Il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, con Matteo Renzi (Ansa)
Il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, con Matteo Renzi (Ansa)

Roma, 20 gennaio 2016 - Continua il braccio di ferro tra Roma e Bruxelles. Dopo i botta e risposta nei giorni scorsi fra il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker e il premier Matteo Renzi, oggi l'Ue rincara la dose. E lo fa tramite il francese Pierre Moscovici, commissario agli Affari economici, che in un'intervista a Bloomberg Tv a Davos, torna sui conti italiani: "È chiaro che l'Italia debba ora muoversi per ridurre il debito". "Sì, il governo italiano sta facendo le riforme ed è una cosa positiva" e "sì, sta riducendo il deficit può anche usare la flessibilità", ammette Moscovici.

NODO FLESSIBILITA' - Ma non basta: "E' necessario che il rapporto debito-Pil diminuisca". La flessibilità non manca all'Italia, sottolinea il francese: "Ha usato tutta quella prevista dal Patto di stabilità, inclusa la clausola sugli investimenti e quella sulle riforma strutturali", dice a margine del forum economico mondiale. E non c'è "nessun altro paese" che abbia fatto altrettanto. La richiesta di ulteriore flessibilità per l'accoglienza ai migranti, sostiene, "deve essere ancora presa in considerazione". Ma non ci sono pregiudiziali. "La Commissione Europea non può essere accusata di agire contro l'Italia", continua Moscovici che invita a lavorare per abbassare i toni perché "non c'è nessuna guerra in corso fra l'Europa e Roma". 

JUCKER: SOLO PAROLE MASCHIE - Jean Claude Juncker da parte sua smorza la polemica, mentre annuncia un vertice straordinario sulla questione migranti: "Nessun problema tra il governo italiano e la Commissione europea, a parte un dibattito che qualche volte è condotto con parole maschie e virili". Normale amministrazione, insoma, per Jucker che ribadisce di avere un buon rapporto con Renzi: "scambi "vivaci" che "non portano a conseguenze". Una posizione condivisa dal presidente dell'Europarlamento Martin Schulz oggi in una conferenza stampa a Strasburgo: "Le controversie nella vita politica sono assolutamente normali, e stiamo lavorando per trovare una soluzione". Insomma, non esiste un problema Italia in seno all'Ue. Tra l'altro, "il vostro è un paese meraviglioso".

Intanto Renzi fa le sue mosse e piazza nello scacchiere una pedina ad hoc. Carlo Calenda sarà il nostro ambasciatore permanente all’Unione europea, al posto Stefano Sannino. Via dunque un diplomatico 'moderato' e incline alla mediazione, dentro una personalità più muscolare. Un battitore libero, uomo di governo (è viceministro allo sviluppo), "maschio" come direbbe Juncker. E naturalmente fedelissimo del premier, che meglio si accorda con la linea del governo. 

INDAGINE UE SU ILVA DI TARANTO - E dall'Europa arriva un altro grattacapo per Palazzo Chigi: la Commissione Ue ha avviato un'indagine approfondita per stabilire se il sostegno dato dallo Stato italiano all'Ilva di Taranto rispetti le norme sugli aiuti di Stato. Nell'indagine la Commissione "vaglierà in particolare se l'accesso agevolato al finanziamento accordato all'Ilva per ammodernare lo stabilimento di Taranto le dia un vantaggio sui concorrenti. Data l'urgenza di decontaminare il sito, la Commissione prevede anche garanzie che consentono all'Italia di attuare subito il risanamento ambientale".

Le norme Ue sugli aiuti di Stato consentono solo di promuovere la competitività a lungo termine e l'efficienza delle acciaierie, ma non di sostenere i produttori che versano in difficoltà finanziarie. "Collaboreremo con l'Italia per superare le nostre attuali preoccupazioni - precisa la commissaria responsabile della concorrenza, Margrethe Vestager - La migliore garanzia di un futuro sostenibile per la produzione siderurgica nel Tarantino è la cessione delle attività dell' Ilva". La Commissione ha ricevuto numerose denunce di parti interessate contro misure che lo Stato italiano avrebbe adottato per tenere artificialmente a galla lo stabilimento, misure che, in considerazione delle consistenti capacità di produzione dello stabilimento, potrebbero comportare una distorsione significativa della concorrenza.