Londra, ambulanze fuori dall'ospedale (Ansa)
Londra, ambulanze fuori dall'ospedale (Ansa)

Londra, 2 febbraio 2021 - Trecento e poco più giorni dopo. Non sarà mica cascato il mondo. Forse no, ma quasi. Chissà cosa penserà Joe, il 19enne inglese che, risvegliandosi dopo 10 mesi di coma, si è ritrovato catapultato nel mezzo della pandemia di Coronavirus. Non sa nulla di quello che è successo, nonostante lui stesso abbia contratto per due volte, inconsapevolmente, il Covid. Investito da un'automobile mentre passeggiava il primo marzo 2020, quando del virus già si parlava, ma il lockdown era solo un lontano spettro cinese. Il Regno Unito chiuse tutto solo tre settimane dopo. Una ventina di giorni che hanno cambiato la storia recende della Gran Bretagna e del mondo intero. L'incidente ebbe luogo a Burton upon Trent, nello Staffordshie e provocò al giovane un grave trauma cerebrale. Quindi i mesi senza coscienza, con il trasferimento - quattro mesi fa - in un centro specializzato di neurologia. L'attesa, le speranze e il graduale risveglio a inizio gennaio. 

"Non sa nulla della pandemia perché di fatto ha dormito per 10 mesi - ha raccontato al Guardian una sua zia, Sally Flavill Smith -. La sua consapevolezza comincia ora a riaffiorare, ma non riesco ad immaginare come potrebbe capire cosa è successo nel mondo nell'ultimo anno". E Joseph non sa come mai nessuno dei familiari per il momento possa fargli visita, non può conoscere le restrizioni anti Covid. Loro lo hanno visto e hanno potuto interagire con lui solamente tramite le videochiamate. "Gli abbiamo spiegato perché non possiamo essere in camera con lui, ma senza entrare nel dettaglio della pandemia", ha detto ancora la zia. Joseph Flavill al momento può solo eseguire comandi elementari, come toccarsi le orecchie, muovere le gamabe  e rispondere sì o no muovendo le palpebre. "Fa piccoli progressi - ha raccontato ancora Sally - e il fatto che possa 'battere un 5' alla sua infermiera è già un grande traguardo".  All'inizio, quando ha aperto gli occhi, non rispondeva agli stimoli. Poi, passo dopo passo, tra medici e familiari ha cominciato a diffondersi un certo ottimismo. Il suo recupero fisico prosegue e non passerà molto tempo, probabilmente, prima di conoscere la verità. O meglio la realtà.