Londra, 6 giugno 2021 - Continua a far paura, in Gran Bretagna, la variante Delta del Coronavirus, conosciuta anche come variante indiana. I dati non sono confortanti: nel Regno Unito, dove oltre la metà degli adulti è già stata vaccinata, oggi si sono contati altri 5.341 nuovi contagi (oltre il doppio che in Italia) e 4 morti nei 28 giorni successivi alla positività del test (il modo britannico di contare le vittime). Insomma, il virus è in netta ripresa. I nuovi contagi sono in calo rispetto ai 5.765 casi di sabato ma in rialzo del 65% rispetto ai 3.240 casi di domenica scorsa. Venerdì scorso, invece, il numero di nuovi contagi, saliti a 6.238, aveva segnato il maggior incremento giornaliero dal 25 marzo scorso. 

Il ministero della Salute dà anche i numeri dei vaccinati: 40.333,231 persone (il 60% della pololazione), di cui  27.661,353 (oltre il 40%) hanno ricevuto anche la seconda dose. E da domani si inizia a inoculare chi ha meno di 30 anni.

Dubbi sulle riaperture

A far paura è la contagiosità: secondo una stima del ministro della Salute britannico, Matt Hancock, la mutazione ex 'indiana' ha infatti una trasmissibilità superiore del 40% rispetto a quelle precedenti. Per fortuna la Delta non necessariamente è più letale, tanto che il numero dei morti resta basso, ma i numeri sono sufficientemente alti da far sorgere dubbi sulla riapertura generale, con la fine delle ultime restrizioni, fissata per il 21 giugno. 
"Stiamo valutando ogni opzione - ha messo le mani avanti Hancock - A questo punto non è che diciamo no al 21 giugno, ma dovremo continuare a osservare i dati per un'altra settimana e, con particolare attenzione, quello del legame fra le persone contagiate e quelle che finiscono in ospedale". Perché al momento la media dei contagi giornalieri nel Regno Unito, per colpa della mutazione Delta, è risalita a 5-6.000, a fronte però di un numero di ricoveri rimasto al palo, "mostrando che il nesso non è stretto, come in passato", ha detto Hancock. Ma in una settimana tutto può succedere, anche perché, ha ricordato Hancock, la popolazione pienamente vaccinata, rispettando in pieno i tempi prestabiliti entro la fatidica data del 21 sarà pari a circa tre quinti del totale.

Dubbi sui vaccini

Ma anche sul fronte vaccinale rifanno capolino i dubbi: gli anticorpi prodotti dalle persone che hanno ricevuto entrambe le dosi del vaccino Pfizer/BioNTech tendono a essere oltre cinque volte meno efficaci contro la variante 'Delta' rispetto al virus originario su cui era tarato, secondo una ricerca condotta in Gran Bretagna dell'Istituto Francis Crick e pubblicata sulla rivista The Lancet. 
Il Regno Unito diventa così di nuovo il 'laboratorio' delle nuove tendenze della malattia e delle risposte ad essa, almeno in Europa: da Paese più malato a 'primo della classe' nella corsa all'immunizzazione e di novo primo a sollevare nuovi dubbi, dopo aver subito le ondate della variante autoctona 'Alfa', e ora della 'Delta', che lì, dal sud dell'Asia, ha stabilito la sua testa di ponte. 

Johnson e l'appello al G7

Il primo ministro Boris Johnson ha annunciato che, nell'imminente vertice del G7 in Cornovaglia, chiederà agli altri sei grandi della Terra di contribuire attivamente a vaccinare il mondo intero entro la fine del 2022. "Il mondo - ha detto Johnson - ci guarda e ci chiede di essere all'altezza della maggiore sfida del dopoguerra: sconfiggere il Covid e guidare una ripresa globale ispirata ai nostri valori condivisi". "Vaccinare il mondo entro la fine dell'anno prossimo - ha aggiunto il premier padrone di casa - sarebbe il più grandioso exploit nella storia delle medicina". 

Le vittime nel mondo

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Intanto i morti nel mondo superano i 3,7 milioni e i contagi totali 173 milioni. La situazione è molto varia: mentre in Israele oggi non si registrano nuovi casi autoctoni e si procede a vaccinare il 12-15enni, la malattia va fuori controllo in Paesi come il Perù e il Nepal. 
"Sradicare" il Covid-19, per il momento, "non è un obiettivo realistico per il mondo", secondo David Nabarro dell'Oms: "L'umanità sarà costretta a imparare come potrà convivere con il virus, impedendo che quest'ultimo s'impenni e si diffonda creando focolai di malattia. Dovremo fare questo nel futuro prossimo".