Le truppe dello Stato islamico a Sirte, in Libia (foto d'archivio)
Le truppe dello Stato islamico a Sirte, in Libia (foto d'archivio)

Roma, 13 agosto 2015 - Almeno 38 civili uccisi - tra cui due bambini - è il bilancio del bombardamento, da parte dell'Isis, di un quartiere residenziale di Sirte, nella Libia settentrionale. Il riacutizzarsi delle violenze è avvenuto dopo gli scontri scoppiati in città tra jihadisti e fazioni salafite, appoggiate da molti civili. Lo riferisce al Arabiya. 

L'ANTEFATTO - La violenza è esplosa dopo l'uccisione da parte dello Stato islamico del leader salafita Khaled Ben Rjab. Alle formazioni armate, riferiscono testimoni, si sono aggiunti decine di civili armati, decisi a cacciare l'Isis dalla città natale di Muammar Gheddafi. Secondo la Associated Press, i morti nei combattimenti, da lunedì, sono stati almeno 46. Una ong libica ha denunciato lo "sterminio di massa" degli abitanti della città. "Nella città di Sirte i civili sono vittime di un progetto di sterminio di massa perpetrato dall'Isis che sta bombardando la città in modo indiscriminato", è la denuncia fatta su Twitter dal "Comitato nazionale per la difesa dei diritti umani", un'organizzazione non governativa di attivisti libici. Tra i morti degli ultimi scontri ci sarebbero anche due comandanti dell'Isis.

Le notizie che arrivano dalla città, nella zona centrale della costa libica, sono confuse. Secondo il sito web libico "Al Wasat", i giovani di Sirte, alleati con milizie salafite locali, hanno strappato all'Isis il controllo del porto, ma per la tv satellitare "Al Arabiya" i jihadisti lo avrebbero riconquistato. 

L'Isis ha anche minacciato di usare i gas contro i residenti della città, riferisce il quotidiano Libya Heral citando il deputato Saleh Fhaima, fino a quando non si fermeranno gli attacchi contro di loro ad opera delle tribù locali e delle milizie salafite, che hanno accerchiato gli uomini di Abu Bakr al Baghdadi. Il Pentagono è convinto che i jiahdisti sunniti di Isis abbiano già usato un gas vescicante come l'iprite, conosciuto anche come gas mostarda, contro i curdi in Iraq. Lo riferisce il Wall Stret Journal sottolineando che si tratterebbe della prima indicazione che lo Stato Islamico è entrato in possesso di armi chimiche vietate dalle leggi di guerra con un potere letale di portata devastante.