La Cina utilizza la propaganda online per condizionare l’Occidente
La Cina utilizza la propaganda online per condizionare l’Occidente
Wikipedia è manipolata dalla Cina per propagare notizie e commenti favorevoli e diffondere fake news, cioè balle, a suo favore? È un caso senza precedenti, rivela alla Bbc Maggie Dennis, la vicepresidente dell’enciclopedia online, ma precisa: non ho prove d’accusa. Bastano i sospetti e migliaia di indizi. Wikipedia, confidenzialmente Wiki, come basta cliccare per trovare il sito, è una miniera di milioni di informazioni. Tutte attendibili? Il sito ha filtri e controlli per valutare la veridicità perfino dei particolari, ma la sicurezza non è, e non può essere assoluta. Maggie Dennis...

Wikipedia è manipolata dalla Cina per propagare notizie e commenti favorevoli e diffondere fake news, cioè balle, a suo favore? È un caso senza precedenti, rivela alla Bbc Maggie Dennis, la vicepresidente dell’enciclopedia online, ma precisa: non ho prove d’accusa. Bastano i sospetti e migliaia di indizi. Wikipedia, confidenzialmente Wiki, come basta cliccare per trovare il sito, è una miniera di milioni di informazioni. Tutte attendibili? Il sito ha filtri e controlli per valutare la veridicità perfino dei particolari, ma la sicurezza non è, e non può essere assoluta.

Maggie Dennis ha sospeso sette collaboratori sospetti, dopo averne controllato oltre trecento per oltre un anno. Avrebbero manipolato i filtri di controllo e diffuso informazioni a favore di Pechino. Una quotidiana e minuziosa disinformazione. Non avrebbero inventato falsi clamorosi, facili da scoprire. Il pericolo, si sa, sta nei dettagli, nelle sfumature. Basta scegliere con furbizia un aggettivo, o mettere in dubbio un dato negativo per la Cina. Ovviamente, Pechino smentisce: Wikipedia eserciterebbe una forma di censura, mettendo sotto accusa informazioni serie, ma non gradite ai Paesi occidentali, in prima linea agli Stati Uniti che temono di perdere la gara con la Cina.

Il nostro controllo è stato scrupoloso, e non siamo giunti a conclusioni affrettate, replica Maggie Dennis. Negli ultimi tempi, continua, si è svolta una battaglia tra i collaboratori a causa delle notizie su Hong Kong, contraddittorie e spesso di fonte incerta. Diversi collaboratori che vivono a Hong Kong erano insicuri, e hanno riferito di sentirsi minacciati, o di essere esporti a rappresaglie se mettevano in rete servizi contrari a Pechino.

I collaboratori che parlano cinese e si occupano della Cina, precisa Maggie Dennis, sono circa quattromila, ed è normale che alcuni di loro in buona fede abbiano accettato commenti e analisi non esatte, sono errori che avvengono di frequente, e sono scusabili. I sette wikimen, come si dice in gergo, sarebbero andati ben oltre. Come sempre è difficile, quasi impossibile, giungere a un giudizio obiettivo. La stessa Dennis ammette di non avere prove certe per puntare il dito su un colpevole.

Sono accuse che si ripetono sempre più spesso: è credibile che gli hacker russi abbiano manipolato la Rete per far vincere Donald Trump contro Hillary Clinton? Gli Stati Uniti sono la nazione tecnologicamente più avanzata, ma allo stesso tempo la protezione in Rete è sempre meno sicura. Un adolescente riuscì anni fa a violare i computer del Pentagono. Tempo fa, i russi avrebbero mandato in crisi il sistema di distribuzione in Olanda, facendo mancare nei negozi beni di prima necessità. Ma perché mai? In Germania il controspionaggio è in allarme da mesi per evitare infiltrazioni ostili per falsare l’esito delle elezioni del 26 settembre. Se tutto è credibile, si finisce per non credere a nulla. Forse è questo l’obiettivo degli hacker. L’insicurezza rende deboli.