Parlamento Europeo, Strasburgo (Lapresse)
Parlamento Europeo, Strasburgo (Lapresse)

Berlino, 22 febbraio 2019 – “I fondi dell’Unione Europea devono andare solo ai Paesi con i conti in regola“. L’asse Francia - Germania ha prodotto l'ennesimo giro di vite, un’intesa che mira a collegare la distribuzione di risorse economiche nella Ue ai comportamenti dei governi virtuosi. Quelli che faranno le riforme otterranno fondi. Nell’ultimo accordo tra Parigi e Berlino sull’eurobudget prevale la linea tedesca, affinché gli effetti derivanti dal nuovo strumento producano convergenza e competitività. Frankfurter Allgemeine Zeitung cita un documento di quattro pagine che circola da tempo, e che secondo quanto sostiene il ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz, sarà formalizzato, di concerto con la parte francese, entro fine settimana. L’eurobudget dovrebbe essere un braccio del bilancio europeo finalizzato a sostenere le riforme identificate nell’ambito del semestre. Come possibili fonti di finanziamento del budget, Berlino e Parigi citano tre opzioni: la tobin tax, fette di bilancio Ue e mezzi provenienti dall’Ue Invest, programma che succede al cosiddetto fondo Juncker di Bruxelles.

I fondi diventerebbero accessibili solo a riforme fatte: si istituirebbe su questo punto un legame vincolante. Questo documento comune viene considerato la base per la trattativa con gli altri ministri delle finanze dell’Eurozona. Martedì scorso il ministro delle finanze francese, Bruno le Maire, era a Berlino per presentare con Scholz un patto sulla politica industriale comune, nell’ambito della stretta collaborazione franco-tedesca rilanciata dall’accordo di Aquisgrana. Nell’occasione i due ministri si erano confrontati ancora una volta sull’eurobudget, arrivando a un’intesa. Nell’ambito di questo incontro i ministri hanno rilanciato anche la questione dell’adeguamento delle regole antitrust europee, alla luce della necessità di affrontare il mercato globale. Un tema divenuto cruciale per le due capitali dopo la bocciatura della fusione Siemes-Alstom, contestata da entrambi i governi come frutto di una impostazione troppo limitativa delle regole europee.