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2 feb 2022

Crisi ucraina, Draghi chiama Putin. E Mosca assicura il gas all’Italia

Il premier torna sulla scena internazionale e tratta con lo Zar: "Necessario far calare la tensione nell’area"

2 feb 2022
claudia marin
Esteri
Il premier Mario Draghi, 74 anni, ieri ha avuto un colloquio con Vladimir Putin
Il premier Mario Draghi, 74 anni
Il premier Mario Draghi, 74 anni, ieri ha avuto un colloquio con Vladimir Putin
Il premier Mario Draghi, 74 anni

Roma, 2 febbraio 2022 - Mario Draghi è atlantista senza se e senza ma. Ma quando di mezzo c’è il gas, mai come in questa stagione di prezzi dell’energia alle stelle e di imprese sull’orlo del fallimento, c’è poco da scherzare. Soprattutto quando si è alla guida – ragionano a Palazzo Chigi – di un Paese vulnerabile come l’Italia: importiamo il 90% dell’energia che consumiamo e la Russia copre il 40-43% del nostro import di gas. Si spiega, dunque, che la rentrée del premier sulla scena internazionale, dopo la pausa collegata alla partita del Quirinale, abbia avuto come momento clou il colloquio con Vladimir Putin. E se, da un lato, Draghi ha espresso la crescente preoccupazione per la situazione ucraina e ribadito come la Nato non possa rinunciare ai suoi principi sulle alleanze, con la conseguente esigenza di adoperarsi per una de-escalation delle tensioni, dall’altro, e non a caso, il presidente russo ha confermato l’intenzione di Mosca di "continuare a sostenere stabili forniture di gas all’Italia". Kiev: "Pronti a combattere, sarà guerra europea" Una garanzia vitale per l’Italia, ma che tocca il centro nevralgico della crisi internazionale in corso in queste settimane nei rapporti tra Cremlino, Ue e Usa. Un’assicurazione che apre o potrebbe aprire, almeno potenzialmente, interrogativi sul ruolo del nostro Paese nella Nato e nella partnership con gli Usa. Anche se la telefonata tra Palazzo Chigi e il Cremlino segue quelle di Emmanuel Macron con lo Zar di Mosca e, dunque, non rappresenta un inedito o un’eccezione. Tanto più se si considera anche l’atteggiamento prudente della Germania. Va in questa direzione l’analisi di Paolo Magri, vice-presidente esecutivo e direttore dell’Ispi e professore di Relazioni internazionali alla Bocconi: "Per motivi storici e alla luce dei rapporti economici c’è, in Europa e in ambito Nato, un’attenzione preoccupata nei confronti dell’Italia e ...

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