Logo di Facebook (Ansa)
Logo di Facebook (Ansa)

New York, 25 ottobre 2021 - Diciassette tra i maggiori media americani hanno iniziato a pubblicare i cosiddetti 'Facebook papers' e il social network di Mark Zuckerberg, ancora una volta, non ci fa una bella figura. Stanno diventanto di pubblico dominio le 10mila pagine di documenti interni che Frances Haugen, ex-product manager di Facebook, ha trasmesso alla Sec (Securities and Exchange Commission) e al Congresso degli Stati Uniti nel momento in cui ha denunciato la politica aziendale, secondo lei "divisiva" per la democrazia.

Il contenuto dei 'papers'

Si tratta fondamentalmente di presentazioni, appunti, ricerche e report interni all'azienda che offrono uno spaccato sul modo in cui i dirigenti del gigante digitale hanno valutato fino a ora il rapporto tra la sicurezza pubblica e l'interesse economico dello stesso Facebook. I documenti dimostrano che la multinazionale ha sempre tenuto traccia di quanto succedeva nei suoi 'feed', mentre nel mondo reale accadevano i fatti. I punti controversi sono tanti. Spiccano, in particolare, gli allarmi in merito a discorsi d'odio e disinformazione lanciati dai dipendenti, e poi ignorati. Un esempio su tutti: nel 2020, mentre scoppiavano tensioni a Nuova Delhi, in India, e morivano 53 persone, circolavano su Facebook contenuti anti-islamici e post di incitazione alla violenza. I dipendenti avevano presentato un esposto a tal proposito, senza che poi si facesse nulla di concreto per impedire la condivisione.

Un altro esempio arriva dal Washington Post. Zuckerberg stesso, secondo quanto riportato nei 'papers', avrebbe fatto seguito alla richiesta del partito comunista del Vietnam di oscurare contenuti di dissidenti anti-governativi: tutto per non rischiare di perdere il mercato vietnamita.

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La reazione di Facebook

Confrontando i dati delle 10mila pagina con le dichiarazioni pubbliche di Zuckerberg a difesa della sua creazione, i conti non sembrano tornare. Ad esempio, lo scorso anno il Ceo di Facebook ha affermato di fronte al Congresso Usa che il social media rimuove il 94% dei discorsi d'odio che trova sulla sua piattaforma: i 'papers' parlano del 5%. Dopo un primo momento di silenzio, le alte sfere di Facebook hanno deciso di rispondere. La scorsa settimana, su Twitter, il vice-presidente della comunicazione John Pinette aveva definito i 'papers' una "selezione organizzata di milioni di documenti" che "non possono essere usati per tirare delle conclusioni giuste". Più recentemente, invece, un portavoce dell'azienda ha rilasciato una dichiarazione alla Cnn, che è una delle 17 testate coinvolte nella pubblicazione delle carte. "Al cuore di queste notizie - ha detto il portavoce- c'è una premessa falsa. Siamo un business e facciamo profitti, ma l'idea che lo facciamo alle spese della sicurezza o benessere delle persone è un'ipotesi che non prende in considerazione i nostri stessi interessi commerciali".

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