Hakan Sukur con la maglia della Turchia (Ansa)
Hakan Sukur con la maglia della Turchia (Ansa)

Roma, 14 gennaio 2020 - Chi diventa un oppositore di Erdogan la paga cara: carcere o esilio senza più una lira. Anche se si è stati una stella dello sport turco. Esemplare è la parabola di Hakan Sukur, 48 anni, tra anni ’90 e inizio del decennio successivo il più popolare calciatore del suo Paese – ex Galatasaray, 51 gol in Nazionale, terzo nel mondiale del 2002 in Corea, un passato anche in Italia con Torino, Inter e Parma – che, per il suo presunto appoggio al presunto golpista Fetullah Gulen del 2016, è dovuto fuggire dal suo paese e riparare negli Stati Uniti, dove, visto che gli sono state sequestrate tutte le proprietà in Turchia, ora vive facendo l’autista di auto Uber e vendendo libri. Dopo essersi ritirato dal calcio giocato nel 2008, nel 2011 Sukur entrò nell’Akp, il partito di Erdogan.

Sull’onda della propria fama sportiva, era addirittura entrato in parlamento, da cui si dimise nel 2013, dopo l’inchiesta per corruzione a carico dell’attuale presidente. Una scelta che Sukur pagò cara. "La boutique di mia moglie venne preso a colpi di pietre – ha detto in una intervista al tedesco Welt am Sonntag – i miei figli sono stati aggrediti per strada, io venivo minacciato. Così, nel 2015, sono emigrato negli Stati Uniti". E da lì le cose sono ulteriormente peggiorate. Il padre di Sukur è stato arrestato e i beni dell’ex calciatore sequestrati. Hakan Sukur ha provato a rifarsi una vita aprendo un bar in California, "ma veniva strana gente a suonare la dombra ( per l’Akp strumento simbolo della vera musica turca, ndr) davanti al locale". Hakan, impaurito per le intimidazioni, ha ceduto di corsa il locale e si è trasferito a Washington. L’anno successivo è arrivata l’ennesima mazzata.

Dopo il fallito tentativo di golpe del 15 luglio orchestrato da Gulen, Hakan Sukur è stato accusato di averlo appoggiato e contro di lui, "in quanto parte di un gruppo terroristico armato", è stato spiccato un mandato d’arresto, che gli impedisce di rimettere piede in Turchia.

Un destino che lo accomuna a quello di un altro sportivo turco, il cestista della Nba Enes Kanter, star dei Boston Celtics al quale Ankara nel 2017 ha addirittura revocato la cittadinanza dopo l’appoggio a Gulen. Sukur nega le accuse: "Che cosa avrei fatto? Nessuno è stato in grado di spiegarlo. Sanno solo dire “traditore” e “terrorista". E ora Hakan è disperato: "Non ho più nulla. Mi hanno portato anche via la libertà, il diritto alla parola e il diritto al lavoro". Un destino normale per curdi d’opposizione e gulenisti nella Turchia del Sultano.