Indonesia, proteste per i diritti delle donne
Indonesia, proteste per i diritti delle donne

Roma, 21 settembre 2019 - Carcere per i rapporti prematrimoniali e per le relazioni gay, ampliamento del concetto di blasfemia, gli insulti al presidente catalogati come reato. Era il progetto di nuovo codice penale indonesiano, 628 articoli in preparazione da decenni che hanno già riscosso il plauso delle organizzazioni islamiche, fieramente ostili a quello in vigore, una tollerante eredità dell’occupazione coloniale olandese. La svolta giudiziaria nel Paese musulmano più popolato del mondo, 270 milioni di abitanti, avrebbe dovuto essere approvata dal Parlamento martedì prossimo. In poche ore è divampata una reazione poderosa: trentamila persone hanno firmato una petizione che chiede di non procedere al presidente Joko Vidodo, 58 anni, ex fabbricante di mobili di successo con la sua azienda ‘Rakabu’ nonché convinto assertore della pena di morte per i trafficanti di droga. Sui social impazza l’hashtag ‘semuabisakena’ ossia ‘tutti colpiti’.

Wikodo, più noto con il nomignolo di ‘Jokowi’, ci ha ripensato e ha preferito la tattica del rinvio. "Ho ordinato – ha dichiarato in una conferenza stampa televisiva – al ministro della giustizia e dei diritti umani di trasmettere al Parlamento la decisione di rimandare la conferma del codice penale". Contrordine compagni. Fra le norme congelate anche quella che prevedeva che i fidanzati "colpevoli di un rapporto" avrebbero potuto finire in carcere anche sulla base di una semplice denuncia di un vicino. Le coppie conviventi non unite dal matrimonio avrebbero rischiato sei mesi in cella. Il nuovo codice sottraeva alle donne la facoltà di decidere se abortire, affidando la scelta a un medico che avrebbe dovuto procedere solo per ragioni terapeutiche. Le coppie gay avrebbero rischiato sei mesi "per atti osceni".

La nozione di blasfemia, in passato già utilizzata per colpire membri delle minoranze religiose, verrebbe ampliata nel nuovo codice penale. Nel quale entrerebbe anche un nuovo reato che prima non esisteva ossia "l’insulto al presidente", una norma che mina la libertà di stampa.

Fra l'altro non è chiaro se il nuovo complesso di regole riguarderà anche gli stranieri residenti o in vacanza (a Bali tanto per fare un esempio famoso). Nel Corano i reati sessuali sono considerati molto gravi. Le mogli che commettono un adulterio rischiano la lapidazione. Le donne non sposate che hanno rapporti sessuali possono essere punite con 100 frustate o con un anno di esilio. Non meraviglia che Robikin Emhas, portavoce di ‘Nahdlatul Ulama’, una delle più importanti associazioni islamiche del Paese, abbia subito osservato che "il nuovo complesso di norme, pur con qualche difetto, è molto migliore di quello attuale". Anche la responsabile della giustizia e dei diritti umani Yasonna Laoly aveva annunciato al network americano Cnn, con un certo compiacimento, "un nuovo codice penale più focalizzato sulla nostra prospettiva" perché in quello in vigore "ci sono leggi non più adatte all’Indonesia di oggi". Già ora nella provincia di Aceh, estremità settentrionale dell’isola di Sumatra, 5 milioni di abitanti, al 98 per cento musulmani, è in vigore la Sharia, la legge coranica.