Manifestazione per il clima a Washington (Ansa)
Manifestazione per il clima a Washington (Ansa)

Roma, 29 ottobre 2021 - I leader del G20 potrebbero riconfemare l'impegno ad agire, nel solco degli impegni presi a Parigi nel 2015,  per cercare di limitare i cambiamenti climatici entro 1 grado e mezzo rispetto all'epoca preindustriale. In vista della COP26 che si apre domenica a Glasgow, non sarebbe un passo da poco e riaprirebbe la possibilità - oggi le chance sono ridotte al lumicino -  di ottenere un miglioramento sostanziale degli impegni di mitigazione, cioè di taglio delle emissioni di gas serra.  "I cambiamenti climatici rappresentano una sfida esistenziale" per la quale i leader mondiali si impegnano ad adottare provvedimenti urgenti con l'obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5° C si legge nella bozza del comunicato del G20 sul clima, ancora in fase di negoziato e suscettibile di modifica.

"Rispondendo all'appello della comunità scientifica, prendendo atto dei rapporti allarmanti dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) e consapevoli del nostro ruolo di leadership, ci impegniamo ad affrontare la sfida esistenziale del cambiamento climatico", si legge nella bozza, in cui i leader riconoscono che "le conseguenze del cambiamento climatico a 1,5 gradi sono molto inferiori rispetto a 2 gradi", previsti dall'Accordo di Parigi del 2015, e che quindi "devono essere avviate azioni immediate per mantenere l'obiettivo di 1,5 gradi a portata di mano". "Riconosciamo l'importanza cruciale del raggiungimento di zero emissioni nette globali di gas serra o della neutralità carbonica entro il 2050", si legge nella bozza, dove la data 2050 però appare tra parentesi dato che la Cina si pone l'obiettivo al 2060 e altri paesi come l'India di Modi e  il Brasile di Bolsonaro sono anche meno propensi a fissare scadenze rigide. 

Il G20 rappresenta circa l'80% delle emissioni globali di gas serra. I leader riaffermano il loro impegno alla "eliminazione e razionalizzazione dei sussidi alle fonti fossili entro il 2025" e affermano che "faranno del loro meglio" - formula pericolosamente generica -  per evitare di costruire nuove centrali a carbone senza abbattimento delle emissioni, aggiungendo la frase "tenendo conto delle circostanze nazionali", usata solitamente per non assumere impegni stringenti nei paesi che non vogliono assumerli e consentire così di raggiungere un consenso altrimenti non ottenibile. I leader del G20 - particolare questo importante se fosse confermato - dichiarano quindi di voler mettere fine entro quest'anno ai finanziamenti per la costruzione di centrali a carbone all'estero, per arrivare a un sistema energetico "ampiamente decarbonizzato" nel corso del 2030. E si impegnano - altro punto rilevante sul quale sta facendo pressione l'Italia -  a ridurre "in modo sostanziale" le emissioni di metano entro il 2030, ma anche questa scadenza è tra parentesi.

Infine, i leaer del G20 rimarcano l'importanza di rispettare l'impegno a finanziare la transizione ecologica dei paesi più poveri: "Sottolineiamo l'importanza di tenere fede all'impegno congiunto dei paesi sviluppati di mobilitare 100 miliardi di dollari l'anno da fonti pubbliche e private fino al 2025 per soddisfare le esigenze dei paesi in via di sviluppo, nell'ambito di iniziative di mitigazione e di trasparenza sull'attuazione". Un impegno preso nel lontano 2009 e sinora largamente inattuato. L'obiettivo della Cop 26 sarebbe quello di ottenere i fondi dal 2023.