L'arresto del narcotrafficante  Joaquin "El Chapo" Guzman (Afp)
L'arresto del narcotrafficante Joaquin "El Chapo" Guzman (Afp)

Città del Messico (Messico), 20 ottobre 2016 - Un giudice messicano ha dato il via libera all'estradizione negli Stati Uniti del narcotrafficante Joaquin Guzman, detto 'El Chapo'.  Lo ha fatto sapere la procura generale, con una nota in cui sottolinea che sono state respinte le richieste presentate dai difensori. 

Gli avvocati del leader del cartello Sinaloa a settembre avevano annunciato che se il giudice avesse respinto le loro richieste avrebbero fatto ricorso, eventualità che in concreto durerà fra tre e sei mesi. Ora il potente e sanguinario ex super narcoboss del cartello di Sinaloa, già evaso due volte da carceri messicane, dispone ormai di una sola possibilità in appello per evitare di essere processato in Texas e California, i due stati americani che hanno chiesto il suo trasferimento.

'El Chapo' Guzman è attualmente recluso in un carcere di Ciudad Juarez. Negli Stati Uniti Guzman è accusato tra l'altro di associazione a delinquere contro la salute, traffico di droga, possesso di armi, riciclaggio di denaro e omicidio. La richiesta della giustizia statunitense è già stata approvata dal ministero degli Esteri e dalla Corte Suprema messicani e rafforzata oggi dal via libera del magistrato federale. Ma la possibilità di ricorso in appello rende ancora incerto se El Chapo possa essere estradato già il prossimo gennaio o febbraio.

"El Chapo" è stato catturato nel gennaio scorso (FOTO), dopo la sua fuga spettacolare dal carcere di El Altiplano, nei dintorni di Città del Messico, attraverso un tunnel lungo un lm e mezzo che partiva dalla doccia della sua cella. Era già scappato un'altra volta, nel 2001, nascosto in un carrello di biancheria del carcere di Puente Grande (Jalisco). Dal suo carcere di Ciudad Juarez, sulla frontiera stessa con El Paso (Texas), Guzman si lamenta costantemente delle condizioni in cui è detenuto, denunciando come "inumano" l'isolamento nel quale vive. Solo ieri, i suoi avvocati hanno diffuso un rapporto preparato da medici che l'hanno esaminato. "Mi ricordo cose vecchie ma non quelle più recenti, a volte non ricordo nemmeno cosa ho mangiato ieri", ha detto il superboss. Le autorità messicane hanno respinto le lamentele del Chapo, sottolineando che nei 164 giorni che ha passato a Ciudad Juarez ha ricevuto 33 visite dei suoi avvocati, 35 visite di familiari, 10 visite personali, 75 visite di medici generalisti e 4 visite di medici specialisti.