Giulio Regeni (Ansa)
Giulio Regeni (Ansa)

Roma, 30 novembre 2020 - La procura di Roma è pronta a chiudere le indagini sulla morte di Giulio Regeni. Le indagini sull'uccisione del ricercatore friulano avvenuta nel 2016 sono a carico di cinque uomini dei servizi segreti egiziani, accusati di sequestro. La notizia è stata comunicata dal procuratore di Roma, Michele Prestipino, al procuratore generale d'Egitto, Hamada al Sawi, che ha espresso riserve sulle prove raccolte. "Nel prendere atto della conclusione delle indagini preliminari italiane - si legge nella nota congiunta dei due uffici giudiziari - il procuratore generale di Egitto avanza riserve sulla solidità del quadro probatorio che ritiene costituito da prove insufficienti per sostenere l'accusa in giudizio. In ogni caso la procura generale d'Egitto rispetta le decisioni che verranno assunte, nella sua autonomia, dalla procura della Repubblica di Roma".

Secondo la procura generale d'Egitto "l'esecutore materiale dell'omicidio di Giulio Regeni è ancora ignoto"; inoltre sempre per la procura sarebbero state raccolte "prove sufficienti nei confronti di una banda criminale accusata di furto aggravato degli effetti di Regeni che sono stati rinvenuti nell'abitazione di uno dei membri della banda criminale".

Famiglia Regeni: "Ennesimo schiaffo da Egitto"

La risposta della famiglia Regeni all'ennesimo capitolo della vicenda è arrivata in una nota: "Prendiamo atto dell'ennesimo incontro infruttuoso tra le due procure. Le strade tra le due procure non sono mai state cosi divise. In questi anni abbiamo subito ferite e oltraggi di ogni genere da parte egiziana, ci hanno sequestrato, torturato e ucciso un figlio, hanno gettato fango e discredito su di lui, hanno mentito, oltraggiato e ingannato non solo noi ma l'intero Paese".

Paola e Claudio Regeni, insieme l'avvocato Alessandra Ballerini, nella nota hanno sottolineato: "Se da un lato apprezziamo la risoluta determinazione dei nostri procuratori che hanno saputo concludere le indagini, senza farsi fiaccare né confondere dai numerosi tentativi di depistaggio, dalle interminabili dilazioni e dalle mancate risposte egiziane, d'altra parte non possiamo che stigmatizzare una volta di più la costante e plateale assenza di collaborazione da parte del regime. Serve un segnale di dignità perché nessun paese possa infliggere tutto il male del mondo ad un cittadino e restare non solo impunito ma pure amico. Lo dobbiamo a Giulio e a tutti i Giuli e le Giulie in attesa ancora di verità e giustizia. Crediamo che il nostro governo debba prendere atto di questo ennesimo schiaffo in faccia e richiamare immediatamente l'ambasciatore".