Il premier israeliano. Sotto processo e contestato. La guerra (interna) di Bibi

Benjamin Netanyahu, al sesto mandato di governo, vede sgretolarsi il suo consenso a causa della guerra e del processo per corruzione, frode e abuso di fiducia. Il sondaggio vede la coalizione che lo sorregge scendere da 64 a 43 seggi. Le famiglie degli ostaggi israeliani minacciano di intensificare le loro azioni.

Il premier israeliano. Sotto processo e contestato. La guerra (interna) di Bibi
Il premier israeliano. Sotto processo e contestato. La guerra (interna) di Bibi

Nonostante la guerra, o meglio proprio a causa del 7 ottobre e della guerra, Benjamin Netanyahu, 74 anni, al sesto mandato di governo, vede sgretolarsi il suo consenso. A lasciarlo sono soprattutto molti dei suoi. Un sondaggio recentissimo di Maariv (1 dicembre) vede precipitare il suo partito dal 32 a 20 seggi e la coalizione che lo sorregge scendere dai 64 seggi attuali a 43, quando la maggioranza che serve è di 60 e il centrista Benny Gantz, da solo, sale a 40 seggi. Per Netanyahu, il cui tasso di approvazione è solo del 42%, piove sul bagnato.

Dopo una pausa di due mesi, dovuta alla guerra contro Hamas a Gaza, è ripreso ieri al tribunale distrettuale di Gerusalemme il processo nei confronti del premier, che è accusato di corruzione, frode e abuso di fiducia. In quello che è noto come il “Caso 4000“ il primo ministro è accusato di aver favorito gli interessi del proprietario del colosso delle comunicazioni Beseq Shaul Elovitch per ottenere il favore del sito web Walla News. Per farlo avrebbe messo in atto azioni e regolamenti a favore di Elovitch, avrebbe avuto agevolazioni e favori che gli hanno fruttato oltre 500 milioni di dollari.

La pressione su di lui è forte anche dalle famiglie degli ostaggi israeliani ancora nelle mani di Hamas, che ieri hanno promesso che intensificheranno le loro azioni "se il governo di Netanyahu non riprenderà immediatamente i negoziati per il loro rilascio". L’intenzione è quella di radunarsi da stamani davanti il ministero della difesa a Tel Aviv e "di non muoversi da lì". Netanyahu da parte sua ha confermato che li vedrà domani o forse anche oggi. Il processo continuerà e l’opinione generale è che comunque sarà ininfluente sul destino politico di Netanyahu, che verra affondato dal 7 ottobre e dalla questione ostaggi, e non da una soluzione giudiziaria.

Alessandro Farruggia