New York, 11 agosto 2019 - A oltre 24 ore dal suicidio del finanziere Jeffrey Epstein, in una prigione federale di Manhattan, sono ancora molti gli aspetti da chiarire. Il miliardario 66enne è stato trovato impiccato nella sua cella alle 6.30 di sabato mattina.

I DUBBI DEL NEW YORK TIMES - Il New York Times ha rivelato che l'uomo doveva essere controllato dalle guardie ogni trenta minuti, ma la notte del suicidio la procedura non sarebbe stata seguita, aggiungendo un altro particolare. Il compagno di cella del magnate era stato trasferito, lasciando Epstein da solo in cella appena due settimane dopo il primo tentativo di suicidio. Lo scorso mese si era verificato un precedente preoccupante: l'uomo era stato trovato in cella con ferite al collo in un apparente tentativo di suicidio e portato in ospedale. 

APERTE 3 INDAGINI - Sono state aperte tre indagini: una della Fbi, un'altra da parte del ministro della Giustizia - in considerazione del fatto che che il Metropolitan Correctional Center dipende dall'Ufficio federale delle prigioni - e uno da parte della città di New York. Si cercano di appurare innanzitutto le circostanze che hanno portato il 23 luglio a togliere la sorveglianza speciale su di un detenuto che si sospetta abbia già tentato di togliersi la vita ai primi di luglio, dopo l'arresto e dopo che il giudice rifiutò la richiesta degli arresti domiciliari. Non è del tutto chiaro - raccontano alcune fonti - se i segni sul collo rinvenuti allora fossero il risultato di un tentato suicidio o quello di un'aggressione. Epstein raccontò di essere stato aggredito e chiamato "pedofilo", ma le autorità carcerarie lo misero comunque sotto osservazione per timore suicidio.

LE SUE FREQUENTAZIONI - Il finanziere era stato arrestato il 6 luglio con l'accusa di aver pagato ragazze sotto i 18 anni per compiere atti sessuali nelle sue case di Manhattan e in Florida tra il 2002 e il 2015. Inoltre era stato accusato di aver corrotto potenziali testimoni. Rischiava 45 anni in carcere. La sua ambizione, dichiarata senza pudori, era di mettere incinte venti ragazze per volta, poter vantare dozzine di figli sparsi per il mondo e perpetuare così il suo Dna. Grazie al suo patrimonio e alla ricche donazioni offerte a centri universitari e fondazioni internazionali, il ricco imprenditore ospitava nel suo ranch nel Nuovo Messico uno stuolo di scienziati e ricercatori di fama mondiale, dal Nobel per la fisica Murray Gell Mann, a Stephen Hawking, al neurologo Oliver Sacks, con i quali amava discutere delle sue teorie umanistiche iperboliche e dell’interesse spasmodico per l’ingegneria genetica e l’intelligenza artificiale.

TRUMP VS CLINTON - Nella galleria di frequentazioni di altissimo profilo di Epstein figurerebbero anche il presidente Usa Donald Trump, l'ex presidente Bill Clinton e il principe Andrea di Gran Bretagna (travolto a suo volta dallo scandalo). Il tycoon, il mese scorso, aveva dichiarato di non avere più rapporti con lui da un quindicennio e di non essere "un fan di Jeffrey Epstein", focalizzando la sua attenzione sui presunti rapporti tra Epstein e la famiglia Clinton. "Ridicole e false, e il presidente Trump dovrebbe saperlo": così il portavoce di Bill Clinton, Angel Urena, replica a Trump che, dopo il suicidio del miliardario, ha ritwittato alcuni post che collegano la sua morte alla famiglia Clinton. Il presidente "è forse pronto per il 25mo emendamento?", aggiunge Urena, riferendosi alle norme della costituzione americana che prevedono la rimozione del presidente se si dimostra incapace di svolgere i suoi doveri a causa di una instabilità mentale.

I DUBBI DEL SINDACO DI NEW YORK - La morte di Epstein è avvenuta all'indomani della diffusione di documenti che rivelavano nuove accuse contro di lui, ma anche contro molte delle personalità di alto profilo a lui associate. Il Metropolitan Correctional Center di New York, dove Epstein era detenuto, è considerato una struttura molto sicura e il suicidio sta sollevando moltissimi dubbi: molti si chiedono cosa avrebbe potuto raccontare se fosse rimasto vivo. Il sindaco di New York, Bill de Blasio, si pone questa domanda pubblicamente: "Quello che tanti di noi vorrebbero conoscere è: cosa sapeva?" ha detto il primo cittadino, secondo la BBC. "Quanti altri milionari e miliardari - ha continuato - erano parte delle attività illegali in cui lui era impegnato? E' troppo facile così, che non possa incriminare altri".