Atene, 10 agosto 2021 - Gli incendi continuano a mettere in ginocchio la Grecia. Dopo le fiamme ad Atene ora l'inferno si è spostato nell'isola di Evia, situata a 200 km ad est della capitale. I vigili del fuoco stanno lottando ormai da otto giorni contro il tempo per evitare che il fuoco raggiunga la città di Istaia, che ospita migliaia di abitanti. "Stiamo aspettando il supporto aereo, ma vedremo se il fumo renderà possibile il sorvolo", ha detto il sindaco di Istiaia, Yiannis Kotzias, alla televisione pubblica greca Ert.

Ma le fiamme non si fermano: nella notte ad Avgaria uno dei paesini nei pressi della città hanno persino sfondato le barriere tagliafuoco create lunedì sera, anche se fortunatamente il villaggio non ha subito grossi danni. Altri muri anti-incendio sono stati alzati nei villaggi di Kamaria e Kastaniotissa e sono circa 650 i pompieri operativi sull'isola, di cui 250 sono arrivati da Ucraina, Serbia e Romania, assieme a 17 elicotteri.

Polemica proprio sul fronte dei velivoli: le autorità locali puntano il dito contro i ritardi nei soccorsi, in particolare nell'invio di elicotteri.

Grecia, gli abitanti di Evia si rifugiano su una nave per sfuggire agli incendi

Il premier: "Chiedo scusa per eventuali errori"

Per la prima volta dall'inizio della crisi il primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, già criticato dall'opposizione e da alcuni amministratori locali per la gestione dell'emegenza, si è scusato con la nazione: "Chiedo scusa per eventuali errori", ha detto in un discorso televisivo ieri sera. "Potremmo aver fatto ciò che era umanamente possibile, ma in molti casi non è stato sufficiente", ha continuato il premier definendo ciò che sta succedendo in Grecia: "un disastro naturale di dimensioni senza precedenti". Mitsotakis ha poi espresso vicinanza a tutto il popolo greco colpito dalle fiamme e in particolare ai "concittadini che hanno visto bruciare le loro case o le loro proprietà". E sono tanti: solo a Evia migliaia di ettari sono stati devastati, centinaia di case distrutte e oltre 2.700 persone evacuate via mare.

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Il punto: cosa sta succedendo nel mondo

L'incendio in Grecia è al momento il più preoccupante per danni creati a proprietà e case e per il tempo da cui è acceso, ma non è l'unico. Dall'Amazzonia alla California (dove Dixie Fire ha ridotto in cenere oltre 187.000 ettari e fatto evacuare migliali di persone) fino a Macedonia del Nord, Albania, Turchia e Italia, il mondo sta bruciando come si può vedere nella mappa diffusa dal Fire Information for Resource Management System della Nasa. 

Incendi, la mappa della Nasa

Colpite dai roghi anche l'Africa (almeno 7 vittime in Algeria), la penisola arabica, l'India, la Cina, la Malesia e l'Indonesia. E le fiamme non stanno risparmiando neanche la fredda Siberia dove colonne di fumo denso stanno ricoprendo il territorio, soprattutto la Yakutia, e dopo aver viaggiato per oltre 3mila km hanno raggiunto persino il Polo Nord, per la  prima volta nella storia. "Il cambiamento climatico sta mostrando il suo aspetto più feroce: nessun luogo è al sicuro dai sui effetti e non possiamo restare fermi a guardare", è solo l'ultimo l'allarme del Wwf che ha osservato un enorme aumento nell'ultimo secolo di "frequenza, estensione e intensita" degli incendi". 

Un segnale in più, se ce ne fosse bisogno, di una crisi climatica senza precedenti, denunciata anche dall'Onu nell'ultimo rapporto sul clima

Rapporto sul clima, c'è chi non crede all’apocalisse