4 mag 2022

Embargo sul petrolio russo, le conseguenze per l'Italia: quanto importiamo. Il caso Priolo

La sostituzione con greggio proveniente da altri Paesi è fattibile ma servirà alla causa? Ecco perché per Putin potrebbe persino essere una vittoria. Pressing degli ambientalisti per tagliare i consumi di combustibile fossile

alessandro farruggia
Esteri
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Piattaforma per l'estrazione di petrolio (Alive)

Roma, 4 maggio 2022 - L'embargo progressivo sul petrolio russo, proposto oggi dalla presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen, è fattibile, seppure pagando lo scotto di un aumento del prezzo del barile. Ma produrrà gli effetti attesi su Mosca? Sarà efficace? In Italia quali saranno le ripercussioni? 

I Paesi Ue che più importano dalla Russia

Anche senza l’embargo, molti paesi europei hanno già ridotto la loro dipendenza dal petrolio russo, la Germania dal 35% al 12%. Quindi, si può fare. I Paesi che importano più greggio russo sono la Germania (28,1 mega tonnellate), la Polonia (17,9), l’Olanda (13,1), la Finlandia (9) e il Belgio (8,2). L’Unione Europea è collegata alla Russia tramite oleodotti, ma il 90% del greggio russo è spedito in Europa via mare. Dai porti di Primorsk e Ust, sul mar Baltico, vengono riforniti gli stati del Nord Europa, in primis attraverso il porto di Rotterdam (25% del totale) Danzica e Le Havre, mentre da quello di Novorossiysk sul mar Nero il greggio arriva ai Paesi del Mediterraneo, principali porti di destinazione Marsiglia e Trieste.

Il caso Italia: la raffineria di Priolo 

La quota di mercato italiano coperto con petrolio russo è oggi del 10,1%, pari a 5.7 milioni di tonnellate. I primi paesi dai quali importiamo solo Azerbagian (23%), Libia (18%) e Iraq (14.5%). E’ già accaduto in passato di dover sostituire all’improvviso importanti fornitori: nel 2011 accadde con la Libia, da cui importavamo oltre il 20% del fabbisogno, o anche nel 2013 con l’embargo all’Iran che pesava per oltre il 25%. Quindi è possibile tagliare le importazioni dalla Russia. 

Ma oltre a dover fronteggiar l’aumento del prezzo del petrolio da qui a fine anno, l’Italia avrà da risolvere un altro problema che riguarda la raffineria ISAB di Priolo, azienda italiana di proprietà della Litasco SA, società svizzera parte del gruppo russo Lukoil. Sebbene non sia soggetta a sanzioni l'ISAB è oggi costretta ad acquistare la quasi totalità di grezzo dalla Russia per le enormi difficoltà di credito che sta incontrando. Senza un intervento del governo — si ventila l’ipotesi di nazionalizzazione che però fonti governative al momento escludono — la situazione rischia di diventare rapidamente insostenibile. Visto che si tratta di una raffineria che occupa oltre 3.500 persone tra occupati diretti e indotto e copre il 10% della raffinazione in Italia (con un potenziale del 20%), una soluzione va trovata.

Secondo l’Istat l’acquisto di prodotti energetici dalla Russia (gas, petrolio e carbone) è costato all’Italia due miliardi di euro a febbraio, oltre tre miliardi e mezzo se si considerano i primi due mesi dell'anno. E’ un aumento clamoroso: +520 % se si prende il solo dato di febbraio (nel 2021 erano stati 339 milioni), +256 % nel cumulato del bimestre (meno di un miliardo di euro, l'anno scorso). Così, come gli altri paesi europei, finanziamo la guerra di Putin. Quindi l'exit strategy dalle importazioni energetiche russe è necessaria e urgente.

Ma l'embargo serve? L'opzione tariffe punitive 

Ma l’embargo graduale servirà? Gli americani hanno qualche dubbio e così autorevoli centri di ricerca come l’europeo Brueghel: “Questa - dice - è tutt'altro che l'opzione migliore. Ridurre gli acquisti di petrolio russo a zero nel tempo potrebbe lasciare alti i ricavi russi (che avrebbero tutto il tempo per cercare nuovi compratori) mentre implica diverse conseguenze negative a breve e lungo termine per l'UE. Paradossalmente, un tale embargo potrebbe anche risultare in una vittoria per la Russia, almeno nel breve termine, e una perdita per l'UE e l'economia mondiale nel suo complesso".

  "Un'alternativa migliore - scrive il centro di ricerca di Bruxelles in un suo recentissimo rapporto  - sarebbe uno strumento più flessibile che può aumentare/ridurre la pressione sulla Russia a seconda della situazione in Ucraina. Una tariffa punitiva su tutte le esportazioni russe di petrolio greggio, prodotti petroliferi e gas naturale affronterebbe tutte le questioni che creerebbe un embargo totale. Ridurrebbe immediatamente le entrate russe. Tuttavia, la Russia avrebbe ancora un incentivo ad esportare verso gli acquirenti occidentali e sarebbe quindi improbabile che costruisse rapidamente nuove infrastrutture per esportare combustibile fossile in paesi terzi. Una tariffa potrebbe anche essere regolata a seconda degli sviluppi politici. Una tariffa punitiva su tutte le importazioni di energia dalla Russia sarebbe una scelta migliore di un embargo graduale su combustibili selezionati”.

Greenpeace: tagliare il consumo di petrolio 

Gli ambientalisti vanno oltre. "Il divieto dell'importazione dell'UE sul petrolio russo  - osserva Silvia Pastorelli di Greenpeace Eu  - è atteso da tempo ed è un passo significativo per sgonfiare il forziere di guerra di Putin. Tuttavia, avrà effetto troppo lentamente, permettendo a Putin di trovare altri clienti per il suo petrolio da qui alla fine dell'anno. La risposta alla dipendenza dal petrolio dell'Europa non può essere semplicemente trovare nuovi fornitori, ma andare alla radice del problema tagliando il consumo di petrolio e accelerando la transizione alle energie rinnovabili. Per sganciare completamente l'UE dal greggio sporco, i leader europei devono trasformare rapidamente il settore dei trasporti e accelerare le soluzioni che possono essere attuate rapidamente, come il divieto dei voli a corto raggio, spostando il trasporto dalla strada alla ferrovia e potenziando il trasporto pubblico. Mentre le persone in Europa lottano con i prezzi del carburante alle stelle, i leader dell'UE devono fermare l'industria dei combustibili fossili dal trarre profitto dalla guerra, dai conflitti e dalla crisi climatica, e imporre tasse su questi profitti immorali". 

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