7 mar 2022

Guerra Ucraina, il sinologo: "Putin è una sponda anti Usa, Pechino lo aiuterà"

"L’astensione all’Onu? Equilibrismo coerente, Xi vuole ridurre l’egemonia americana in un mondo multipolare"

antonio del prete
Esteri
Russian President Vladimir Putin (L) and Chinese President Xi Jinping (R) meet in Beijing, China, 04 February 2022.ANSA/ALEXEI DRUZHININ / KREMLIN / SPUTNIK / POOL MANDATORY CREDIT
Putin con il presidente cinese Xi Jinping

La Cina serve alla Russia, ma è vero anche l’inverso. "I buoni rapporti con Mosca sono da tempo una scelta strategica per Pechino", secondo Simone Dossi, ricercatore di Relazioni internazionali all’Università Statale di Milano ed esperto di estremo oriente. Dunque, non bisogna farsi confondere da quelle che ai nostri occhi sembrano censure.

Dossi, il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, definisce "l’amicizia con la Russia solida come una roccia". C’è da credergli?

"Sì, la Russia è una sponda importante per la Cina. Anche se divisi da alcuni interessi di fondo, i due Paesi sono legati da un grande obiettivo: ridisegnare l’ordine internazionale in chiave multipolare per ridurre l’egemonia americana. Non definirei le loro relazioni un’alleanza; direi piuttosto che si tratta di soggetti allineati dal punto di vista politico".

Ma Pechino si è astenuta quando l’Onu ha votato una risoluzione di condanna dell’invasione russa in Ucraina. Non era un segnale di disapprovazione delle mosse di Putin?

"L’astensione è coerente con la posizione assunta dalla Cina fin dall’inizio del conflitto, che tiene insieme il rispetto della sovranità e dell’integrità di uno Stato come l’Ucraina e la comprensione delle preoccupazioni russe, ritenute legittime, in merito all’allargamento della Nato".

Ad ogni modo, sembra che il Paese del Dragone non voglia schierarsi in modo netto. Il nodo prima o poi sarà sciolto?

"Farlo non è interesse di Pechino, che percepisce la questione ucraina come lontana. La Cina continuerà a mantenere questo equilibrismo poiché funzionale all’obiettivo di un ordine internazionale multipolare. Uno di questi poli, insieme con gli Stati Uniti e naturalmente con la Cina, sarebbe proprio la Russia, considerata perciò dai cinesi un interlocutore cruciale".

Assumendosi il ruolo di mediatore, Xi Jinping spera in una politica di dazi meno rigida?

"Non sono sicuro che voglia partecipare da protagonista ai negoziati".

Nel caso lo volesse, la mediazione cinese potrebbe essere risolutiva della crisi?

"Di certo la Cina è in grado di esercitare una influenza che, dato l’isolamento della Russia, farebbe la differenza".

Dopotutto, la globalizzazione, che tanto piace ai comunisti di Pechino, è a rischio.

"Le sanzioni contro la Russia preoccupano la Cina, che teme la frammentazione del sistema economico internazionale".

Tendendo la mano a colui che l’Occidente considera «il nuovo Hitler», Xi Jinping non ha paura di ricadute negative in termini di immagine e credibilità?

"Le preoccupazioni di Xi Jinping sono legate alle dinamiche interne alla Cina. E la questione ucraina non pare per il momento avere ripercussioni da questo punto di vista".

L’invasione dell’Ucraina potrebbe essere interpretata come ‘precedente’ da una Cina che ha l’obiettivo dichiarato di annettere Taiwan?

"I due casi presentano differenze sostanziali: l’Ucraina è uno Stato sovrano, mentre Taiwan, per la gran parte dei Paesi, è formalmente parte della Cina".

Ma nel caso di un’escalation ulteriore in Europa, la Cina potrebbe cercare di approfittarne accelerando il programma di annessione?

"Credo che la politica di Pechino segua priorità e tempi autonomi rispetto agli sviluppi della situazione internazionale".

 

 

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