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3 mag 2022

Draghi al Parlamento europeo: "Vogliamo l'Ucraina in Ue"

Il presidente del Consiglio è intervenuto a Strasburgo: "Serve un federalismo pragmatico: mai, come ora, i nostri valori europei di pace, di solidarietà, di umanità hanno bisogno di essere difesi"

3 mag 2022

Strasburgo, 3 maggio 2022 - "Vogliamo l'Ucraina in Ue", ha affermato il premier Mario Draghi, intervenuto oggi al Parlamento Ue di Strasburgo. Per il premier italiano le istituzioni europee sono inadeguate, serve un federalismo pragmatico, secondo Draghi la Ue deve rivedere i trattati per essere capace di dare una risposta veloce e comune a crisi attuali, come il Covid e la guerra in Ucraina. Il presidente del Consiglio in precedenza aveva incontrato in un bilaterale la presidente Roberta Metsola che lo aveva ringraziato "per la sua visione e per l'impegno profuso. Ha dato fiducia ai cittadini e alla banca. Sappiamo che possiamo fare affidamento sulla sua perizia in un momento in cui l'Unione europea affronta una situazione difficile". La presidente ha anche aggiunto nel suo intervento di benvenuto in Aula: "Dopo l'invasione illegale e ingiustificata dell'Ucraina da parte dell'esercito russo, l'Europa si trova ad affrontare un altro momento 'whatever it takes' (Ormai famosa affermazione di Draghi fatta la prima volta nel 2012 che significa "costi quel che costi" o "tutto ciò che è necessario", e poi ripresa a inizio Covid e con la crisi del governo che lo ha portato a diventare premier, ndr). Abbiamo assistito a un coordinamento, una solidarietà e un'unità europea senza precedenti contro questa guerra".

Il ricordo di Sassoli

"Sono davvero felice di essere qui, nel cuore della democrazia europea. Voglio prima di tutto rendere omaggio alla memoria di David Sassoli, che ha presieduto il Parlamento Europeo in anni difficilissimi", così è iniziato l'intervento di Draghi al Parlamento europeo a Strasburgo. "Durante la pandemia, il Parlamento ha continuato a riunirsi, discutere, decidere, a testimonianza della sua vitalità istituzionale e della guida di Sassoli. Sassoli - ha continuato il premier - non ha mai smesso di lavorare a quello che definì nel suo ultimo discorso al Consiglio Europeo, un 'nuovo progetto di speranza' per 'un'Europa che innova, che protegge, che illumina'. Questa visione di Europa è oggi più necessaria che mai...". 

Serve un federalismo Ue pragmatico

"Le istituzioni europee che i nostri predecessori hanno costruito negli scorsi decenni hanno servito bene i cittadini europei, ma sono inadeguate per la realtà che ci si manifesta oggi davanti", secondo il premier italiano l'Europa ha bisogno al più presto di un federalismo pragmatico "che abbracci tutti gli ambiti colpiti dalle trasformazioni in corso: dall'economia, all'energia, alla sicurezza". Anzi, ha spiegato Draghi: "Abbiamo bisogno non solo di un federalismo pragmatico ma di un federalismo ideale. Se ciò richiede l'inizio di un percorso che porterà alla revisione dei Trattati, lo si abbracci con coraggio e con fiducia". Quindi il premier ritiene che si debba "superare il principio dell'unanimità, da cui origina una logica intergovernativa fatta di veti incrociati, e muoverci verso decisioni prese a maggioranza qualificata", così da avere "un'Europa capace di decidere in modo tempestivo e un'Europa più credibile di fronte ai suoi cittadini e di fronte al mondo".

Ucraina una delle più gravi crisi per l'Europa

"La guerra in Ucraina pone l'Unione Europea davanti a una delle più gravi crisi della sua storia. Una crisi che è insieme umanitaria, securitaria, energetica, economica", ha detto il presidente del Consiglio davanti al Parlamento Europeo. "E che avviene mentre i nostri Paesi sono ancora alle prese con le conseguenze della maggiore emergenza sanitaria degli ultimi cento anni". Per Draghi una situazione inaccettabile: "Dobbiamo sostenere l'Ucraina, il suo governo e il suo popolo, come il Presidente Zelensky ha chiesto e continua a chiedere di fare. In una guerra di aggressione non può esistere alcuna equivalenza tra chi invade e chi resiste". Ed è interesse anche della Ue, visto che "l'aggressione dell'Ucraina da parte della Russia ha rimesso in discussione la più grande conquista dell'Unione Europea: la pace nel nostro continente". Il premier ha anche citato i luoghi degli orrori: "Una pace basata sul rispetto dei confini territoriali, dello stato di diritto, sul rispetto dei diritti umani, oltraggiati a Mariupol, a Bucha, e in tutti i luoghi in cui si è scatenata la violenza dell'esercito russo nei confronti di civili inermi". "L'Italia, come Paese fondatore dell'Unione Europea, come Paese che crede profondamente nella pace, è pronta a impegnarsi in prima linea per raggiungere una soluzione diplomatica", ha affermato Draghi.

Vogliamo l'Ucraina in Ue

Covid e Ucraina quindi impongono a Strasburgo "un'accelerazione decisa nel processo di integrazione. Nei prossimi mesi dobbiamo mostrare ai cittadini europei che siamo in grado di guidare un'Europa all'altezza dei suoi valori, della sua storia, del suo ruolo nel mondo. Un'Europa più forte, coesa, sovrana - capace di prendere il futuro nelle proprie mani". Perché la Ue "è uno spazio non solo economico, ma di difesa dei diritti e della dignità dell'uomo. È un'eredità che non dobbiamo dissipare". "Ora è il momento di portare avanti questo percorso", quindi "la piena integrazione dei Paesi che manifestano aspirazioni europee non rappresenta una minaccia per la tenuta del progetto europeo. È parte della sua realizzazione. L'Italia sostiene l'apertura immediata dei negoziati di adesione con l'Albania e con la Macedonia del Nord, in linea con la decisione assunta dal Consiglio Europeo nel marzo 2020. Vogliamo dare nuovo slancio ai negoziati con Serbia e Montenegro, e assicurare la massima attenzione alle legittime aspettative di Bosnia Erzegovina e Kosovo. Siamo favorevoli all'ingresso di tutti questi Paesi e vogliamo l'Ucraina nell'UE".

Pericolosa vulnerabilità energetica

"La guerra in Ucraina ha mostrato la profonda vulnerabilità di molti dei nostri Paesi nei confronti di Mosca. L'Italia è uno degli Stati membri più esposti". Secondo Draghi bisogna continuare ad appoggiare le sanzioni, ma ha avvertito: "Una simile dipendenza energetica è imprudente dal punto di vista economico, e pericolosa dal punto di vista geopolitico. L'Italia intende prendere tutte le decisioni necessarie a difendere la propria sicurezza e quella dell'Europa. Abbiamo appoggiato le sanzioni che l'Ue ha deciso di imporre nei confronti della Russia, anche quelle nel settore energetico. Continueremo a farlo con la stessa convinzione in futuro". Quindi ha portato l'esempio del nostro Paese: "In Italia, nei primi 4 mesi di quest'anno, il prezzo dell'elettricità è quadruplicato rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso con un impatto durissimo sull'economia. L'Italia, da sola, ha speso circa 30 miliardi di euro quest'anno". Secondo il premier "il problema è sistemico e va risolto con soluzioni strutturali, che spezzino il legame tra il prezzo del gas e quello dell'elettricità. Il problema del costo dell'energia sarà al centro del prossimo Consiglio Europeo. C'è bisogno di decisioni forti e immediate".

Tetto a prezzi gas per non finanziare guerra di Putin

"Sin dall'inizio della crisi, l'Italia ha chiesto di mettere un tetto europeo ai prezzi del gas importato dalla Russia. Mosca vende all'Ue quasi due terzi delle sue esportazioni, in larga parte tramite gasdotti che non possono essere riorientati verso altri acquirenti. La nostra proposta consentirebbe di utilizzare il nostro potere negoziale per ridurre i costi esorbitanti che oggi gravano sulle nostre economie. Questa misura consentirebbe di diminuire le somme che ogni giorno inviamo a Putin, e che inevitabilmente finanziano la sua campagna militare", ha suggerito il presidente del Consiglio al P.e..

Modello PNRR per finanziare nuove sfide Ue

"Per gli investimenti di lungo periodo in aree come la difesa, l'energia, la sicurezza alimentare e industriale prendiamo a modello il Next Generation EU", secondo Draghi "un sistema di pagamenti scadenzati, legati a verifiche puntuali del raggiungimento degli obiettivi, offre un meccanismo virtuoso di controllo della qualità della spesa. Spendere bene le risorse che ci vengono assegnate è fondamentale per la nostra credibilità davanti ai cittadini e ai partner europei, che ad esempio hanno accettato di tassarsi per aiutare l'Italia". Riguardo al lavoro il premier ha chiesto di ampliare la portata dello Sure - lo strumento europeo di sostegno temporaneo per attenuare i rischi di disoccupazione in un'emergenza che ha concesso prestiti agli Stati membri per sostenere proprio l'occupazione, per "fornire ai Paesi che ne fanno richiesta nuovi finanziamenti per attenuare l'impatto dei rincari energetici: mi riferisco a interventi di riduzione delle bollette, ma anche al sostegno temporaneo ai salari più bassi, ad esempio con misure di decontribuzione. Queste hanno il vantaggio di difendere il potere di acquisto delle famiglie, soprattutto le più fragili, senza rischiare di generare nuova inflazione. Il ricorso a un meccanismo di prestiti come Sure consentirebbe di evitare l'utilizzo di sovvenzioni a fondo perduto per pagare misure nazionali di spesa corrente. Allo stesso tempo, in una fase di rialzo dei tassi d'interesse, fornirebbe agli Stati membri con le finanze pubbliche più fragili un'alternativa meno cara rispetto all'indebitamento sul mercato", ha osservato Draghi.
 

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