Donald Trump, presidente Usa (Ansa Ap)
Donald Trump, presidente Usa (Ansa Ap)

Washington, 23 agosto 2019 - Riparte la guerra dei dazi tra Usa e Cina all'ombra di una nuova recessione globale, e in un venerdì di tensione (indice Dow Jones -2,36) che fa affossare le Borse e un attacco senza precedenti al governatore della Fed (la Federal Reserve) da parte di Donald Trump. Il presidente americano torna a puntare il dito sugli sfavorevoli rapporti commerciali con la Cina, prospetta alle aziende Usa di riportare in patria le loro produzioni e annuncia una risposta ai nuovi dazi di Pechino. "Il nostro paese ha perso, stupidamente, migliaia di miliardi di dollari con la Cina per molti anni", ha twittato Donald Trump. "Quelli hanno rubato la nostra proprietà intellettuale a un ritmo di centinaia di miliardi dollari all'anno, e vogliono continuare. Non lascerò che accada. Noi non abbiamo bisogno della Cina e, francamente, staremmo molto meglio senza di loro". Un attacco nel quale ha definito nemico, per la prima volta, il presidente cinese Xi Jinping, con il quale aveva invece finora sempre rivendicato un eccellente rapporto personale. Ma è stata la Cina a dare oggi fuoco alle polveri con l'annuncio di nuovi dazi, in risposta alle simili misure americane che saranno operative in parte da inizio settembre. Una mossa annunciata nella serata di Pechino, a ridosso dell'avvio di Wall Street, dove i future hanno mostrato subito segnali di nervosismo, per via della modalità dell'annuncio, attentamente scelta per colpire i mercati azionari statunitensi.

Pechino imporrà nuove tariffe su un volume complessivo di 75 miliardi di dollari di beni importati dagli Usa. Questa la misura della risposta da parte del governo cinese in risposta alla minaccia di Donald Trump di imporre dal primo settembre nuove tariffe su 300 miliardi di dollari di importazioni cinesi. Pechino tasserà pesantemente anche le importazioni di automobili statunitensi. Fonti del ministero del commercio del gigante asiatico hanno precisato che i dazi aggiuntivi del 5% o del 10% saranno applicati su un totale di oltre cinquemila tipologie di beni provenienti dagli Usa, tra i quali figurano prodotti agricoli, greggio, velivoli leggeri e automobili. I dazi su una parte di tali prodotti saranno in vigore dal primo settembre e sugli altri dal 15 dicembre, così come ha deciso anche l'amministrazione Trump per i 300 miliardi di dollari di beni cinesi che saranno tassati del 10%.

La decisione di Pechino di fare ricorso alla rappresaglia è scattata come risposta ai nuovi dazi del 10% imposti dall'amministrazione Trump sui prodotti cinesi, provvedimenti che entreranno in vigore il primo settembre, nonostante la Casa Bianca abbia deciso di rinviare l'imposizione dei dazi sulle tecnologie hi-tech. Gli attacchi di Trump, compresi quelli rivolti a Jerome Powell, presidente della Fed, hanno accelerato le perdite dei listini e le Borse europee isono finite n rosso. Non solo: le aziende americane devono "immediatamente iniziare a cercare alternative alla Cina, incluso riportare a casa le loro società e produrre negli Usa", ha rincarato l'inquilino della Casa Bianca, ordinando alle società di spedizione, incluse FedEx, Amazon, UPS e le Poste americane, di rifiutare ad esempio le consegne di fentanil dalla Cina.

La nuova escalation sui dazi spaventa gli investitori, che cercano rifugio altrove. I tweet del presidente hanno offuscato il discorso che Powell ha tenuto da Jackson Hole e con cui ha ribadito l'impegno della Fed ad agire in modo "appropriato" per sostenere l'economia Usa. E così l'indice S&P 500 perde il 2% a quota 2.863. Il Nasdaq Composite lascia sul terreno il 2,4% a 7.795 punti. Considerando anche il Dow Jones, tutti e tre gli indici si apprestano a chiudere la quarta settimana di fila in calo. Il Vix vola di quasi il 23% a 20,54. Il petrolio a ottobre al Nymex scivola del 3,6% a 53,34 dollari, verso i minimi del 2019, portando il bilancio settimanale in calo del 2,6% circa. Il rendimento del Treasury a 10 anni scende all'1,518% dall'1,613% di ieri e quello del titolo a due anni cala all'1,515% dall'1,606% di ieri. Il dollaro si è indebolito, il biglietto verde compra 105,35 yen, l'1% in meno rispetto a ieri. Un euro viene scambiato per 1,1143 dollari, lo 0,55% in più di ieri.