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Elezioni Svezia, lo storico: socialdemocrazia al capolinea

Rusconi e la crisi dei progressisti: "Hanno falllito sull'integraizone dei migranti"

di ALESSANDRO FARRUGGIA
Ultimo aggiornamento il 10 settembre 2018 alle 10:49
Gian Enrico Rusconi, omaggio

Roma, 10 settembre 2018 - "I socialdemocratici svedesi perdono grossomodo tre punti ma non crollano restando il primo partito, il centro cala ma tutto sommato tiene e l’ultradestra avanza ma non sfonda come pensavamo. Questo risultato mi lascia un pò più rilassato. Alle prossime elezioni europee i sovranisti e simili faranno bene, avanzeranno, ma probabilmente non ripeteranno quanto visto in Ungheria e in Austria". Cosi il politologo e germanista dell’università di Torino Gian Enrico Rusconi.

Quella dei socialdemocratici europei è una china fatalmente discendente?

"Si potrebbe dire, e c’è chi lo ha detto, che è finito il secolo della socialdemocrazia, e non tanto per colpa dei partiti ma per colpa del cambiamento delle classi, della società. Che la socialdemocrazia è vittima di un cambiamento epocale. Certo è che oggi i partiti socialdemocratici sono visti come un partito dello status quo. Da qui, la perdita dei consensi".

I partiti di sinistra possono ancora trovare una strategia per recuperare i consensi perduti?

"Sarà dura invertire il trend, pur se non è impossibile. Da un lato potrebbero, come tenta di fare la Spd in Germania, recuperare un ruolo come partito dei diritti. Ma a mio avviso quello che manca davvero è la visione europea di una Europa solidale: se non sapranno trovarla, se non sapranno avere capacità di visione, saranno destinati un declino irreversibile".

L’estrema destra ha un limite insuperabile?

"In Svezia come in Francia e in Olanda, ha mostrato di andare avanti ma di non saper fondare. Sarà così anche in Germania? Mentre in Germania Alternative fur Deutschland insidia e supera direttamente la Spd, in Svezia no. L’Spd il 26-28% dei socialisti svedesi se lo sogna. La cartina al tornasole di quello che sarà alle prossime europee la avremo il mese prossimo nelle elezioni in Baviera e nel Meclemburgo, che ovviamente hanno una importanza enorme. Ma certo il risultato in Svezia è un segnale interessante e non scontato".

Quale è il tema che sta orientando le opinioni pubbliche a favore dei sovranisti e della destra? L’onda lunga della crisi economica o l’immigrazione?

"Senz’altro il secondo tema. Io stesso non pensavo. Sono stupito che Paesi che tutto sommato stanno bene come la Svezia o la stessa Germania il tema delle migrazioni abbia nascosto ogni altro. Gli stessi sindacati tedeschi non se ne capacitano, dicono: i nostri associati, dicono, sono più preoccupati degli immigrati che delle condizioni di lavoro. La questione migratoria è andata al di là della razionalità ed è diventata una questione identitaria ben al di là del fatto che alcuni migranti commettono dei delitti. E il fenomeno, sono convinto è destinato a rimanere".

L’integrazione ha fallito?

"L’errore della sinistra è stato di pensare che fosse facile creare l’integrazione, che bastasse dare un lavoro, lo stato sociale. E invece no, si scopre che pur vivendo con noi non diventano come noi, mantengono, legittimamente per carità, la loro identità. Il fatto che una buona integrazione fosse possibile si sta rivelando un’illusione. Dieci anni fa non lo avremmo detto, pensavano che l’integrazione fosse un obiettivo ragionevole. Ci sbagliavamo. E l’avanzata dei populismi e dei partiti di destra ne è il risultato".

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