Russia, il grande spot delle presidenziali. Dall’anziano comunista al volto tv: 29 comparse sfidano Putin

Scade il termine per presentare la candidatura al voto del marzo 2024. Lo zar punta al plebiscito. Sembra conclusa prima di cominciare la corsa di Duntsova, giovane madre riformista e pacifista.

Roma, 27 dicembre 2023 – Più che dei candidati, sono nomi riempi-scheda. La Russia inizia ufficialmente l’iter che la porterà alle prossime elezioni presidenziali, fissate fra il 15 e il 17 marzo 2024. La prima fase consiste nella raccolta di firme per poter avanzare la propria candidatura. In questa fase occorre ottenere l’appoggio di almeno 500 persone. Il termine scade oggi e fino a questo momento le persone che possono sfidare Putin, stando a quanto stabilito dalla Commissione elettorale russa, sono ventinove, per essere più precisi 30 meno uno.

Il presidente russo Vladimir Putin, 71 anni
Il presidente russo Vladimir Putin, 71 anni

Ekaterina Duntsova, infatti, è stata esclusa dall’elenco per "errori procedurali". La donna, di appena 40 anni, si era già fatta notare come consigliera nella regione di Tver, a circa 200 chilometri da Mosca. Giovane, madre di tre figli e con un programma riformista e pacifista, nella Russia di Putin equivale a essere una rivoluzionaria. Forse anche per questo è stata esclusa a priori dal novero degli sfidanti. La diretta interessata ha detto che farà ricorso, ma sembra che ormai la sua corsa per la presidenza si sia conclusa ancora prima di cominciare.

Approfondisci:

Navalny dalla colonia penale nell’Artico russo: “Sono un Babbo Natale a regime speciale. Ma sto bene”

Navalny dalla colonia penale nell’Artico russo: “Sono un Babbo Natale a regime speciale. Ma sto bene”

Rimangono quindi 29 ad affrontare quella che appare come una vera e propria mission impossible. Per prima cosa, gli aspiranti candidati dovranno passare la seconda fase di raccolta firme per la candidatura e questa volta ce ne vorranno almeno 300mila, raccolte in almeno 40 soggetti federali dell’immenso territorio russo. E qui arriva il primo ostacolo da superare. Se il presidente Putin è un volto più che noto ovunque, gli altri candidati sono più o meno dei perfetti sconosciuti. Quindi è altamente probabile che già in questa seconda fase ci sarà una corposa scrematura. Ci sono poi i due mesi di campagna elettorale, nel quali dovranno cercare convincere i cittadini russi che possono sostituire lo zar che guida il Paese da oltre 20 anni.

Ci sono due categorie che non mancano mai: il ‘vecchio arnese’ e l’outsider. Nel primo gruppo c’è il portabandiera del Partito Comunista russo, successore del partito comunista dell’Unione Sovietica. Una sigla, questa, che rappresenta la seconda forza del Parlamento nazionale e si considera ancora un partito importante oltre che, di fatto, la reale opposizione al presidente Putin. Ma è una minoranza che alla Duma non si è mai distinta per la sua attività di contrasto alle politiche del numero uno del Cremlino, tanto da guadagnarsi l’appellativo di "opposizione strumentale". Il suo candidato si chiama Nikolay Kharitonov, e ha 75 anni. Nessun largo ai giovani, quindi. Non è la sua prima volta alle elezioni presidenziali. Aveva provato a sfidare Putin nel 2004, conquistando il 13,7% dei consensi.

Per gli outsider correrà Boris Nadezhdin, un personaggio piuttosto noto alle cronache per il suo percorso politico e le ospitate in televisione. Classe 1963, di origine uzbeka, ha militato in diverse formazioni di centrodestra più o meno afferenti a oligarchi e burocrati dell’epoca di Boris Eltsin, entrando progressivamente in rotta di collisione con il presidente russo, Vladimir Putin, di cui ha criticato con forza anche gli emendamenti alla Costituzione che, quando rieletto, garantiranno allo zar un potere pressoché illimitato.

Come Duntsova propone un programma riformista, il ritorno alla vecchia Costituzione e soprattutto la fine del conflitto con l’Ucraina. Su di lui potrebbero convergere i voti della candidata esclusa. Alle ultime elezioni, tenutesi nel 2018, Putin aveva conquistato il 74% dei consensi. Una percentuale ’accompagnata’. Il presidente questa volta mira a un risultato ancora più plebiscitario.