Fila fuori da una discoteca di Copenhagen dopo la fine delle restrizioni anti-Covid (Ansa)
Fila fuori da una discoteca di Copenhagen dopo la fine delle restrizioni anti-Covid (Ansa)

Roma, 16 settembre 2021 -  Al di là di Grenn pass e terze dosi, presto bisognerà iniziare a parlare di come la società possa riprendersi del tutto dai due anni di pandemia da Covid-19, imparando a convivere con il virus ormai inevitabilmente in circolo. Cinque paesi del mondo, dice un articolo della Cnn, ci stanno già provando. Sia che il tasso di vaccinazioni sia alto, sia che i costi di continue chiusure e restrizioni siano diventati insostenibili, questi paesi hanno tentato di adottare strategie di convivenza con il Covid alle quali è interessante guardare, pensando anche al futuro dell'Italia. Vediamo quali sono e come si sono evolute le diverse situazioni, nell'ordine temporale in cui le restrizioni per il Coronavirus sono state abolite.

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A Singapore i contagi sono in risalita

Il governo della città-stato asiatica aveva annunciato già a giugno 2021 che il piano per la convivenza con il virus avrebbe mosso a breve i primi passi. "La brutta notizia è che il Covid-19 potrebbe non scomparire mai - avevano scritto, in una lettera pubblicata sui giornali, i funzionari sanitari di Singapore - la buona notizia è che è possibile vivere normalmente con il virus in mezzo a noi". In agosto, le autorità locali hanno iniziato ad allentare le restrizioni: chi aveva completato il ciclo di vaccinazione poteva andare al ristorante e riunirsi in gruppi fino a cinque persone.

A frenare la strategia di riapertura è sopraggiunta però la variante Delta. La scorsa settimana, la taskforce anti-Covid di Singapore ha fatto sapere che per arginare la nuova ondata di casi è stata adottato un metodo di tracciamento più capillare: isolamento totale dei cluster e maggiore frequenza di tamponi tra i lavoratori ad alto rischio. Nonostante questo, Singapore ha registrato nella giornata di martedì 14 settembre un numero di casi Covid quasi pari a quelli toccati nel luglio 2020, il picco più alto in un anno. Fortunatamente, le persone gravemente malate sono poche, grazie all'alto tasso di vaccinazioni: l'81% della popolazione risulta completamente vaccinata. 

La Thailandia rischia per il basso tasso di vaccinazione

In questo caso, l'imperativo è riattivare il turismo: Bangkok per prima, poi altre famose mete thailandesi, ricominceranno ad accogliere turisti stranieri a partire dal prossimo ottobre. Il piano è aprire le principali città del paese a chi è completamente vaccinato contro il Covid e accetta di farsi regolarmente tamponi di controllo. Alcune isole hanno già riaperto i confini: quella di Phuket, ad esempio, ha adottato il piano di convivenza con il Coronavirus già il 1 luglio.

Questa scelta arriva in un momento in cui la Thailandia vede il numero di contagi risalire vertiginosamente e sembra faticare con la campagna vaccinale: secondo i dati raccolti dalla Cnn, solo il 18% della popolazione risulta aver completato il ciclo di dosi. Per tutto il 2020 la situazione è stata tenuta sottocontrollo grazie alle rigide restrizioni e ora, probabilmente, bisognerà adottare una nuova strategia di tracciamento affinché il ritorno dei turisti non provochi uno shock. 

Il Cile ha fatto la campagna vaccinale migliore

Il Cile è universalmente riconosciuto essere come il paese con la campagna vaccinale più di successo di tutte: l'87% della popolazione è completamente immunizzata, alcuni hanno già ricevuto la dose di richiamo. Giovedì scorso le autorità sanitarie cilene hanno dato l'ok al siero cinese Sinovac per i bambini dai 6 anni in su e questo lunedì sono iniziate le inoculazioni. Nonostante la minaccia della variante Delta, il governo ha annunciato la ripartenza del turismo internazionale per il 1 ottobre: gli stranieri non residenti dovranno avere alcuni requisiti minimi e stare isolati cinque giorni dall'arrivo nel Paese. "È un primo passo importantissimo - ha dichiarato il sottosegretario al Turismo José Luis Uriarte - potremo proseguire su questa strada se gli standard sanitari saranno mantenuti".

La Danimarca è tornata alla vita pre-pandemia

Il governo danese ha eliminato le ultime restrizioni anti-Covid meno di una settimana fa, il 10 settembre, perché la malattia "non rappresenta più un pericolo per la società". I cittadini danesi provvisti di 'passaporto Covid' possono andare in discoteca e nei ristoranti, usare i trasporti pubblici senza indossare la mascherina e radunarsi in gruppi senza problemi. Questo ritorno alla vita pre-pandemia è stato in parte grazie alla vaccinazione di massa: il 74% della popolazione ha ricevuto tutte le dosi. Aiuta anche l'indice Rt in continua discesa, attualmente allo 0,7. I dati della Cnn mostrano un picco di contagi avvenuto a cavallo tra il 2020 e il 2021 e poi una sostanziale stabilità, fino alla recente diminuzione. Il parlamentare socialdemocratico Magnus Heunicke ha comunque ricordato che l'epidemia non è debellata e il governo "non esiterà ad attuare velocemente una nuova strategia anti-Covid se tornerà a essere un problema".

Il Sudafrica scommette sui passaporti vaccinali

Un caso a parte è quello del Sudafrica, che ha annunciato questa settimana i primi allentamenti sulle restrizioni anti-Covid. Si inizia con un coprifuoco notturno più breve, dalle 11.00 di sera alle 4 di mattina, e la possibilità di riunirsi in massimo 250 persone al chiuso e 500 all'aperto, in aggiunta alla reintroduzione della vendita di alcolici. Il presidente Cyril Ramaphosa, parlando alla nazione, si è detto ancora molto cauto: gli effetti di una nuova ondata di Coronavirus sarebbero devastanti, con l'aggravio della variante Delta, e i sudafricani devono impegnarsi di più nella campagna di vaccinazione. Anche se la popolazione adulta risulta coperta, infatti, il Paese è ancora a rischio tracollo: il numero di contagi, secondo il report Cnn, subisce regolarmente dei pericolosi picchi e tra le persone serpeggia troppa diffidenza nei confronti dei vaccini. Gli scienziati sudafricani, riporta World News, hanno anche trovato traccia della nuova variante Mu, ma la presenza è ancora molto bassa e non sembra rappresentare un pericolo concreto.