Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, insieme al presidente turco Erdogan
Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, insieme al presidente turco Erdogan
Se in Cornovaglia al G7 Cina e Russia erano state indicate come rivali, al summit della Nato a Bruxelles, la loro "alleanza e cooperazione militare" nella zona euro-atlantica viene vista come ostile e praticamente "nemica". Non c’è dubbio, Joe Biden è riuscito a compattare la Nato contro la minaccia russo-cinese. Rispetto alla linea di Trump è una vera svolta. L’alleanza Atlantica viene indicata adesso come "la più forte della storia". E’ un cambiamento che coinvolge anche la nuova pagina afghana, dove si assicura che anche col ritiro rimarrà operativo l’aeroporto di Kabul. I paesi baltici (Lettonia-Estonia...

Se in Cornovaglia al G7 Cina e Russia erano state indicate come rivali, al summit della Nato a Bruxelles, la loro "alleanza e cooperazione militare" nella zona euro-atlantica viene vista come ostile e praticamente "nemica". Non c’è dubbio, Joe Biden è riuscito a compattare la Nato contro la minaccia russo-cinese. Rispetto alla linea di Trump è una vera svolta. L’alleanza Atlantica viene indicata adesso come "la più forte della storia". E’ un cambiamento che coinvolge anche la nuova pagina afghana, dove si assicura che anche col ritiro rimarrà operativo l’aeroporto di Kabul.

I paesi baltici (Lettonia-Estonia e Lituania) che lo stesso Biden ha incontrato a margine del summit di Bruxelles si sentono tranquillizzati dalla "rassicurazione americana".

Biden, secondo il premier britannico Boris Johnson "porterà un messaggio duro a Putin" nell’incontro di domani a Ginevra. Soprattutto a proposito degli attacchi cybernetici, sui quali il leader del Cremlino si è già detto pronto a collaborare per evitare la imprevedibile rappreseglia americana ed evitare una costosissima militarizzazione dello spazio.

Ma è la Cina di Xi il nemico vero che si espande militarmente e che con Mosca ha già siglato un insolito patto di collaborazione. La sua adesso rappresenta una "minaccia sistemica". Può darsi che nel primo faccia a faccia tra Biden e Putin uno scambio di prigionieri fra Usa e Russia possa stemperare un clima difficile, e aprire la strada ad un successivo calendario di incontri, ma è il "contenimento" economico e militare della Cina che davvero interessa l’amministrazione Usa.

Il terreno della possibile collaborazione con Pechino si limita alla partita sul clima. Quello della competizione abbraccia i temi legati alla pandemia, alle infrastrutture globali e agli armamenti. Per il segretario della Nato Stoltenberg "con Biden tutto è diverso rispetto a Trump" e sembra fare qualche progresso anche la difficile relazione fra Usa e Turchia (ieri l’incontro con Erdogan), accusata di acquistare armi da Mosca contro i veti dell’Alleanza.

L’impegno del presidente americano è di riportare Ankara nella piena orbita dell’Alleanza, coinvolgedola anche in agende difficili come Libia e Siria, dove i russi si sentono di fatto garanti e minacciano di chiudere il confine nord siriano con un veto all’Onu che bloccherebbe di fatto il passaggio degli aiuti umanitari alle popolazioni nei campi profughi, dove si trovano quasi 4 milioni di rifugiati siriani.

Per la prima volta la Nato indica la Cina come una minaccia sia militare che atomica e cibernetica per l‘intera Alleanza e questa affermazione che Biden non era riuscito ad ottenere in Cornovaglia l’ha vista ieri scritta nel documento finale di Bruxelles con l’assenso di tutti i 30 paesi partecipanti.

Oggi nell’incontro con la Ue il presidente americano cerca il consolidamento del patto con gli alleati, anche se sulla Cina le posizioni in parte divergono. Biden vuole presentarsi a Ginevra da Putin sapendo di parlare non solo a nome dell’alleanza delle democrazie contro la coalizione delle autarchie guidata da Mosca e Pechino.