Lunedì 24 Giugno 2024
ALDO BAQUIS
Esteri

Governo israeliano in crisi. Gli Usa chiedono la tregua,. Gantz minaccia di lasciare. Netanyahu si gioca tutto

Il consigliere per la Sicurezza degli Stati Uniti in visita nello Stato ebraico. Il premier gli impedisce di vedere Gallant e tira dritto sull’operazione a Rafah. Tel Aviv non si aspetta da Teheran un cambio di strategia dopo l’incidente di Raisi.

All’indomani dell’ultimatum lanciatogli da Benny Gantz, il premier Benjamin Netanyahu si è trincerato in una sorta di bunker: ha respinto la proposta di riprendere i negoziati per la liberazione dei 128 ostaggi ancora prigionieri di Hamas e ha ribadito la propria intenzione di portare avanti ad oltranza l’operazione militare a Rafah, nel sud della Striscia. Il popolare leader centrista Gantz – che minaccia di lasciare il governo all’inizio di giugno, se non sarà soddisfatto – sostiene piuttosto che occorre "raddrizzare la bussola strategica di Israele", lavorare alla costituzione di una "direzione americana-europea-arabo-palestinese" che amministri Gaza dopo la sconfitta di Hamas e assecondare i progetti degli Stati Uniti relativi alla normalizzazione delle relazioni con l’Arabia Saudita.

Ieri il presidente Joe Biden ha rilanciato la posizione Usa e confermato la linea di Washington. "Chiedo una tregua immediata e la liberazione degli ostaggi a Gaza", ha detto ricordando la "crisi umanitaria" in corso nella Striscia. E ha aggiunto di sostenere le proteste "non violente" dei campus Usa sulla guerra, ribadendo che sta lavorando per una "pace durevole" in Medio Oriente. Il discorso di Biden è giunto nel giorno stesso in cui in Israele è arrivato il Consigliere alla sicurezza nazionale Usa Jake Sullivan. E non è un caso che l’esponente dell’Amministrazione americana sia arrivato in Israele da Riad dove in ballo non ci sono stati solo "gli accordi strategici" tra Arabia Saudita e Stati Uniti.

Una visita resa ancora più drammatica dalle notizie relative all’incidente aereo del presidente iraniano Ebrahim Raisi. In Israele si ritiene che anche con una sua uscita di scena, i pilastri del regime – in particolare le forze armate – restano ben saldi ed organizzati. Di conseguenza, secondo Israele, non sono ipotizzabili svolte concrete né nella strategia generale dell’Iran né nelle sue scelte tattiche.

Dopo aver seccamente respinto l’ultimatum di Gantz, Netanyahu è stato molto freddo anche con Sullivan. Lo ha autorizzato ad incontrare solo i suoi più fedeli collaboratori (il ministro Dermer e il consigliere Hanegbi) ma non il ministro della difesa Yoav Gallant. Anche questi, giorni fa, ha duramente criticato la conduzione della guerra imposta da Netanyahu, nel timore che in mancanza di soluzioni politiche praticabili per Gaza l’esercito potrebbe essere costretto ad imporvi una amministrazione militare.

"Sullivan ha una richiesta molto chiara da Israele: – ha osservato un commentatore di una emittente vicina a Netanyahu. – Fermate la guerra e procedete alla normalizzazione con l’Arabia Saudita". Ma una delle ragioni della contrarietà di Netanyahu a quella impostazione riguarda la richiesta saudita che un eventuale accordo con Israele includa la definizione di "un percorso credibile per procedere alla soluzione dei due Stati". Gantz, secondo il commentatore, si sarebbe prestato al gioco degli Stati Uniti "per abbattere il governo e andare ad elezioni anticipate". Sui social di destra accuse analoghe, e anche più estreme, sono indirizzate anche al ministro Gallant, malgrado sia un dirigente del Likud.

Alla luce di questi sviluppi il partito di Gantz ha fatto sapere che potrebbe abbandonare il governo anche prima della scadenza dell’ultimatum. Nel frattempo ci sono acque agitate anche alla Knesset dove lunedì il partito centrista all’opposizione Yesh Atid presenterà una mozione di sfiducia al governo per denunciare l’intenzione di Netanyahu di legalizzare l’esonero in massa dalla leva di migliaia di giovani ortodossi. La mossa – che sta destando una ondata di oltraggio in Israele alla luce delle forti perdite dell’esercito a Gaza – potrebbe mettere in difficoltà il partito di Gantz e forse obbligarlo anche a rompere gli ultimi indugi.