ALESSANDRO FARRUGGIA
Esteri

Hamas minaccia l’Italia, incubo attentati: "È un Paese aggressore". L’analista: rischi jihadisti

Il professor Strazzari: “Sbagliato astenersi all’Onu sulla mozione per la tregua. Dovremmo mantenere il nostro storico dialogo con il mondo arabo"

Roma, 1 novembre 2023 – Professor Francesco Strazzari, Scuola Sant’Anna di Pisa, il capo del consiglio delle relazioni internazionali di Hamas a Gaza dice che "il governo italiano è tra gli aggressori del nostro popolo”. Dobbiamo ritenerci un target di Hamas?

"Quella di Basem Naim è una attribuzione di una responsabilità politica, ma non la leggerei come una minaccia diretta anche perché Hamas non è un movimento jihadista rivoluzionario, e non ha storia di attacchi fuori dal territorio al quale è vincolato dallo statuto del 2017, la Palestina".

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Se non direttamente Hamas, potrebbero muoversi contro l’Italia i gruppi jihadisti?

"In teoria è da lì viene una minaccia potenziale, dai jihadisti. Non a caso, lo Stato Islamico ha subito invitato a colpire l’Occidente e persone che usano quella sigla sono entrate in azione sia a Bruxelles, uccidendo due tifosi svedesi, che in Uganda, dove sono stati ammazzati due turisti britannici. Attacchi entrambi rivendicati dallo Stato Islamico".

C’è quindi la possibilità che contro di noi si attivino cellule jihadiste ma anche terroristi autoradicalizzati?

"Tutti gli indicatori della polarizzazione sono in crescita in Europa. Il clima si sta arroventando e in questo clima sicuramente ci saranno formazioni jihadiste che cercheranno di trovare in figure autoradicalizzate chi è pronto a compiere fatti eclatanti".

La scelta italiana di astenersi all’Onu sulla mozione per il cessate il fuoco umanitario a Gaza è stata un errore?

"Io credo di si. Nel resto del mondo, tranne alcuni Paesi occidentali, l’astensione su una tregua umanitaria è stata letta molto male, perché è stata vista come non equilibrata. Se l’Italia ha un punto di forza nella propria politica estera è quello di sostenere il multilateralismo. Astenersi su una mozione che chiede una tregua umanitaria appare come una mossa pilatesca. Tra l’altro la mozione era stata presentata dalla Giordania, che assieme all’Egitto è il Paese che ha consolidato una pace con Israele e che più teme un allargamento regionale, Non è stato un bel segnale al mondo arabo".

L’Italia, atlantica ma amica degli arabi, ha cambiato direzione?

"L’Italia storicamente ha tenuto sempre buoni rapporti con il mondo arabo, da Moro ad Andreotti, a Craxi. È stato un Paese che ha saputo dialogare con quel mondo. E per molti versi ha funzionato, anche se non è stato tutto rose e fiori, visto che il terrorismo ha colpito anche da noi. Ma adesso questa linea sta cambiando e il voto dell’altro giorno all’Onu lo rende plastico. I motivi sono tanti. Il fatto è che siamo in una fase completamente diversa, non c’è più il nazionalismo arabo laico ma una proliferazione di autocrati e di esponenti dell’islamismo politico e poi con la guerra in Ucraina c’è stato un compattamento dell’Occidente attorno all’asse atlantico nel quale l’Unione Europea, al di là del sostegno a Kiev, non ha saputo trovare una linea propria e noi, in questa ultima vicenda, siamo stati visti andare al traino di Stati Uniti e Israele".

Potevamo fare altrimenti?

"Potevamo fare come la Francia, che il giorno prima del voto all’Onu ha equiparato Hamas all’Isis, ma poi ha votato a favore della tregua umanitaria. Per mantenere i fili del dialogo con il mondo arabo, che deve assolutamente restare vivo, è stata una mossa intelligente".