Un rabbino fa la conta dei danni in una scuola data alle fiamme a Lod
Un rabbino fa la conta dei danni in una scuola data alle fiamme a Lod
Più ancora degli attentati, più dei serrati lanci di razzi, in questi giorni si è profilato in Israele l’incubo più grave: quello dell’apertura di un fronte interno che contrapponga la popolazione ebraica alla minoranza araba. Ci sono state giornate di estese violenze nelle città a popolazione mista (Jaffa, Lod, Ramleh, San Giovanni d’Acri, Tiberiade), con tanto di molotov lanciate nelle case degli arabi, senza neanche risparmiare i bambini. Per reprimere i disordini la polizia ha dovuto mobilitarsi e il premier Benjamin Netanyahu ha fatto intervenire anche lo Shin Bet, il servizio di sicurezza interno specializzato nell’intercettare gli attentati e nel soffocare sul nascere le rivolte dei palestinesi nei territori. Gerusalemme: crolla tribuna dentro una sinagoga Alla vista di quelle violenze Hamas ha esultato. Il progetto era utilizzare l’ondata di sdegno seguita ai...

Più ancora degli attentati, più dei serrati lanci di razzi, in questi giorni si è profilato in Israele l’incubo più grave: quello dell’apertura di un fronte interno che contrapponga la popolazione ebraica alla minoranza araba. Ci sono state giornate di estese violenze nelle città a popolazione mista (Jaffa, Lod, Ramleh, San Giovanni d’Acri, Tiberiade), con tanto di molotov lanciate nelle case degli arabi, senza neanche risparmiare i bambini. Per reprimere i disordini la polizia ha dovuto mobilitarsi e il premier Benjamin Netanyahu ha fatto intervenire anche lo Shin Bet, il servizio di sicurezza interno specializzato nell’intercettare gli attentati e nel soffocare sul nascere le rivolte dei palestinesi nei territori.

Gerusalemme: crolla tribuna dentro una sinagoga

Alla vista di quelle violenze Hamas ha esultato. Il progetto era utilizzare l’ondata di sdegno seguita ai gravi incidenti (centinaia di feriti) di una settimana fa alla Spianata delle Moschee di Gerusalemme nel Laylat al-Kader – la solennità conclusiva del digiuno del Ramadan – per sferrare a Israele un potente attacco di razzi. Voleva così dimostrare ai palestinesi che, mentre la figura di Abu Mazen e al Fatah diventa sempre più evanescente, proprio Hamas sarebbe ormai la forza trainante della loro causa nazionale. Per questo era necessario coinvolgere nel confronto violento con Israele non solo i palestinesi di Gerusalemme, ma anche quelli della Cisgiordania e gli arabi cittadini di Israele, il 20% della popolazione.

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Con l’ingresso sulla scena delle Brigate Ezzedin al-Qassam, l’ala militare di Hamas (un mini-esercito ben addestrato forte di 20-30mila uomini) in alcune località arabe di Israele la febbre è salita. Folle di facinorosi sono comparse nelle strade a Lod attaccando passanti ebrei, appiccando il fuoco ad auto in sosta, devastando appartamenti e poi anche attaccando sinagoghe. Il contagio è stato veloce. Scene simili si sono avute anche a Jaffa e ad Akko. La reazione degli estremisti ebrei è stata altrettanto rapida ed irruente. A Bat Yam, amena località turistica vicina a Tel Aviv, un gruppo di teppisti ebrei ha linciato un tassista arabo di passaggio, malgrado in quel momento l’attacco fosse ripreso dalla tv di Stato e trasmesso in diretta per mezz’ora. Episodi di brutalità di arabi a danno di ebrei, e di ebrei a danno di arabi, sono proseguiti per giorni, prima che la polizia riuscisse a riprendere un controllo almeno precario della situazione.

Adesso i servizi segreti sono impegnati a cercare di comprendere se dietro alle giornate di anarchia ci fosse una regia. L’arresto di un dirigente del movimento islamico nel nord di Israele ha evocato il sospetto che la frazione massimalista del Movimento islamico (che in passato ha avuto contatti con Hamas, a livello di associazioni di beneficenza) abbia ispirato le agitazioni di piazza. Ad esse potrebbero essersi uniti elementi arabi della criminalità, che dispongono di riserve di armi e non temono la polizia. D’altra parte l’ala moderata del Movimento islamico, guidata dal deputato Mansur Abbas, ha promesso che parteciperà alla riparazione delle sinagoghe danneggiate.

Ad accrescere il timore di un’escalation l’intervento nei disordini di elementi della estrema destra ebraica, legati al movimento dei coloni. Erano giunti dalla Cisgiordania in rinforzo di ‘Nuclei religiosi’ di ebrei nazionalisti insediatisi negli ultimi anni nei rioni omogenei arabi di quelle città, col finanziamento di enti governativi israeliani. La loro presenza aveva generato fra gli arabi il timore che dietro ai ‘Nuclei religiosi’ ci fosse un progetto politico a loro ostile.

Israele si è così trovato vicino a un baratro forse più minaccioso di quello prospettato dagli attacchi dei razzi lanciati da Gaza (3.000 in una settimana): ossia che gruppi avversi per religione e per politica, entrambi in possesso di grandi riserve di armi, si confrontassero a viso aperto sul territorio. Di fronte al baratro i leader politici e religiosi si sono mobilitati. Decine di ex deputati hanno firmato un appello per la amicizia arabo-ebraica e molte iniziative di riconciliazione sono state organizzate in tutto il Paese. La fiammata improvvisa di violenza ha comunque creato sbigottimento: anche perché negli ultimi mesi ebrei e arabi avevano lottato spalla a spalla e con grande determinazione contro il Covid, ottenendo risultati che avrebbe destato ammirazione nel mondo.