23 mar 2022

La Nato e la finta invasione della Norvegia: così gli italiani si esercitano alla guerra

La simulazione ha fatto infuriare Putin. Coinvolti anche paesi neutrali come Svezia e Finlandia

beppe boni
Esteri

Narvik (Norvegia) - Le pale dell'elicottero si stagliano contro il cielo grigio e nel vortice del rumore rompono la monotonia del panorama mentre la neve si alza in un grande polverone bianco che annebbia i contorni. Uno, due tre, quattro fuori tutti. I fucilieri della Brigata San Marco saltano a terra e si dispongono nella figura tattica con le armi spianate. Sono una sessantina. Il nemico potrebbe arrivare da un momento all'altro anche se gli uomini contano sul fattore sorpresa. I marò sono partiti con gli elicotteri poco prima dall'incrociatore Garibaldi al largo di Narvik, una nave di 180 metri capace di portare 18 velivoli di cui 6 sempre operativi sui ponti, che li ha scaricati nelle retrovie della Norvegia invasa da un Paese ostile. Le forze della Nato intervengono per difendere il membro dell'Alleanza aggredito dal nemico.

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Eccola qua la guerra finta, mentre in Ucraina si combatte quella vera. I marò del San Marco in questa simulazione hanno di fronte come 'nemico' il 3° Reggimento Alpini Pinerolo della Brigata Taurinense che ufficialmente hanno occupato il terreno e devono difenderlo con mezzi cingolati Bv206 dotati di mortai e missili controcarro. Dal punto di vista dell'esercitazione in gergo militare è la cosiddetta forza opponente. Così ci si addestra ad attaccare e a difendere. Sono due dei reparti italiani che prendono parte alla grande esercitazione Nato Cold Response 22 in Norvegia, quella che ha fatto arrabbiare Vladimir Putin, il quale ha dichiarato che si tratta di una provocazione. E' falso ovviamente, perchè la Cold Response, che termina il 1 aprile, è stata pianificata oltre otto mesi fa ed è inserita in una mappa di eventi periodici. Ovvio che in questo caso vengono testati uomini e mezzi con un'ottica particolare nella prospettiva di ciò che sta accadendo in Ucraina e quindi è un banco di prova che assume maggior significato.

L'esercitazione è stata organizzata dalla Norvegia, membro Nato ma comprende anche Paesi partner come Finlandia e Svezia, ufficialmente neutrali. Anche questo ha indispettito la Russia che ha negato la presenza dell'ambasciatore, invitato, come accade in questi casi, ad assistere alle operazioni.

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La Cold Response  rappresenta un banco di prova dell'interoperabilità degli assetti dell'Alleanza Atlantica in ambienti estremi, tipici dell'inverno nordico dove i soldati devono dimostrare di essere in grado di combattere a terra, in mare e in aria nel gelido clima artico. Le esercitazioni della serie Cold Response sono condotte regolarmente ogni due anni in Norvegia e pianificate per tempo. Le Forze armate italiane sono presenti con l'incrociatore portaeromobili Giuseppe Garibaldi. L'unità navale, salpata dal porto di Narvik (Norvegia) lo scorso 12 marzo, gioca un ruolo centrale nell'esercitazione in quanto svolge il riferimento di nave di bandiera sotto la regia del comandante della Task Force Anfibia multinazionale, il contrammiraglio Valentino Rinaldi.

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E' presente a bordo anche una componente interforze nazionale nello staff, con personale dell'Esercito italiano e dell'Aeronautica militare. Ovviamente la Garibaldi, ufficialmente un incrociatore ma capace di svolgere anche di funzioni da portaerei per gli Harrier, opera in stretta sinergia con assetti di diverse Forze armate straniere, mettendo a frutto l'addestramento specifico svolto negli ultimi mesi dalle donne e dagli uomini della Marina. Sulla Garibaldi a sovrintendere alle operazioni ci sono anche il comandante della forza da sbarco (Commander landing force) statunitense, ruolo ricoperto dal generale di brigata dei marines, Anthony M. Henderson, comandante del 2°Marine Expeditionary brigade e un nutrito staff interforze italiano.L'esercitazione norvegese è imponente: vi prendono parte 30mila militari di 25 nazioni, 200 aerei, 50 navi .

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