La mezzofondista francese Ophelie Claude-Boxberger (Afp)
La mezzofondista francese Ophelie Claude-Boxberger (Afp)

Parigi, 1 dicembre 2019 - Atletica e doping, un binomio - purtroppo - già visto e che ha causato la fine di tante carriere illustri. Ha però dell'increbile la vicenda di Ophelie Claude Boxberger, 31enne mezzofondista francese trovata positiva all'Epo dopo un controllo svolto a Montbeliard lo scorso 18 settembre, mentre si stava preparando ai Mondiali di Doha. La campionessa nazionale dei 1500 metri e dei 3000 siepi sarebbe finita al centro di un vero e proprio 'complotto'.

I primi sospetti erano caduti sul compagno della Boxberger, il dottor Jean-Michel Serra (56 anni), medico della Federazione transalpina di atletica leggera, che per lei avrebbe lasciato moglie e figli. Proprio lui, l'anno scorso, aveva inviato un'email all'Afld (Agenzia Francese per la Lotta contro il Doping) chiedendo che l'atleta fosse esonerata dai controlli a causa della sua fragilità psicologica. 

La verità però sembra essere ben diversa. Secondo quanto riporta L'Equipe, a iniettarle Epo a sua insaputa, probabilmente nel sonno, sarebbe stato il patrigno Alain Flaccus (62 anni), che avrebbe agito per gelosia proprio nei confronti di Serra. 

Bandito dalla federazione francese e dai vertici della società Sochaux-Montbeliard dopo che la stessa Boxberger lo aveva denunciato per violenza sessuale (denuncia poi ritirata), Flaccus era rientrato nello staff della mezzofondista nell'estate del 2018 come tuttofare per volere della madre di lei. E proprio attraverso questo nuovo ruolo sarebbe riuscito nel suo intento di doparla durante un massaggio, salvo poi avere una crisi di coscienza e vuotare il sacco con gli investigatori. A casa di Flaccus i poliziotti hanno trovato altra Epo

Se la ricostruzione venisse dimostrata, e per gli inquirenti ci sarebbero basi solide, Ophelie Claude Boxberger potrebbe essere scagionata. Il regolamento dell'antidoping prevede infatti questa possibilità se viene provato che l'atleta è stato a sua volta vittima.