Kathmandu, 24 maggio 2019 - E' strage di alpinisti sull'Everest, bloccati in coda per l'affollamento delle vie di ascesa e discesa per la vetta più famosa del mondo. L'ultimo bollettino è di 5 morti nelle ultime 48 ore, otto in una sola settimana. 

L'alto numero di morti, più di tutto l'intero 2018, spiegano le autorità nepalesi, è dovuto anche al grande traffico sulla montagna per le molte spedizioni in vetta. Ieri c'erano almeno in 120 persone sull'Everest, all'apertura della finestra meteorologica in questa stagione.

Dopo la morte dell'americano 55enne Donald Lynn Cash, colpito ieri da un malore dopo essere riuscito nell'impresa, oggi hanno perso la vita altre quattro persone: due indiani, un austriaco e un nepalese.

Oltre alle normali difficoltà, e rischi, che presenta un'ascesa dell'Everest, il problema imprevisto sono le code in attesa di poter passare. Gli alpinisti fermi per ore, rischiano il congelamento e in condizioni estreme dovute alla rarefazione dell'aria. L'area congestionata per l'alto numero di scalatori è stata ribattezzata la "death zone". Lì il 27enne indiano, Nihal Bagwan, bloccato per più di dodici ore, e distrutto dalla fatica, ha accusato il malore. "Gli sherpa lo hanno riportato al campo 4 dove è spirato", ha raccontato Keshav Paudel dell'agenzia Peak Promotion. Anche l'altra vittima indiana, Kalpana Das, 52 anni, era riuscita ad arrivare sulla cima, ma è morta durante la discesa.

Tra le vittime anche una guida nepalese, Dhurba Bista, 33 anni, deceduta al campo base, dopo essersi sentita male al campo 3 a 7.158 metri di altitudine. Invece dall'altro versante della montagna un alpinista austriaco di 65 anni è deceduto sulla via tibetana, meno frequentata della nepalese, ne dà notizia il suo organizzatore.

Qomolangma, come è noto l'Everest in tibetano, è stata interessata da maggiori precipitazioni nevose rispetto agli anni precedenti, che ne hanno ritardando la finestra meteorologica per le scalate.