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15 mar 2022

Ucraina, Zelensky chiude sulla Nato: non possiamo entrarci. Cosa succede

Nella capitale i premier polacco, ceco e sloveno. Putin: "Kiev non cerca seriamente soluzione". Michel sente presidente russo: "Stop guerra fratricida. Ue unita". Draghi-Sullivan: "Intensificare contatti Usa-Italia". Onu: quasi 3 milioni di rifugiati

15 mar 2022

Roma, 15 marzo 2022 - Ventesimo giorno di guerra in Ucraina. E l'offensiva russa non si ferma: ancora sirene, attacchi e morti a Kiev, dove da stasera scatta il coprifuoco per 36 ore e la metropolitana sarà adibita a rifugio per la popolazione. Ma non migliora la situazione nelle altre città: oltre a Mariupol, dove sono oltre 2mila le auto in fuga, è stato colpito un ospedale a Lugansk e le forze russe hanno preso il controllo di Berdiansk, città portuale di oltre centomila abitanti sul mar d'Azov. Arrivati in treno nella capitale che resiste sotto le bombe i premier di Polonia, Repubblica Ceca e Slovenia in rappresentanza dell'Unione europea.

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In questa cornice, oggi dopo una 'pausa tecnica' sono ripartiti i negoziati tra le delegazioni di Mosca e Kiev. Il presidente ucraino Zelensky rinuncia alla Nato: "Non possiamo entrare, prendiamo atto", ha ammesso in collegamento con la Joint Expeditionary Force di Londra. Ma per il presidente russo, Vladimir Putin, non basta. E anzi "il governo di Kiev non sta dimostrando un impegno serio nel cercare soluzioni reciprocamente accettabili", avrebbe dichiarato al presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. I colloqui riprenderanno domani. Nel frattempo, è impressionante il numero di ucraini fuggiti dal paese che - secondo gli ultimi dati dell'Onu - sfiora la soglia dei 3 milioni. Di questi, 44mila i profughi entrati finora in Italia. 

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Come prosegue la guerra

Un altro giorno di bombardamenti in molte città dell'Ucraina.  Le esplosioni sono iniziate all'alba a Kiev e hanno interessato un palazzo residenziale di 10 piani (VIDEO). Numerosi gli appartamenti in fiamme. Come riportato da alcuni testimoni, a seguito delle deflagrazioni - probabilmente provocate da missili balistici - numerosi allarmi di edifici e auto hanno iniziato a suonare per le strade. E da stasera la capitale impone un coprifuoco di 36 ore. Ma anche a Kharkiv sono state segnalate esplosioni in città, mentre almeno 4 persone sono rimaste uccise durante i bombardamenti russi a Rubezhnoye, nella regione del Lugansk, che hanno colpito e distrutto un collegio per non vedenti, un ospedale cittadino, tre scuole e altre strutture militari.

Nella conta degli ultimi attacchi, anche l'aeroporto della città ucraina orientale di Dnipro ha subito una "distruzione massiccia". Sale intanto a 19 il bilancio delle vittime del raid russo di ieri contro una torre della televisione nella città nord occidentale di Rivne, mentre a Mariupol- secondo la Cnn - sono circa 350mila le persone ancora intrappolate. Attraverso il corridoio umanitario aperto dalla città assediata, oggi circa duemila auto hanno potuto lasciare la città. 

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I negoziati

L'ennesima notte di bombardamenti ha aperto il ventesimo giorno di guerra, nel quale i rappresentanti di Russia e Ucraina si sono nuovamente incontrati (in video conferenza) per cercare di trovare un accordo che metta fine al conflitto. I rappresentanti di Kiev continuano a rinnovare la richiesta di un immediato 'cessate il fuoco' e del ritiro delle truppe russe dal loro territorio. E, dopo i colloqui di oggi, le autorità ucraine hanno espresso un ''cauto ottimismo'' per i progressi compiuti nei negoziati, che sono diventati ''più costruttivi''. Lo ha detto il consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Ihor Zhovkva, citato dall'agenzia di stampa Unian. ''Nei primi round la Russia non era intenzionata ad ascoltare la nostra posizione, ma faceva solo degli ultimatum: l'Ucraina avrebbe dovuto arrendersi, lasciare le armi, il nostro presidente avrebbe dovuto firmare un atto di resa'', ha detto Shovkva. ''Ora la Russia ha cambiato un po' tono'', ha aggiunto. La delegazione ucraina, quindi, secondo Shovkva è ora ''cautamente ottimista'', ma una svolta può venire solo dai presidenti, Volodymyr Zelenskyy e Vladimir Putin.

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A Kiev i 3 premier

"È qui, nella Kiev dilaniata dalla guerra, che si fa la storia. È qui che la libertà combatte il mondo della tirannia. È qui che il futuro di ciascuno di noi è in bilico. L'Ue sostiene l'Ucraina, che può contare sull'aiuto dei suoi amici". Lo scrive su Twitter il premier polacco Mateusz Morawieck , pubblicando una fotografia di se stesso e dei primi ministri ceco e sloveno, Petr Fiala e Janez Janša, riuniti intorno a un tavolo, davanti a una mappa dell'Ucraina, subito dopo il loro arrivo in treno. I tre ministri hanno incontrato il loro omologo ucraino Denis Shmyhal e il presidente Zelensky, che ha spiegato loro la situazione: "Stanno bombardando ovunque". La Polonia ha chiesto "una missione di pace" della Nato, "protetta da forze armate", per aiutare l'Ucraina, secondo quanto ha reso noto dal vicepremier polacco Jaroslaw Kaczynski. 

Zelensky

In giornata Zelensky ha rivolto l'ennesimo appello all'Europa: le armi che gli alleati occidentali forniscono all'Ucraina "in una settimana ci durano per 20 ore", per questo siamo costretti a "riutilizzare gli equipaggiamenti sottratti ai russi", ha denunciato in video collegamento con i leader dei Paesi nordici e baltici della Joint Expeditionary Force, radunati oggi a Londra dal premier britannico Boris Johnson. "Aiutandoci, aiuterete voi stessi", ha insistito Zelensky. Poi, nel pomeriggio, il presidente ucraino ha rincarato la dose in un video su Instagram: "Ognuna delle 800 bombe russe che hanno colpito il nostro Paese è la risposta ad antica domanda sulla Nato, sul fatto se la Nato è veramente disposta ad aprire le porte x l'Ucraina. Se le porte fossero aperte non avremmo dovuto chiedere all'alleanza x 20 giorni di chiudere il cielo sull Ucraina". Quindi ha amesso: "Non possiamo entrarci, dobbiamo riconoscerlo". 

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L'ipotesi accordo

Intanto, la speranza è sempre nella tregua. E un consigliere del capo di gabinetto di Zelensky ha dichiarato che la guerra dovrebbe essere finita entro maggio. "Penso che non più tardi di maggio, inizio maggio, dovremmo avere un accordo di pace, magari anche molto prima, vedremo", ha affermato, sostenendo che la situazione è "a un bivio al momento". "Ci sarà un accordo di pace raggiunto molto velocemente, entro una o due settimane, con il ritiro delle truppe e tutto il resto - ha spiegato -, o ci sarà il tentativo di mettere insieme dei siriani per un secondo round, e quando avremo distrutto anche questi, un accordo per metà o fine aprile".

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Vertice straordinario Nato il 24 marzo

Sempre oggi si è tenuta a Bruxelles la conferenza stampa del segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, che prima di tutto ha invitato la Cina a "unirsi al resto del mondo", condannando la Russia. "Monitoriamo ogni sostegno da parte" di Pechino a Mosca, ha aggiunto. La Nato è preoccupata che la Russia "possa mettere in scena un'operazione sotto falsa bandiera forse anche con armi chimiche". Quindi ha parlato di un "oggetto volante" che ha violato lo spazio aereo rumeno ieri. "Le autorità rumene stanno indagando su questo incidente". Quanto al "drone che è caduto in Croazia" nei giorni scorsi, "non si trattava di un attacco armato", ma con "più attività militari in corso dobbiamo rimanere estremamente vigili", ha concluso. Stoltenberg ha annunciato di aver convocato un "vertice straordinario della Nato il 24 marzo per discutere dell'invasione russa dell' Ucraina, del nostro forte sostegno all' Ucraina e dell'ulteriore rafforzamento delle deterrenza e difesa della Nato", aggiungendo che "in questo momento critico, l'America del Nord e l'Europa devono continuare a stare unite", ha aggiunto il segretario generale della Nato.

Putin-Michel

E continua la via diplomatica. Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha avuto un colloquio telefonico con il presidente russo, Vladimir Putin, al quale ha ribadito "l'urgente necessità di fermare la guerra fratricida della Russia contro l' Ucraina". "L'Ue è unita nel condannare l'aggressione russa - ha aggiunto in un tweet -, rispondendo con potenti sanzioni e fornendo ulteriore sostegno all' Ucraina". I due hanno inoltre "discusso i negoziati in corso tra Ucraina e Russia". "La protezione delle vite dei civili è una priorità assoluta. I bombardamenti indiscriminati dei civili ucraini da parte delle forze russe devono cessare - è la conclusione del leader Ue -. La Russia deve consentire urgentemente l'accesso umanitario e un passaggio sicuro".

Draghi-Sullivan

Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha invece avuto un incontro con il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan, sugli sviluppi e le implicazioni della guerra. Draghi e Sullivan, secondo quanto riferisce Palazzo Chigi, hanno condiviso "la ferma condanna per l'aggressione ingiustificata da parte della Russia e la necessità di continuare a perseguire una risposta decisa e unitaria nei confronti di Mosca". I due si sono detti d'accordo sull'importanza di "intensificare ulteriormente i contatti tra Italia e Stati Uniti a tutti livelli, alla luce degli eccellenti rapporti bilaterali e del legame transatlantico".

Le sanzioni

Sul fronte sanzioni, infine, arriva una nuova stretta degli Stati Uniti sulla Russia. La scure questa volta colpisce anche il presidente della Bielorussia, Alexanderf Lukashenko, e la sua famiglia, come comunicato dal Tesoro americano. Il presidente Usa, Joe Biden, ha poi "firmato la legge bipartisan sul finanziamento del governo, che fornirà un finanziamento storico di 13,6 miliardi di dollari all'Ucraina".

Ma la Russia, come annunciato, reagisce all'isolamento imponendo sanzioni su una serie di personalità ai vertici dell'amministrazione Usa. Nel mirino finiscono in 13: oltre al presidente, Joe Biden e al segretario di Stato Antony Blinken, il segretario alla Difesa Lloyd Austin, il capo della Sicurezza nazionale, Jake Sullivan e il suo vice, Daleep Singh, il capo degli Stati maggiori congiunti, generale, Mark Milley, il capo della Cia, William Burns, la portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, il figlio di Biden, Hunter, l'ex segretario di Stato, Hillary Clinton.

 

 

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