Hong Kong, 30 giugno 2020- La Cina ha approvato la legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong, che prevede una stretta nei confronti del dissenso nell'ex colonia britannica. La conferma dell'approvazione della legge, all'unanimità dal Comitato permanente del Congresso nazionale del popoli, è arrivata da Tam Yiu-chung, unico rappresentante di Hong Kong al Comitato, che ha dichiarato che non sia "troppo scottante", ma anzi rispetti gli standard internazionali. La normativa, il cui testo è stato firmato dal presidente della Cina, Xi Jinping, e dovrebbe essere reso noto nelle prossime ore, entrerà in vigore da domani, data in cui ricorre anche il 23esimo anniversario del ritorno di Hong Kong alla Cina. La legge è la risposta del Governo di Pechino alle proteste in senso democratico che hanno animato la città, a partire dallo scorso anno, mirando a contrastare sovversione, terrorismo, separatismo e collusione con forze straniere. La sua approvazione ha causato la dura opposizione di Usa, Ue e Gran Bretagna ed è vista come una stretta all'ampia autonomia di Hong Kong, prevista al momento del passaggio della città dalla sovranità di Londra a quella di Pechino.

Con la nuova legge si preannuncia "un regno del terrore". E' quanto ha dichiarato Joshua Wong, attivista, che annuncia, insieme agli altri membri del partito pro democrazia, lo scoglimento del Demosisto, finito nel mirino per le campagne a favore delle riforme come il suffragio universale. "E' stato di polizia", dichiara Wong, e la nuova legge porterà a "procedimenti arbitrari, prigioni nere, processi segreti, confessioni forzate, restrizioni ai media e censura politica". Tuttavia, ha aggiunto il giovane attivista in una serie di tweet,  "anche sotto il cattivo vento del dominio autoritario diretto della Cina, i manifestanti per Hong Kong continueranno a lottare per le nostre libertà e per la democrazia in favore delle prossime generazioni della città. Quando la giustizia fallisce, la nostra battaglia continua". 

La leader di Hong Kong, Carrie Lam, non commenta direttamente la notizia dell'approvazione della legge sulla sicurezza nell'ex colonia britannica da parte del Comitato permanente dell'Assemblea Nazionale del Popolo, ma assicura che le sanzioni contro la città "non spaventeranno Hong Kong". La sua amministrazione, ha aggiunto Lam, collaborerà con Pechino su potenziali contromisure: "Siamo sempre pronti se il governo centrale deciderà di contrattaccare e coopereremo pienamente, se ci se ci saranno sanzioni intraprese dal governo centrale". Poi assicura Lam, in un video messaggio trasmesso all'apertura della 44esima sessione del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani a Ginevra, che la controversa legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong adottata dalla Cina "si rivolge solo a una minoranza molto piccola di persone che hanno infranto la legge, mentre la vita e la proprietà, le libertà e i diritti fondamentali della stragrande maggioranza dei residenti di Hong Kong saranno protetti".

Sul punto è intervenuta anche la presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, sostenendo che sia "deludente che la Cina non mantenga le sue promesse". Secondo Tsai, il gigante asiatico non ha infatti mantenuto la promessa di un alto livello di autonomia per i 50 anni successi alla fine del dominio britannico nel 1997. "Il modello 'un Paese, due sistemi' non funziona", ha incalzato la presidente dell'isola. 

Ue: "Deploriamo la decisione"

Sull'approvazione della legge è intervenuto Charles Michel, presidente del Consiglio Ue: "Questa legge rischia di minare seriamente l'alto livello di autonomia di Hong Kong e l'indipendenza del potere giudiziario. La Ue deplora questa decisione". La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen aggiunge che "abbiamo reso chiaro in diverse occasioni, e anche nei nostri diretti contatti con la leadership cinese la settimana scorsa, che la nuova legislazione non è conforme alla legge fondamentale di Hong 
Kong e neanche con gli impegni presi dalla Cina a livello internazionale sia sulla procedura di adozione che nella sostanza. Siamo molto chiari: per noi è una questione molto critica e siamo seriamente preoccupati".

Usa, stop esportazioni di materiale di difesa

Stop dagli Usa all'export di materiale di difesa a Hong Kong. Non si può "correre il rischio" che "finisca nelle mani" dei militari cinesi, "il cui obiettivo principale è difendere la dittatura del Partito comunista con qualsiasi mezzo". Una nota del Dipartimento di Stato spiega che la misura deriva dalla "decisione del Partito comunista cinese di stralciare le libertà di  Hong Kong" e "violare i suoi impegni in base alla Dichiarazione congiunta sino-britannica". Poi la nota prosegue: "Dal momento che Pechino procede con l'approvazione della legge di sicurezza nazionale, gli Stati Uniti porranno oggi fine alle esportazioni di materiale di difesa" e inizieranno a considerare allo stesso modo Hong Kong e la Cina. "Gli Stati Uniti - si legge ancora - si vedono obbligati ad adottare questa misura per proteggere la propria sicurezza nazionale. Le nostre azioni mirano al regime, non al popolo cinese". Ma, conclude la nota, "dal momento che ora Pechino tratta Hong Kong come 'un Paese, un sistema', anche noi dobbiamo farlo".

In risposta agli Usa, la Cina dichiara di "non avere paura" delle "minacce" e delle "intimidazioni" degli Stati Uniti e i tentativi di bloccare la contestata legge sulla "sicurezza nazionale" a Hong Kong sono destinati al "fallimento". E' quanto afferma il ministero degli Esteri di Pechino, Zhao Lijian. La Cina, come riporta il Global Times, promette l'adozione delle "necessarie contromisure" a tutela dei suoi interessi nazionali.

Regno Unito: "Un passo grave"

Il Regno Unito è "profondamente preoccupato" per le notizie sull'adozione da parte della Cina della nuova legislazione sulla sicurezza a Hong Kong, che Londra ha più volte denunciato come una violazione degli accordi internazionali sull'autonomia dell'ex colonia britannica, firmati all'epoca della sua restituzione a Pechino. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Dominic Raab, parlando di "un passo grave". Raab si è peraltro riservato di "vedere il testo legislativo completo", prima di ogni ulteriore reazione. Anche Boris Johnson conferma la reazione, inquieta, ma per ora prudente, del Regno Unito alle notizie sull'imposizione a Hong Kong della nuova legislazione sulla sicurezza imposta cinese. "Naturalmente siamo profondamente allarmati", ha detto il premier, riservandosi di "verificare" se il testo sia "in conflitto con la dichiarazione congiunta" firmata con Pechino al tempo della restituzione dell'ex colonia britannica. Johnson ha poi aggiunto di non voler cavalcare "alcuna sinofobia", ma non ha escluso reazioni su questo specifico punto da annunciare "al momento opportuno".

Tokyo: "Atto spiacevole"

Il governo giapponese definisce "un atto spiacevole" il passaggio della legge sulle sicurezza nazionale di Hong Kong, malgrado le proteste dei residenti locali e la contrarietà della comunità internazionale. Lo ha detto il capo di Gabinetto Yoshihide Suga a margine di un incontro stampa, spiegando che il principio "Un paese due sistemi" era estremamente importante per Tokyo, considerati gli importanti rapporti economici con la ex colonia britannica e gli scambi commerciali tra i due Paesi.

Cina: tutelato lo stato di diritto

"Tutela della sicurezza nazionale, dell'ordine costituzionale e dello stato di diritto a Hong Kong": sono questi i concetti rivendicati dalla Cina. Il presidente del Comitato permanente dell'Assemblea nazionale del popolo Li Zhanshu sottolinea "gli sforzi risoluti ed efficaci" messi in campo in questa direzione dopo la chiusura dei lavori e ha insistito sul principio "un Paese, due sistemi" che - ha detto - va "orientato nella giusta direzione".  I lavori si sono conclusi con l'adozione della legge, seguita dalla firma da parte del presidente cinese Xi Jinping di un decreto presidenziale per la promulgazione.

Pro-Pechino: "Un grande regalo"

Un gruppo di circa quaranta sostenitori dei partiti pro-Pechino si sono ritrovati a Tamar Park, sull'isola di Hong Kong, per festeggiare l'approvazione della legge sulla sicurezza nazionale nell'ex colonia britannica. Secondo quanto riportato dai media di Hong Kong, i sostenitori della controversa legge riuniti nella sigla "Defend Hong Kong Campaign", hanno sventolato le bandiere cinesi e hanno cantato l'inno nazionale, la "Marica dei volontari". Durante il ritrovo sono state stappate anche bottiglie di champagne per celebrare i 23 anni dal ritorno di Hong Kong alla Cina dopo l'era coloniale britannica, che ricorrono domani. Pechino, ha dichiarato il portavoce Fu Chun-chung, "ci ha fatto un grande regalo, che punirà con efficacia i pan-democratici e le figure dell'opposizione che incitano all'indipendenza di Hong Kong e alla secessione, e che sono in collusione con le forze straniere per distruggere lo stato di diritto di Hong Kong".