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21 mag 2022
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Incendio nel centro aerospaziale russo vicino a Mosca. Sabotaggi o cyberguerra?

È il sesto rogo in poche settimane che colpisce strutture strategiche in Russia

21 mag 2022
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L'incendio nel centro aerospaziale
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L'incendio nel centro aerospaziale

Roma, 21 maggio 2022 - Incendio nel principale centro aerospaziale russo. Le fiamme sono divampate in una sottostazione di trasformazione nei locali dell'Istituto centrale di aeroidrodinamica Zhukovsky (TsAGI) nella regione di Mosca, circa 40 chilometri a sud est della capitale. Il rogo è stato spento, non vengono segnalate vittime. Ma non è il primo incendio che colpisce la Federazione russa dall'inizio della guerra in Ucraina.

Il mistero degli incendi agita la Russia. Cosa sta succedendo e chi c'è dietro

Esattamente un mese fa, il 21 aprile, era bruciato l'istituto centrale di ricerca delle forze di difesa aerospaziali di Tver. Nella Cape Canaveral russa si sviluppano i sistemi di lancio e difesa missilistica, compresi i razzi Iskander. Ma anche quelli di invisibilità.

Fonti di Mosca avevano parlato allora di probabile corto circuito dovuto alla scarsa manutenzione dei sistemi di cablaggio. Si sottolineava che roghi del genere sono abbastanza frequenti in Russia, centinaia ogni anno. E questo per colpa delle strutture che risultano spesso obsolete. Ma, allo stesso tempo, alcune testate avevano parlato di preziosi documenti andati persi.

Nello Zhukovsky non si sa ancora quali siano i danni riportati. "Una sottostazione di trasformazione è andata in fiamme nell'area di 30 metri quadrati al numero 1 di via Zhukovsk", riferisce una fonte russa. La struttura è comunque separata dall'edificio principale che non sarebbe stato coinvolto nel rogo.  La fondazione della Tsagi risale al 1918, a opera di Nikolay Zhukovsky che ha dato il nome anche alla città che lo ospita. Zhukovsky viene considerato il padre dell'aviazione russa. Dal 1994 l'istituto è divenuto un centro di ricerca statale, il suo sito web lo descrive come "il più grande centro di ricerca scientifica del mondo".

L'ombra dei sabotaggi

Ma non sono solo quello di oggi e l'incendio di Tver i roghi segnalati nelle ultime settimane in Russa. La rapida sequenza ha portato nei giorni scorsi  fonti vicino al Cremlino a non escludere che si possa trattare di attacchi di Kiev riconducibili alla cyberguerra. In realtà, l'ipotesi più probabile che si tratti di sabotaggi di agenti ucraini in Russia (o, perché no, occidentali). A fine aprile le fiamme hanno avvolto il più grande impianto chimico di solventi russo nella città di Kineshma, a 400 chilometri dalla capitale.

Il primo maggio nuovo incendio nello stabilimento di Perm, negli Urali centrali, dove si produce la polvere da sparo per armamenti compresi i sistemi lanciamissili Grad e Smerch. Due giorni dopo è andato a fuoco un magazzino di 33.800 metri quadrati che, secondo i media sarebbe un deposito della casa editrice pro-Cremlino Prosveshchenie. E ancora il 4 maggio le fiamme sono divampate nella zona industriale di Nizhni Novgorod, a est di Mosca, dove sono andati in fuma 2 mila metri quadrati di un deposito di solventi. Sei incendi in un mese a strutture strategiche di Mosca. Solo una coincidenza?

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