Juan Kuciak e Martina (Ansa)
Juan Kuciak e Martina (Ansa)

Bratislava, 1 marzo 2018  - Svolta nelle indagini sull'omicidio del del giornalista Jan Kuciak e della sua compagna Martina Kusnirova. Dopo il delitto la polizia slovacca ha arrestato l'imprenditore italiano Antonino Vadalà e altri sei nostri connazionali. Secondo il quotidiano locale Korzar, stamattina la polizia ha fatto irruzione in due appartamenti dell'imprenditore, uno a Michalovce e uno a Trebisov, nell'est del Paese. Oltre ad Antonino Vadalà, Sebastiano Vadalà e Bruno Vadalà, sono stati fermati  Diego Roda, Antonio Roda, e due persone chiamate Pietro Catroppa, uno di  54 e uno di 26 anni.

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Nei suoi articoli Kusac aveva scritto di legami tra la famiglia Vadalà e la 'ndrangheta calabrese. Il suo reportage è stato pubblicato ieri dal suo giornale. La polizia slovacca ha confermato l'arresto degli imprenditori italiani. "Posso confermare che perquisizioni e arresti sono stati eseguiti in diversi posti", ha detto il comandante della polizia Tibor Gaspar. Confermato anche il fatto che le persone arrestate erano state "citate" da Kuciak nell'ambito della "pista italiana" del suo articolo.

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Il ministro dell'Interno slovacco Robert Kalinak, intanto, ha annunciato su Facebook che la polizia italiana, Fbi, Europol e Scotland Yard hanno promesso il loro aiuto al Paese per l'inchiesta sull'omicidio del reporter.

Per Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Catanzaro, "è verosimile che dietro l'omicidio ci siano le famiglie calabresi . È ovvio che la 'ndrangheta è capace di fare queste cose". E ancora: "La 'ndrangheta è radicata, non infiltrata, non solo in tutta Italia ma anche nei paesi europei come Germania, Svizzera ma anche nell'Est europeo, oltre che in Slovacchia anche in Bulgaria e in Romania. La 'ndrangheta di sta estendendo verso l'Est", ha dichiaratoil procuratore ai microfoni di '6 su Radio 1'.

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'NDRANGHETA E POLITICA - Mentre le indagini proseguono a Bratislava, c'è stata una manifestazione per rendere omaggio al giornalista ucciso insieme alla fidanzata nella sua abitazione a Velka Maca, cittadina a est della capitale. Kuciak era nel mirino della malavita perché stava per pubblicare un'inchiesta sui legami tra esponenti politici slovacchi e l'imprenditore italiano che opera in Slovacchia e che avrebbe legami con la 'ndrangheta. L'indagine giornalistica punterebbero direttamente a persone molto vicine al premier Robert Fico. Tre alti esponenti del governo slovacco si sono già dimessi dopo l'omicidio. 


Candele per Jan Kuciak e la fidanzata Martina (Ansa)

QUATTRO FAMIGLIE ITALIANE - Le famiglie che avevano attirato la curiosità investigativa di Kuciak sono quattro, e tutte vicine alla 'ndrangheta, e quindi operanti anche in Calabria. Sono i Vadalà, Cinnante, Roda e Catroppa. I clan in questione gestivano i propri affari principalmente nel settore agricolo, ed erano proprietari di decine di aziende, con un patrimonio di decine di milioni di euro. In più, proprio perché operanti nel settore agricolo, le loro aziende percepivano anche sostegni dai fondi Ue.

Il reporter scomodo aveva portato alla luce i presunti legami tra Vadalà con l'entourage del premier slovacco. Subito si sono dimessi Maria Troskova, assistente del capo del governo, Vilian Jasan, segretario del consiglio di sicurezza e Marek Madaric, ministro della Cultura.

COMMISSIONE UE - La Commissione europea ha chiesto alla Slovacchia chiarimenti sull'utilizzo dei fondi dell'UE, alla luce dell'arresto di tre imprenditori italiani, che grazie alle loro aziende agricole li percepivano, legati all'assassinio del giornalista Jan Kuciak e della sua fidanzata. Il portavoce della Commissione Alexander Winterstein: "Gli Stati membri sono i primi a essere responsabili della gestione dei fondi Ue". Sottolinenando che la Commissione applica una politica di "tolleranza zero" sugli abusi e "prende molto seriamente le accuse" di malversazioni.

DDA REGGIO CALABRIA: AVVISATA LA SLOVACCHIA - Anche se non risultano coinvolti in inchieste giudiziarie in Calabria negli ultimi anni, i tre italiani arrestati in Slovacchia, le loro famiglie sono noti agli investigatori della Dda di Reggio Calabria. Antonino Vadalà è imparentato col presunto boss della cosca Domenico Vadalà, detto "Lupo di notte". La sua famiglia in passato rimase coinvolta in due indagini collegate (chiamate "bellu lavuru"), prima nel 2008, e poi nel 2012, che mostravano il patto per spartirsi, dopo anni di scontri tra cosche della 'ndrangheta della fascia ionica reggina, gli appalti per i lavori di ammodernamento della strada statale ionica.

Gaetano Paci, il procuratore facente funzioni di Reggio Calabria, rivela: "Già da tempo la Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria aveva ufficialmente posto all'attenzione degli organi di polizia internazionale e della polizia nazionale slovacca la necessità di monitorare le attività del gruppo dei calabresi". La Dda calabrese era stata insospettita dal repentino arricchimento dei tre oggi arrestati in Slovacchia.ù

"Il sospetto era nato focalizzando i movimenti degli arrestati, tutti appartenenti e collegati a famiglie mafiose di Bova Marina e di Africo Nuovo, per l'improvviso esplodere di posizioni di grande valore economico ed imprenditoriale in Slovacchia cui erano divenuti titolari: dalle iniziative sulle energie alternative, alle attività agricole e zootecniche. Paci continua: "Anche in quel Paese emerge, preoccupante, l'affermarsi del 'modello 'ndrangheta', capace di instaurare relazioni collusive con segmenti dell'establishment politico e amministrativo locale e condizionare a proprio vantaggio in maniera distorsiva".