Singapore, 12 giugno 2018 - Dopo lo storico incontro tra Donald e Kim, e mentre il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, aggiornava per telefono gli alleati Giappone e Corea del Sud, chiamando i suoi omologhi, rispettivamente Taro Kano e Kang Kyung-wha, arrivavano anche  le prime reazioni di Cina e Russia, rimaste alla finestra in attesa di sviluppi che potrebbero avere conseguenze anche per loro.

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Pechino ha accolto con favore il primo incontro assoluto tra Usa e Corea del Nord, esprimendo l'auspicio che le parti possano lavorare insieme per la denuclearizzazione della penisola. Il summit ha "un importante e positivo significato, e ha dato via a una nuova storia", ha commentato il ministro degli Esteri, Wang Yi. La raccomandazione è che ci siano "colloqui paritari". La Cina, da parte sua, "continuerà ad avere un ruolo costruttivo" nella penisola coreana.

Mosca è più cauta. E' il vice presidente della Commissione Esteri alla Duma russa, Aleksei Cheka, che avvisa: è un evento "storico", ma non darà risultati immediati. Per quegli obiettivi i negoziati devono passare al formato a 6, cioè con Corea del Nord, Corea del Sud, Cina, Russia, Giappone, Usa. "In futuro quando i negoziati entreranno in un ciclo normale, penso che la soluzione delle questioni all'interno del formato a 6 sarà la variante ottimale e ci saranno più garanzie da parte della Corea del Nord". Cheka ha rivendicato gli sforzi della Russia per convincere il mondo, e prima di tutto la leadership nordcoreana, della necessità di risolvere i problemi solo attraverso negoziati di pace. 

"Non possiamo che accogliere positivamente l'importante passo avanti compiuto oggi, anche se il diavolo sta nei dettagli" scrive il vice ministro degli Esteri russo: "Ma noi, insieme ai nostri amici cinesi e ai membri di ciò che era noto come il negoziato a sei, puntiamo a rendere questo format nuovamente rilevante", ha aggiunto.