La festa dei Verdi tedeschi (Ansa)
La festa dei Verdi tedeschi (Ansa)

Roma, 27 maggio 2019 - Un terremoto politico. Le elezioni europee 2019, oltre a ridisegnare la composizione del Parlamento Ue, hanno stravolto gli equilibri interni di molti Paesi membri. L'avanzata dei Verdi e, in maniera minore, dei partiti populisti sono i due fattori che hanno pesato di più. Diversi leader dell'opposizione hanno chiesto le dimissioni dei governi in carica, mentre altri hanno chiesto un cambio di passo. Ecco i Paesi in cui la situazione, causa di questa tornata elettorale, è destinata a cambiare rapidamente.

I risultati definitivi

Cosa cambia per l'Italia

Germania

Lo tsunami verde, con il partito guidato dall'energica Annalena Baerbock che ha sfiorato il 20,5% delle preferenze, ha già costretto i conservatori della Cdu (prima formazione, con il 28,9%, ma in calo) e l'Spd (peggior risultato di sempre) a rivedere l'intesa su cui si fonda la Grosse Koalition. I socialisti, fermi al 15,8%, hanno chiesto ufficialmente una verifica di governo e probabilmente sarà l'occasione per inserire nel programma temi cari alla formazione ecologista, in modo da arginarne la spinta in previsione delle prossime politiche. La Cdu ha ammesso di non essere in grado di attrarre il voto giovanile e cercherà nei prossimi mesi di cambiare la propria immagine per attirare una fetta di elettorato sempre più distante.

Francia

Il partito di Marine Le Pen ha conquistato il 23,31% delle preferenze, battendo di misura (+0,9%) la formazione del presidente Emmanuel Macron. La leader dell'ultradestra già ieri sera ha chiesto ufficialmente di sciogliere l'Assemblea nazionale (il Parlamento francese) e quindi di tornare alle urne. L'avanzata dei Verdi, che hanno raggiunto il 13,47%, costringerà l'esecutivo a tenere conto dei temi cari agli ambientalisti.

Regno Unito

Il partito creato sei settimane fa da Nigel Farage ha ottenuto uno strabiliante 31,6%. Dopo aver convinto gli elettori che era ora di lasciare l'Unione europea, il funambolico leader britannico ha piazzato con il Brexit Party una seconda zampata che gli garantisce di partire in pole position in vista delle prossime elezioni politiche. Risorgono, dopo la sciagurata gestione di Nick Clegg, i LibDem. Malissimo i Tory, che hanno raggiunto solo il 9,09% dei consensi e il Labour (14,1%). L'indicazione del popolo inglese è chiara: andarsene al più presto dall'Unione europea con o senza accordo.

(L'articolo prosegue sotto la mappa)

LA MAPPA INTERATTIVA

 

Grecia

La sinistra radicale guidata da Alexis Tsipras ha rimediato una sonora batosta. Syriza ha ottenuto il 23,85% dei voti, staccato di quasi dieci punti dal centrodestra di Nuova Democrazia. La formazione di Tsipras ha però perso anche le elezioni amministrative e quelle regionali, forzando il leader a chiedere il voto anticipato. Le urne apriranno a fine giugno.

Belgio

Il Paese è spaccato. Il partito di estrema destra Vlaams Belang fa segnare un clamoroso exploit. In Belgio, oltre alle europee, gli elettori erano chiamati a scegliere un nuovo governo. Vb guadagna quasi 8,2 punti e ora con l'11,95% può dire la sua anche per quanto riguarda la politica interna. Se a questo dato si aggiunge il fatto che la formazione nazionalista Nuova alleanza fiamminga ha fatto suoi il 16% dei consensi (pur perdendo il 4%), si capisce che formare un governo sarà difficilissimo, anche perché storicamente qualsiasi formazione ha sempre rifiutato di allearsi con Vlaams Belang.

Romania

Durissimo colpo per i socialdemocratici del Psd, arrivati secondi con il 23,39% (peggior risultato dell'ultimo decennio). Il Partito liberale nazionale, che fa parte del Ppe, ha trionfato con il 26,79% dei consensi. Exploit della formazione anti-corruzione Usr Plus che con il 20,4% vorrà dire la sua anche per quanto riguarda la politica interna.

Austria

Il Parlamento oggi ha sfiduciato il governo guidato da Sebastian Kurz, ma non c'entrano i risultati delle europee, dove la formazione del premier ha ottenuto un ottimo risultato. Il centrosinistra si è alleato con l'estrema destra del Fpoe (alleato fino a pochi giorni fa del cancelliere austriaco) per mettere ko l'esecutivo. Tutto è nato dal cosiddetto Ibizagate: l'ex leader e vicecancelliere Heinz Christian Strache era stato pizzicato in un hotel dell'isola spagnola a promettere appalti alla presunta nipote di un oligarca russo in cambio di finanziamenti.