Il primo ministro britannico Boris Johnson (Ansa)
Il primo ministro britannico Boris Johnson (Ansa)

Londra, 12 dicembre 2019 - Questione di Brexit. A tre anni dal referendum con cui i cittadini britannici hanno deciso di lasciare la Ue, la Gran Bretagna il 12 dicembre tornerà alle urne per la terza volta dal 2014. Il primo ministro Boris Johnson spera di non ripetere la disastrosa performance di Theresa May, che nel 2017, dopo aver indetto un voto lampo, riuscì a perdere la maggioranza, costringendo i Tory ad allearsi con gli unionisti del Dup. Un sodalizio, alla prova dei fatti, stabile come la nitroglicerina. Un asse incrinato che ha impedito al governo di far digerire al Parlamento sia un accordo con la Ue sulla Brexit sia un'uscita dall'Unione europea senza alcun paracadute. Ma vediamo come arriva la Gran Bretagna al voto e quali scenari si possono aprire.

FOCUS / Exit poll: trionfo a valanga per i Tory

La fine del bipolarismo in Gran Bretagna

Secondo la maggioranza degli analisti, il risultato di queste elezioni è molto difficile da prevedere proprio perché lo scenario politico britannico è radicalmente cambiato rispetto al 2016. “La nazione – fa notare l'Economist – è sempre più polarizzata tra chi vorrebbe lasciare Bruxelles e chi invece vorrebbe restare. Il tradizionale bipartitismo, a causa della forte posizione pro Ue dei Liberal democratici e dell'altrettanta convinta ideologia anti europeista del Brexit party, si è frammentato. E questo senza contare che anche i nazionalisti scozzesi e gallesi hanno eroso supporto a Labour e Tory”.

​Il sistema elettorale in Inghilterra

A giocare un ruolo fondamentale in questa tornata sarà proprio il sistema elettorale britannico. In Gran Bretagna si vota con l'uninominale secco: i seggi vengono assegnati ai candidati che si assicurano la maggioranza dei voti nel loro collegio (in totale ce ne sono 650 in palio). Un metodo che potrebbe spingere gli elettori a votare tatticamente: i supporter del Leave (chi vuole uscire dalla Ue) o del Remain (chi vuole restare) potrebbero infatti fare zapping tra un partito e l'altro, scegliendo di volta in volta il candidato più vicino alla loro posizione sull'Europa.

Il meteo nel Regno Unito

Un altro dei fattori chiave potrebbe essere il tempo. I seggi resteranno aperti dalle 7 alle 22 (8-23 ora italiana) in una giornata dove è prevista molta pioggia e in alcune zone della Scozia addirittura neve. Il maltempo potrebbe fortemente condizionare l'affluenza e risultare decisivo nei collegi più in bilico.

I sondaggi in vista delle elezioni

Anche se, proprio per il ruolo giocato dal sistema elettorale i sondaggi a livello nazionale non hanno una grande valore, i Tory sono in vantaggio di una decina di punti sul Labour di Jeremy Corbyn. Sia i conservatori che i socialisti nelle ultime settimane hanno guadagnato cinque punti percentuali. I primi sottraendo voto al Brexit Party, i secondi erodendo i consensi dei LibDem guidati da Jo Swinson.

Quando si sapranno i risultati

I primi exit poll, come da tradizione, saranno pubblicati alle 22 ora locale (le 23 in Italia). Il conteggio dei voti, normalmente, dura fino alle 2 del 13 dicembre (le 3 nel nostro Paese). Il vincitore, se ce ne sarà uno, verrà proclamato quindi nelle prime ore del mattino. 

Gli scenari dopo il voto

I conservatori di Boris Johnson per restare al governo hanno bisogno della maggioranza assoluta: visto che per loro allearsi con qualsiasi altro partito sarà molto difficile. Il Brexit Party, secondo i sondaggi, non avrà nemmeno un deputato. L'unica formazione anti Ue che entrerà alla Camera sarà quella del Dup, ma l'asse con gli unionisti non è riproponibile: il partito guidato da Arlene Foster si è sentito tradito da BoJo, che aveva stretto un accordo con la Ue che riservava all'Irlanda del Nord un trattamento diverso rispetto al resto del Regno Unito. Per ottenere la maggioranza assoluta Johnson deve così strappare almeno 326 seggi, ma visto che di prassi il presidente della Camera dei Comuni non vota e i deputati repubblicani nordirlandesi dello Sinn Fein (almeno 7 eletti nelle ultime competizioni) boicottano per principio Westminster, il quorum reale per poter controllare l'aula è subito sopra quota 320. Al Labour, invece, basta anche un pareggio (il cosiddetto parlamento impiccato) per consentire a Jeremy Corbyn di entrare al 10 di Downing Street o almeno di piazzarci un suo uomo. Le alleanze con i nazionalisti scozzesi o coi Libdem restano percorribili: i primi vorrebbero un nuovo referendum sull'indipendenza, mentre i secondi vorrebbero tornare alle urne per chiedere agli elettori del Regno Unito se sono davvero sicuri di voler lasciare la Ue. Corbyn non ha chiuso la porta a nessuno e per questo la sua scalata al potere, se nessun partito dovesse ottenere la maggioranza assoluta, è fattibile.

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