papa Francesco col Patriarca caldeo Sako (Ansa)
papa Francesco col Patriarca caldeo Sako (Ansa)

Roma, 1 ottobre 2016  - La parola araba usata da Papa Francesco, "Inshallah", per rispondere al Patriarca caldeo Sako che gli chiedeva se avesse in agenda nel futuro un viaggio in Iraq, significa "se Dio vuole".

Una traduzione più libera potrebbe essere "a Dio piacendo". Il significato del termine, che ha un connotato chiaramente religioso e di origini islamiche, oggi è un'espressione ampiamente usata dalle popolazioni arabe anche nelle conversazioni comuni. È tra le espressioni più conosciute della lingua araba tra i popoli di altre culture. 

L'origine di "Inshallah" è nel Corano, oggi l'espressione è usata largamente non solo dagli islamici ma anche dai cristiani di lingua araba, e indica un rinvio, una sottomissione, e anche una speranza, alla volontà di Dio. 

Probabilmmente è stata la prima volta che un papa ha usato la parola "Inshallah", almeno pubblicamente, ma non è da escludere sia stata pronunciata nelle conversazioni private, come era quella tra Bergoglio e Sako. 

Comunque è normalmente utilizzata dai prelati che conoscono il mondo arabo. È possibile ritrovarla in tanti discorsi pronunciati, da quelli di mons. Fernando Filoni, per anni Nunzio a Baghdad, a quelli del vescovo di Tripoli Giovanni Martinelli, dal vescovo di Tunisi mons. Maroun Lahham fino al cardinale Carlo Maria Martini, che usò questa espressione parlando di un suo possibile ritorno a Gerusalemme quando era già molto malato. 

"Inshallah" è anche nella linguaggio comune italiano dopo la pubblicazione dell'omonimo libro di Oriana Fallaci del 1990 e ambientato ai tempi della guerra civile in Libano.