Iran, proteste contro l'uccisione del generale Soleimani (Ansa)
Iran, proteste contro l'uccisione del generale Soleimani (Ansa)

Bagdad, 4 gennaio 2020 - "Il maggior generale Soleimani era l’architetto della strategia iraniana per l’egemonia nel Golfo e nel Medio Oriente, un comandante militare, ma anche un diplomatico". Un obiettivo di prima grandezza, spiega Ely Karmon, massimo esperto dell’Istituto internazionale di contrasto al terrorismo di Herzliya (Tel Aviv) e già consulente del ministero della Difesa israeliano.

In passato due presidenti americani, George Bush e Barack Obama, avevano preferito evitare questo passo cruciale.
"Invece era una mossa militare che gli Stati Uniti avrebbero dovuto fare tempo fa. Lo stesso Trump aveva deciso di non rispondere agli attacchi di Teheran contro le petroliere che facevano rotta nel Golfo in maggio, di non fare nulla dopo l’abbattimento di un drone Usa in giugno e dopo il bombardamento di due importanti impianti petroliferi sauditi in settembre. Non solo. La Casa Bianca aveva anche deciso di ritirare il grosso delle sue truppe dalla Siria".

Tutti sintomi di una volontà di ripiegamento.
"Non a caso l’ayatollah Khamenei ha deriso i toni reboanti di Trump in diverse occasioni".

Quali?
"Gli ha detto che non poteva permettersi un ’maledetto nulla’ dopo che il presidente statunitense lo ha minacciato di fargli pagare ’un prezzo salato’ per l’assalto all’ambasciata Usa a Bagdad. È evidente che Soleimani era nella capitale irachena per organizzare l’aggressione alla sede diplomatica Usa. Altrimenti non si capirebbe che cosa stesse combinando all’aeroporto di Bagdad in un’auto sulla quale si trovava anche Abu Mahdi al Muhandis, uomo dell’Iran nella capitale e numero due di Hasd al Shaabi, le Forze di Mobilitazione Popolare. Al Muhandis era uno dei 5 capi che hanno partecipato all’assalto dell’ambasciata statunitense".

Come reagirà l’Iran?
"Khamenei ha promesso una dura risposta. Il ventaglio delle ritorsioni possibili è ampio: comprende le basi americane in Iraq, in Qatar, in Arabia Saudita o in Bahrein e il traffico civile e militare nel Golfo, nell’Oceano Indiano e nel Mar Rosso. Un altro strumento potrebbe essere la rete mondiale di terroristi affiorata in occasione di attentati sventati in Europa nel 2018".

Soffiano venti di guerra?
"L’escalation è possibile. Dipende dalle mosse iraniane e dagli attacchi personali a Trump".