Tel Aviv, 11 novembre 2020 - Il calvario del piccolo Eitan Biran non ha ancora una parola fine. Il tribunale israeliano ha respinto il ricorso del nonno materno contro la sentenza di primo grado che dava ragione alla zia paterna ma il bimbo di 6 anni, unico sopravvissuto alla strage del Mottarone, non può ancora tornare in Italia. 

Nella sentenza di oggi, letta dopo tre ore di udienza, si legge infatti che Eitan Biran, "rapito dall'Italia", deve tornare al suo luogo di residenza, dove vive Aya Biran, sorella del padre del bambino rimasto orfano. Ma afferma anche che l'esecuzione della stessa sentenza è sospesa in attesa di un eventuale ricorso alla Corte Suprema da parte di Shmuel Peleg, nonno da parte di madre e residente in Israele. 

Soddisfatti gli avvocati della famiglia Biran, Shmuel Moran ed Avi Chimi: "Speriamo che questo sia l'ultimo passaggio prima che Eitan torni alla sua famiglia e alla sua casa in Italia". Rammarico è stato espresso da parte della famiglia Peleg. "Eitan - ha detto il portavoce della famiglia, Gadi Solomon, che ora studia il ricorso alla suprema corte - è un bambino israeliano ed ebreo i cui parenti avrebbero voluto che crescesse e fosse educato in Israele". 

Tre i giudici della corte che oggi ha ascoltato le ragioni di Peleg contro la decisione del magistrato del Tribunale della Famiglia Iris Ilotovich Segal, secondo cui, in base alla Convenzione dell'Aja, Eitan è stato portato illegalmente in Israele dal nonno Peleg e deve tornare in Italia.  In aula erano presenti tutte le parti: da Shmuel Peleg - destinatario di un mandato di cattura internazionale chiesto dalla Procura di Pavia per il rapimento - ad Aya Biran Nirko, zia di Eitan da parte di padre. Ha partecipato anche come "uditore" anche il Console italiano in Israele Emanuele Oldani. Ammessa anche Esther Cohen Peleg, nonna materna ed ex moglie di Shmuel, pure lei inquisita in Italia per il rapimento.

"Affronterà la questione", ha detto un altro legale di Shmuel Peleg, Ronen Dlayahu, a proposito del mandato di arresto che ha colpito il suo assistito. "A nessuno piace riceverlo".