Foto Vincenzo Livieri - LaPresse 
13-02-2016 - Roma - Italia 
Cronaca
Sit-in in memoria di Giulio Regeni a Piazza Santi Apostoli
Photo Vincenzo Livieri - LaPresse 
13-02-2016 - Rome -  Italy
Sit-in in memory of Giulio Regeni
Foto Vincenzo Livieri - LaPresse 13-02-2016 - Roma - Italia Cronaca Sit-in in memoria di Giulio Regeni a Piazza Santi Apostoli Photo Vincenzo Livieri - LaPresse 13-02-2016 - Rome - Italy Sit-in in memory of Giulio Regeni

Roma, 15 febbraio 2016 - PER UN PAIO di giorni l’ambasciatore è stato una stella nel piccolo firmamento dei mass media italiani. Erano il sei e il sette febbraio. Il corpo massacrato di Giulio Regeni era stato fatto trovare la sera del 3. La notizia era arrivata verso le 20, quando era appena cominciato il ricevimento in onore del ministro dello sviluppo economico Federica Guidi e della cospicua delegazione al seguito.

Il 6 il  Corriere della Sera pubblica una lunga intervista all’ambasciatore al Cairo Maurizio Massari. Il sette tocca a in Mezz’Ora , la trasmissione di Lucia Annunziata su Rai 3. Ora il diplomatico tace, silenzio assoluto. Una fonte della quale dobbiamo rispettare il desiderio di non essere citata ci riferisce che dalla Farnesina è arrivata una disposizione precisa e perentoria, uno stop che ha congelato le pubbliche esternazioni del diplomatico. Massari, un funzionario navigato che ha cominciato la sua carriera all’estero a Mosca ai tempi della perestrojka di Gorbaciov, si attiene all’indicazione con rigore.

CURIOSAMENTE il primo giorno del silenzio, l’8 febbraio, è coinciso con l’affiorare di una notizia clamorosa secondo la quale il giovane friulano sarebbe stato barbaramente ucciso perché «considerato una spia dagli egiziani». Il Tgcom24 in un «Punto sulle indagini» affidato a Paola Miglio riferisce una «voce circolata nei giorni scorsi» secondo la quale Giulio Regeni era «un informatore dei servizi segreti», in particolare dell’Aise, il controspionaggio italiano all’estero. Una notizia che in seguito è stata confermata come semplice «collaborazione» anche a questo giornale. Sabato anche al New York Times un funzionario della sicurezza egiziana che non viene identificato ha raccontato la «convinzione che (Regeni) fosse una spia».

Ma torniamo all’8 febbraio.

La Farnesina scende in campo per smentire con decisione: «L’ambasciatore d’Italia in Egitto, Maurizio Massari, non ha mai dichiarato in nessuna circostanza, che Giulio Regeni è stato ucciso perché gli egiziani lo consideravano una spia ed è pertanto del tutto estraneo al virgolettato riportato arbitrariamente» su alcuni organi di stampa. Le uniche dichiarazioni «vere» sono quelle al Corriere della Sera e a in Mezz’Ora . Sembra proprio che i media abbiano toccato un nervo scoperto del governo di Roma. Che una parte degli apparati di potere egiziani vedono come il fumo negli occhi.

GLI EPISODche autorizzano il sospetto sono diversi. L’attentato dell’11 luglio al consolato al Cairo, il fatto che il commando ritenuto responsabile sia stato eliminato da un blitz due mesi e mezzo dopo, l’incredibile ritrovamento del corpo torturato di Regeni proprio la sera del ricevimento in pompa magna del ministro Guidi, una coincidenza di tempi molto simile a un minaccioso avvertimento. L’Italia ha pestato qualche callo egiziano, in particolare si è opposta al generale Khalifa Haftar in Libia. All’interno della cerchia di potere del presidente al Sisi c’è qualcuno che fa di tutto per mettere i bastoni fra le ruote di Roma? Il capo dello stato egiziano ha promesso il suo interessamento ed ecco la risposta, un corpo straziato. D’altra parte lo stesso ambasciatore Massari nell’intervista al Corriere dice testualmente a proposito delle diverse versioni sulla fine di Regeni: «Questo va ricondotto alle dinamiche interne egiziane».