Fronte Mar Rosso. Nuovi raid in Yemen. Un radar dei ribelli nel mirino degli Usa

Secondo giorno di bombardamenti occidentali contro gli Houthi. I miliziani filo-Iran: "Continueremo a colpire le navi dirette in Israele".

Fronte Mar Rosso. Nuovi raid in Yemen. Un radar dei ribelli nel mirino degli Usa
Fronte Mar Rosso. Nuovi raid in Yemen. Un radar dei ribelli nel mirino degli Usa

Due nuovi attacchi in risposta ad un contrattacco e per reiterare il messaggio: adesso basta. Il giorno dopo l’azione angloamericana in Yemen contro gli Houthi (attacco del quale il generale Douglas Sims, direttore delle operazioni al Joint staff, ha raddoppiato il numero dei siti colpiti, da 16 a 30, e aumentato del 50% l’intensità, da 100 a 150 tra missili e bombe di precisione), ieri sono stati resi noti due nuovi episodi. E si è chiarito meglio il lancio da parte degli Houthi di un missile antinave avvenuto l’altro ieri (quindi dopo l’attacco angloamericano avvenuto nelle prime ore di venerdì): si è infatti scoperto che ha preso di mira una petroliera battente bandiera panamense che trasportava petrolio russo e incrociava 90 km a sud di Aden. Il lancio è finito in mare a 4-500 metri dalla petroliera, ma ha rafforzato la convinzione nei comandi angloamericani che occorreva replicare il concetto. Così è stato.

La prima risposta è stata inviata ieri mattina presto. "Alle 3.45 ora di Sanaa (le 1,45 in Italia) del 13 gennaio – ha informato il Centcom – le forze degli Stati Uniti hanno effettuato un attacco contro un sito radar Houthi nello Yemen. L’azione è stata condotta dalla USS Carney (DDG 64) usando missili Tomahawk. Si è trattato di un’azione di follow-on su uno specifico bersaglio militare (un radar dell’aeroporto di al Dailami, ndr) associato agli attacchi effettuati il giorno precedente".

Ma c’è stato anche un secondo attacco, del quale sinora gli americani non hanno assunto la paternità. Attorno alle 17 di ieri esplosioni sono state udite nella zona sud della città portuale di Hodeida. Una fonte militare alleata con i ribelli ha detto alla France Presse che "è stato colpito il sito alla periferia di Hodeida da cui venerdì è stato lanciato un razzo Houthi".

Di certo il gruppo sciita yemenita sembra intenzionato a proseguire nella sua attività come se nulla fosse, e rilancia. "Dopo gli attacchi tutti gli interessi americani-britannici sono diventati obiettivi legittimi" ha detto il Consiglio Politico Supremo dei ribelli, mentre il portavoce degli Houthi, Mohammed Abdulsalam ha sostenuto che "gli attacchi non hanno avuto un impatto significativo sulle capacità degli Houthi di continuare a impedire alle navi commerciali legate ad Israele di passare attraverso il Mar Rosso. Continueremo a colpire".

In America il presidente Joe Biden si è difeso con forza dall’accusa fattagli da alcuni deputati, tra i quali alcuni democratici, per non avere informato il Congresso dell’attacco. Biden ha anche rivelato di aver mandato un messaggio riservato di avvertimento all’Iran sul rischio di escalation. In Europa il dibattito invece è tutto sulla missione navale europea.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ieri ha ribadito che "non è arrivata nessuna pressione da parte statunitense per partecipare all’attacco" ma ha annunciato che l’esecutivo "è pronto ad insistere perché i compiti della missione Ue si allarghino oppure a sostenere una nuova missione europea per garantire ancora meglio la tutela dei traffici. Con la Francia stiamo lavorando perché se ne discuta, e sono ottimista affinchè nella prossima riunione del Consiglio Europeo per gli Affari Esteri, si dia una risposta europea, quindi ancora più forte, per la legalità e la libera circolazione delle merci nel Mar Rosso". "L’Italia parteciperà sicuramente alla missione europea" ha detto in serata il ministro della Difesa Guido Crosetto al Tg1.

Già il 22 gennaio, il Consiglio potrebbe dare il via libera alla nuova struttura di Atalanta, proprio alla vigilia del passaggio del comando all’Italia che, al momento, pattuglia la zona con due fregate, la Federico Martinengo (in arrivo) e la Virginio Fasan, delle quali solo la Martinengo dovrebbe rimanere se l’Ue, come pare, darà il via a una missione con tre navi: una tedesca, una italiana e una forse francese.

Alessandro Farruggia