L'Avana (Cuba), 13 luglio 2021 - La fame e la miseria hanno portato i cubani in strada: senza pane, senza zucchero, senza riso, senza carne, senza pesce – incomprensibile per un Paese circondato dal mare – senza elettricità, senza acqua, senza latte, senza lavoro, senza medicine, con il Coronavirus che dilaga e uccide, i cubani sono scesi in strada. L’11 luglio passerà come una giornata storica: dopo 62 anni di regime castrista, la gente ha avuto il coraggio di affrontare il potere e gridare, gridare come non aveva mai fatto: "Cuba non è vostra", "Non siamo schiavi", "Libertà e vita". Cuba, una notte in fila per il pane. Il mio calvario all'Avana Il grido di "Ya basta, libertà, libertà" ha percorso tutta l’isola, da oriente a occidente, passando pure per Santa Clara, la città dove è sepolto Che Guevara e Santiago di Cuba, dove si trovano i resti del leader storico,...

L'Avana (Cuba), 13 luglio 2021 - La fame e la miseria hanno portato i cubani in strada: senza pane, senza zucchero, senza riso, senza carne, senza pesce – incomprensibile per un Paese circondato dal mare – senza elettricità, senza acqua, senza latte, senza lavoro, senza medicine, con il Coronavirus che dilaga e uccide, i cubani sono scesi in strada. L’11 luglio passerà come una giornata storica: dopo 62 anni di regime castrista, la gente ha avuto il coraggio di affrontare il potere e gridare, gridare come non aveva mai fatto: "Cuba non è vostra", "Non siamo schiavi", "Libertà e vita".

Cuba, una notte in fila per il pane. Il mio calvario all'Avana

Il grido di "Ya basta, libertà, libertà" ha percorso tutta l’isola, da oriente a occidente, passando pure per Santa Clara, la città dove è sepolto Che Guevara e Santiago di Cuba, dove si trovano i resti del leader storico, Fidel Castro. All’Avana le auto della polizia, belle, nuove color bianco, sono state sollevate e fatte rotolare con le ruote all’insù e sopra ragazzi con la bandiera di Cuba. In altre città, i negozi, dove si può comprare solo con carte di credito caricate dall’estero e che dovrebbero avere tutto e dove invece i frigo sono vuoti, l’ultima invenzione folle del regime comunista, sono stati presi d’assalto e svuotati di quelle poche cose che potevano offrire.

E pure i palazzi del "Poder Popular" e sedi del Partito comunista hanno dovuto fare i conti con i manifestanti. La gente è scesa in strada spontaneamente, senza alcun leader, con le mascherine al volto. Giovani, con bandiere stelle e strisce, magliette della bandiera americana, famiglie intere e anche anziani esasperati per la mancanza di cibo e stanchi di vedere le facce grasse dei dirigenti del partito e dei militari che invece hanno tutto, hanno gridato: "Libertà, libertà, libertà".

Da Miami c’è stato subito il sostegno delle migliaia di cubani costretti a lasciare l’isola per sostenere le famiglie: "Andate avanti, non vi fermate". Il primo segretario del comitato centrale del Pc di Cuba e presidente della Repubblica, Díaz-Canel Bermúdez, non ha perso tempo nell’illustrare le intenzioni del regime. In un messaggio alla nazione in diretta tv ha spiegato che la miseria in cui versa Cuba è colpa degli Stati Uniti: "Dovrete passare sui nostri cadaveri, se volete affrontare la rivoluzione. Non permetteremo che nessun controrivoluzionario, mercenario venduto all’impero statunitense, provochi destabilizzazione. Ci sarà una risposta rivoluzionaria: scenderemo in strada per combattere".

Una chiamata alla guerra civile: cubani contro cubani. Non aveva ancora terminato il suo discorso che polizia e reparti speciali già avevano dato prova dei metodi brutali del regime contro i manifestanti: manganelli, gas lacrimogeni, pallottole di gomma e di piombo contro gente inerme, uomini e donne che solo urlavano "Libertad no mas dictatura". E naturalmente ci sono stati arresti. Sui social si è parlato anche di un morto nel pueblo di Palma Soriano, vicino a Santiago di Cuba: un ragazzo colpito da una pallottola di gomma. Ci sono stati feriti, tra cui il fotografo dell’agenzia Usa Ap Ramon Espinosa. All’Avana sono stati mobilitati reparti dell’esercito. Dai mezzi militari sono scesi persone con abiti civili e bastoni. Per bloccare qualsiasi scambio di informazioni sulle proteste, le dirette sui social, il regime ha interrotto Internet e chiamate da e per l’estero. La capitale si è svegliata con reparti speciali dell’esercito per le strade e elettricità. Si fa la coda per tutto, per comprare un rotolo di carta igienica.

Siamo arrivati all’assurdo: per acquistare un paio di scarpe ci vogliono due mesi di stipendio. La pandemia è un’emergenza che Cuba fatica ad affrontare. Si parla di vaccinazioni che non vengono fatte per mancanza di siringhe. I test molecolari per chi deve prendere un aereo a volte arrivano in ritardo e molti passeggeri hanno perso il volo per Europa o Stati Uniti. Voci non confermate parlano del laboratorio, uno solo all’Avana, contaminato dal Coronavirus. I pagamenti, 30 dollari americani, sono estenuanti e lunghi, e devono essere effettuati dall’estero attraverso un link che arriva all’indirizzo email, un’altra follia del regime. I soldi vengono fatti arrivare a un conto bancario di Andorra. L’unico computer di un centro internazionale di prelievi si è rotto e per mezza giornata le operazioni per il test sono state sospese.