frontiera turca. Le fonti affermano che a breve, l'Isis potrebbe lanciare un attacco coordinato e massiccio contro Kirkuk, per lunghi anni contesa tra arabi e curdi ma dal giugno scorso entrata del tutto sotto il controllo curdo.

DONNE MESSE A MORTE - Quattro donne sono state messe a morte dai jihadisti dell'Isis nel nord dell'Iraq da inizio ottobre. Lo riferiscono attivisti dei diritti umani, precisando che due donne erano medici, una era diplomata in diritto e l'ultima un politico. Tre sono state giustiziate mercoledì a Mosul e la quarta nei pressi della città lo scorso 5 ottobre.

ATTENTATI A BAGHDAD: DECINE DI MORTI - E' salito ad almeno 34 morti e 54 feriti il bilancio degli attentati odierni con autobomba in due quartieri sciiti di Baghdad. In un bilancio precedente si parlava di 13 morti. A Kazimiya, quartiere nordoccidentale della capitale irachena, l'esplosione di un'autobomba ha causato la morte di almeno 10 persone e il ferimento di altre 31. Più ad ovest della città, a Shoala, in un altro attentato simile, le vittime sono state 24, ed i feriti 23. Giovedì almeno 12 persone avevano perso la vita in un altro attentato con autobomba nel grande quartiere sciita di Sadr City, a nord-ovest di Baghdad. Secondo le Nazioni Unite oltre 1.100 persone sono rimaste uccise in episodi analoghi il mese scorso in Iraq. In questo scenario Baghdad continua a essere insanguinata da violenze e attentati pressoché quotidiani, mentre più a nord è ormai guerra aperta fra i jihadisti sunniti dell'Isis e le forze governative irachene e curde appoggiate dalla coalizione a guida Usa.

TURCHIA ACCETTA DI ADDESTRARE ANTI-ISIS - Gli Stati Uniti assicurano che la Turchia ha accettato di addestrare ed equipaggiare le forze moderate che si contrappongono all'Isis in Siria. Lo afferma la viceportavoce del Dipartimento di Stato statunitense, Marie Harf. Harf ha aggiunto che le autorità militari statunitensi stanno dialogando con la Turchia per convincerla a far parte della coalizione con truppe di terra. Lisa Monaco, assistente del Presidente Obama per la Sicurezza, ha incontrato il capo dell'intelligence turca, Hakan Fidan. "Monaco - si legge in una dichiarazione della Casa Bianca - ha espresso apprezzamento per il sostegno della Turchia alle operazioni militari statunitensi in corso in Iraq e in Siria e ha sottolineato l'importanza di una accelerazione dell'assistenza turca per distruggere l'Isis".