New York, 1 giugno 2020 - Ancora una notte di scontri negli Stati Uniti, dove non accenna ad affievolirsi la protesta per la morte di George Floyd, cittadino afroamericano ucciso dalla polizia durante un arresto a Minneapolis. A nulla è valso il coprifuoco imposto nelle principali città degli Usa (circa 40, alla fine, quelle colpite dal provvedimento): migliaia di manifestanti sono scesi in strada per marciare ed esprimere la propria rabbia, per la sesta notte di fila. Tensioni e violenze tra i rivoltosi e il Secret Service - che si occupa della protezione del presidente degli Stati Uniti - anche nell'area della Casa Bianca, a Washington, mentre Donald Trump già da venerdì si è riparato nel unker di sicurezza della residenza presidenziale, insieme alla moglie Melania e al figlio Barron. Gli scontri sono andati avanti per ore, una cinquantina gli agenti del Secret Service rimasti feriti. Diversi monumenti di Washington sono stati sfregiati con scritte anche al National Mall.

Di fronte a tutto ciò, Trump ribadisce la linea della fermezza e chiede ai governatori di riprendere il controllo delle strade, di non essere "deboli" e di usare la forza di fronte alle proteste. Di contro, molti agenti di polizia solidarizzano con la protesta. Tra loro uno sceriffo del Michigan, Chris Swanson, che ha marciato insieme alla folla dando 'il 5' ai manifestanti.

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L'autopsia: "Morto per asfissia"

"Morto per asfissia dovuta a compressione del collo e della schiena". E' quanto emerso dall'autopsia indipendente che la famiglia di George Floyd ha fatto eseguire sul corpo del 46enne, morto una settimana fa a Minneapolis, dopo essere stato fermato dalla polizia. "George Floyd è morto sul posto": così Ben Crump, l'avvocato che assiste la famiglia della vittima, ha commentato i risultati dell'autopsia privata. Risultati che ribaltano l'autopsia ufficiale svolta dalla Contea di Hennepin che aveva escluso l'ipotesi di asfissia. Finora si era parlato di decesso di Floyd avvenuto in ospedale, un'ora dopo il ricovero. "L'ambulanza - ha aggiunto Crump - è stato il suo carro funebre". "I poliziotti - ha riferito l'altro legale, Antonio Romanucci - sono la ragione per cui è morto". Gli avvocati hanno denunciato "mancanze estreme e di sistema" del dipartimento di polizia di Minneapolis. 

Intanto c'è la data del funerale: si svolgerà il prossimo 9 giugno a Houston, in Texas, dove risiede la famiglia. Il 4 giugno ci sarà un memoriale a Minneapolis, dove l'uomo viveva quando è stato ucciso. Un secondo memoriale è previsto nella Carolina del Nord, dove George Floyd è nato.

Casa Bianca

Edifici, bidoni dell'immondizia, mezzi della polizia sono stati dati alla fiamme. Incendi anche a Lafayette Park di Washington, a pochi passi dalla Casa Bianca. Le forze di sicurezza rispondono con gas lacrimogeni, spray al pepe e granate stordenti. Le fiamme - subito estinte - hanno attinto anche l'ingresso della chiesa di St. John, nota come la chiesa dei presidenti perché frequentata dai capi di Stato, compreso Trump. Numerosi mezzi militari sono stati dispiegati a Pennsylvania avenue, davanti alla Casa Bianca, dove tengono banco le proteste per la morte di Geoge Floyd. Nella capitale Usa è stato deciso il coprifuoco dalle 19 locali di questa sera sera, l'una di notte in Italia.

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La protesta in Usa: morti e feriti

Il primo bilancio della notte da incubo americana parla di decine e decine di feriti e almeno 3 morti, con gli arresti che sono saliti a 2.500 nel weekend. Solo nelle ultime ore, a Minneapolis, sono state fermate 150 persone.

Oltre la metà dei 50 Stati americani ha attivato la Guardia nazionale in risposta alle proteste ed agli scontri che si sono diffusi in tutto il Paese.  Ad aver attivato la Guardia nazionale sono 26 stati, oltre al Distretto di Columbia: Arizona, Arkansas, California, Florida, Illinois, Michigan, Nebraska, Nevada, Oklahoma, Oregon, Virginia, Colorado, Georgia, Indiana, Kentucky, Minnesota, North Carolina, Ohio, Pennsylvania, South Carolina, South Dakota, Tennessee, Texas, Utah, Washington, Wisconsin.

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La contea di King nello Stato di Washington ha dichiarato lo stato di emergenza a causa della "violenza e dei furti associati alle proteste". Scontri e vuolenze si segnalano da una parte all'altra della costa.

A Louisville, in Kentucky, un uomo è rimasto ucciso in una sparatoria con la polizia durante le proteste. E sempre nel corso delle manifestazioni, due persone hanno perso la vita e un agente è rimasto ferito in una sparatoria a Davenport, Iowa. Il capo della polizia locale, Paul Sikorski, ha riferito in una conferenza stampa che tre agenti hanno subito un agguato mentre erano in pattugliamento e che vari colpi d'arma da fuoco hanno colpito la loro auto e uno di loro, che tuttavia non è in pericolo di vita, è rimasto ferito. La polizia ha poi arrestato diverse persone che fuggivano dalla scena a bordo di un'auto.

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A St. Paul un uomo è stato arrestato perché ha sfondato alla guida di un camion una transenna che proteggeva i manifestanti e ha rischiato di investirli.  A New York fermata dalla polizia anche la figlia del sindaco Bill de Blasio, Chiara. Si trovava in un assembramento non autorizzato vicino a Greenwich Village. Nel sobborgo di Santa Monica a Los Angeles, sono stati segnalati saccheggi nei negozi di un famoso centro commerciale sulla spiaggia. Ad Atlanta due agenti di polizia sono stati rimossi dopo aver usato il taser contro due studenti.

Michael Jordan

E oggi a rompere il silenzio è stato niente meno che Michael Jordan, leggenda vivente della Nba.  "Mi sento molto rattristato, ma anche decisamente arrabbiato - ha scritto su Twitter l'ex stella dei Chicago Bulls -. Vedo e provo il dolore, l'indignazione e la frustrazione di tutti", ha aggiunto prima di schierarsi "dalla parte di coloro che stanno protestando contro il razzismo insensato che c'è nel nostro Paese nei confronti della gente di colore". Quindi ha rincarato: "Ora ne abbiamo abbastanza. Io non ho le risposte, ma le nostre voci unite hanno una forza che nessuno puo' dividere".

Barack Obama

E si è fatto vivo anche Barack Obama: le proteste di questi giorni, scrive, "rappresentano la legittima frustrazione per decenni di fallimenti nel tentativo di riformare la polizia in America, ma non ci sono scuse per le violenze". L'ex presidente Usa sottolinea come la maggioranza dei manifestanti sia "pacifica, coraggiosa, responsabile e meriti rispetto e sostegno, non condanna". "Dovremmo lottare per assicurarci un presidente, un Congresso, una giustizia che veramente riconoscano il ruolo corrosivo che il razzismo continua a rivestire nella nostra società".

Anche Hollywood si mobilita

Sollecitati da un anchor della Cnn ("Che succede a Hollywood?", si era provocatoriamente chiesto), anche le star dello spettacolo sono scese in campo  per George Floyd. In prima linea Ariana Grande a Beyoncè, Rihanna e Cardi B., mentre Jamie Foxx si è unito alle marce a Minneapolis. Kendrick Sampson di 'Insecure', colpito da una proiettile di gomma e preso a manganellate da un poliziotto durante una manifestazione a Los Angeles, ha postato le immagini su Instagram. 
Spike Lee ha guidato la levata di scudi delle star con uno short. "La storia smetterà di ripetersi?", chiede il decano dei registi di colore nel breve film che mescola clip sugli arresti di Floyd e di Eric Garner, un altro nero ucciso dalla polizia nel 2014 a Staten Island (l'agente coinvolto, Daniel Pantaleo, non è mai stato incriminato) con scene da 'Do the Right Things' in cui il personaggio di Radio Raheem muore strangolato dalla polizia con una presa alla gola. 
"Come fa la gente a non capire perché ci comportiamo così? Questo non è nuovo, l'abbiamo visto con i riots degli anni Sessanta, l'assassinio di MLK, ogni volta che non otteniamo giustizia la gente reagisce per farsi sentire. Questo Paese è costruito sui nostri cadaveri", ha detto il regista.

L'indignazione d'altra parte non conosce colore e il bersaglio delle critiche è spesso Donald Trump. Dopo la popstar Taylor Swift (86 milioni di seguaci su Twitter, cinque milioni in più del presidente), un'altra artista bianca, Lady Gaga, ha denunciato il fallimento del tycoon "che detiene l'ufficio più potente del mondo ma continua a non offrire altro che ignoranza, pregiudizio e razzismo". 

Minneapolis

Commozione a Minneapolis, per il gesto del capo della polizia Medaria Arradondo. Il fratello di George Floyd, Philonise, attraverso una reporter in servizio a Minneapolis, gli ha chiesto se riteneva giusto che anche gli altri tre agenti, presenti all'arresto che ha portato alla morte di Floyd, dovessero essere arrestati.

Prima di rispondere alla domanda, Arradondo si è tolto simbolicamente il cappello in segno di rispetto per la vittima, esprimendo il suo "profondo dolore" verso la famiglia. Quindi ha affermato che li "riteneva complici" allo stesso livello di Derek Chauvin, il poliziotto che ha tenuto per nove minuti il ginocchio premuto sul collo di Floyd, immobilizzato a terra.

Nel riprendere il collegamento, con la voce rotta, la giornalista ha sottolineato il tributo del poliziotto, mentre il fratello di Floyd è scoppiato a piangere. La scena, finita sui social è diventata subito virale.