Dopo l’exploit elettorale. Stretta sui cortei e pieni poteri. Milei vuole prendersi l’Argentina

La "legge sulla libertà" scatena le proteste degli oppositori interni e preoccupa all’estero. Il presidente risponde imitando De Niro con la mazza da baseball: "È la fine dei comunisti".

Dopo l’exploit elettorale. Stretta sui cortei e pieni poteri. Milei vuole prendersi l’Argentina

Dopo l’exploit elettorale. Stretta sui cortei e pieni poteri. Milei vuole prendersi l’Argentina

di Riccardo Jannello

BUENOS AIRES

La politica della motosega e della mazza da baseball: Javier Milei, insediatosi alla Casa Rosada il 10 dicembre, tira dritto nel suo progetto di guidare l’Argentina con pieni poteri e oltre a promulgare le leggi promesse agli elettori – svalutazione del peso, scure sui dipendenti pubblici, taglio delle pensioni, ma non la privatizzazione di sanità e scuola per ora stralciate – punta a fare del Parlamento un ente inutile con quella che pomposamente chiama la "Legge delle basi e dei punti di partenza per la libertà degli argentini", 664 articoli in cui c’è di tutto e anche ciò che fa più paura agli oppositori interni e internazionali: "L’emergenza pubblica in materia economica, finanziaria, fiscale, di sicurezza sociale, di difesa, tariffaria, energetica, sanitaria, amministrativa e sociale fino al 31 dicembre 2025".

In parole povere Milei, se verrà approvato il provvedimento prorogabile di altri due anni, concentrerebbe su di sé tutti i poteri e governerebbe con un mandato assoluto. Ce la farà l’economista e politico cinquantatreenne a portare avanti questo che è il suo progetto definitivo? Ma a fronte del 56% per cento nel ballottaggio che l’ha portato al vertice dell’Argentina, il partito del presidente – La Libertad Avanza – ha solo 38 deputati su 257 e 7 senatori su 72 e quindi ha bisogno dell’appoggio incondizionato dei partiti della destra con i quali governa e che forniscono ministri al suo esecutivo. In Juntos por el Cambio però non tutti vedono di buon occhio l’esautorazione del Parlamento e le riforme più antidemocratiche. Milei non si scompone più di tanto e mette in campo la sua rivoluzione elettorale (anche questa a rischio costituzionalità): non più la ripartizione dei seggi secondo i voti a livello nazionale, ma 257 collegi uninominali per la Camera che, soprattutto nella regione di Buenos Aires che è la sua fortezza e sarebbe premiata con la maggior parte delle circoscrizioni, potrebbero portare secondo gli studi di chi è vicino al presidente a una sua autonoma maggioranza politica. E a quel punto davvero per La Libertad Avanza e il suo inventore non ci saranno più scogli.

La "legge sulla libertà" è esaminata in questi giorni alla Camera con sedute lunghissime volute da Milei. Intanto però è già in vigore il "Decreto di necessità e urgenza" che regola la corsa alle privatizzazioni di quaranta aziende statali – compresa banca nazionale e Zecca oltre ai trasporti – e al taglio di un buon numero dei 3,5 milioni di dipendenti pubblici, operazione che rimanda alla motosega portata nelle piazze durante i comizi. Ma è la legge "speciale" – il cui voto sarà completato a marzo – che più preoccupa, nella quale si inaspriscono fino a cinque anni di carcere le pene per chi organizza una manifestazione "che impedisce, ostacola o intralcia il traffico o il trasporto pubblico o privato", e soprattutto fissa a tre persone l’assembramento per definire una protesta non autorizzata: per chi sgarra sei anni.

All’estero si guarda con meraviglia alla decisione di Milei di non aderire più al Brics, la congrega dei Paesi a guida cinese. In patria i sindacati – guidati dalla Confederazione generale del lavoro – sono sul piede di guerra e hanno proclamato lo sciopero generale il 24 gennaio con corteo verso il Congresso. Protestano per l’inflazione al 147% e la povertà. Sarà scontro duro? Milei ha risposto imbracciando la mazza da baseball e, mimando Robert de Niro ne Gli intoccabili, ha detto che questa "sarà la fine dei comunisti". Su un aereo che lo portava a Mar del Plata ha urlato ai passeggeri "Viva la libertà, c...o!": andava a uno spettacolo della compagna, l’attrice, cantante, ballerina e imitatrice Fatima Florez; il numero clou in cui il pubblico ha riso a crepapelle è stato quando ha imitato il suo Javier con vestito grigio, capelli arruffati, fascia biancoceleste e urla incomprensibili.